Perché immigrano, perché emigriamo

logo_ufficio_immigratiTutti sanno che i flussi migratori nel mondo non fanno che aumentare, ma quasi nessuno riesce a capire perché. O meglio: tutti capiscono qualcosa, qualche motivo, sì, ma non la ragione di fondo per cui le cose stano andando in questa direzione. Si sa, ad esempio, che molti italiani lavorano all’estero perché ormai volare è facile ed economico, oppure si sa che dal nord Africa molti giungono in Europa sui barconi perché le condizioni politiche o economiche dei loro paesi sono particolarmente critiche. È come se ognuno illuminasse con un fiammifero un dettaglio di una meravigliosa ed enorme scultura, ma nessuno avesse ancora pensato a comprare un grosso riflettore ed illuminarla completamente di modo da far sì che la si veda nel suo insieme.
In questo articolo cercherò di fare proprio questo: illuminare l’intera scultura. Non lo faccio perché credo che le mie forze siano grandi, ma perché credo che sia grande il bisogno di illuminarla e che quindi ogni tentativo sia assolutamente indispensabile. Penso infatti che quasi tutto quello che viene detto riguardo ai flussi migratori sia semplicemente fuorviato e fuorviante. Sbagliato. Del tutto sbagliato. Perché parte da idee sbagliate.
Il punto principale, quello da cui credo che partendo si possa intendere al meglio la realtà moderna, è il volere del potere centrale (o governo centrale, come lo chiama Aldous Huxley nel suo saggio “Brave New World Revisited”) che ha un solo e preciso volere: quello di mantenersi ed espandersi, come sottolinea Zygmunt Bauman a più riprese in più saggi. Per preservare ed ampliare un potere, il comandamento è uno. Si tratta di una vecchia massima che si è diffusa in latino ma è stata inventata da Filippo il Macedone, che parlava greco. La sanno anche i bambini: “divide et impera“.
Il potere centrale ha come nemico ogni piccolo potere, o meglio, per parafrasare Benito Amilcare Andrea Mussolini: tutto ciò che non è lui, è contro di lui. Se tu sei tu e non sei lui, ecco, sei già un nemico.
Mi rendo conto che questa frase ad effetto, al di là dello scherzo, sia decisamente da spiegare e non sia per nulla chiara di per sé. Se voi pensate anche solo di spiegare cosa il potere centrale sia, ve ne siete posti al di fuori e quindi siete sospettabili e sospettati, come mostra la figura di Syme nel “1984” di George Orwell. Il vero eterodosso non commenta, non comprende, non vede il sistema; lo vive, vi si identifica, ne fa parte. Nient’altro. Ma ovviamente mano a mano che si sale di grado nella differenza, che ci sia allontana dall’identità con il sistema stesso, se ne diviene di più in più nemici temibili, da sconfiggere, da abbattere.
Ma i singoli individui rispetto a lui sono più o meno microbi contro i quali ogni tanto ci si cura, è vero, ma il più delle volte ci si affida ai propri anticorpi naturali che bastano a tenere a bada non un microbo, ma schiere, plotoni, eserciti dei microbi i più diversi. I veri nemici dell’organismo non sono i singoli microbi ma le malattie. Allo stesso modo i veri pericoli per il potere centrale non sono gli individui ma le tendenze sociali. Contro le tendenze sociali che tendono al decentramento e allo smembramento del potere bisogna creare degli “anticorpi sociali” specifici, un generico “obbedite e conformatevi” non sempre basta.
Non basta ad esempio nel caso del localismo, che è una delle tendenze sociali più pericolose per il potere centrale. Il localismo è quell’idea secondo la quale – come nel romanzo “L’isola” di Huxley, nel videogioco distopico “Bioshock” o nella ben più tangibile Corea del Nord – un gruppo sociale X decide di farsi gli affari suoi, seguire leggi proprie e non avere contatti col resto del mondo Y. Scelte del genere, per il potere centrale, sono letali: visto che la sua vocazione ed essenza è dominare tutto, è come se gli venisse amputato un arto. Acciocché nessun “arto” abbia la bella idea di staccarsi dal controllo del potere centrale, il potere centrale deve fare in modo che ci sia una grande circolazione di esserei viventi per tutto il mondo. L’idea generale che deve passare è “Nessuna frontiera!”, tanto poi a rimettere le frontiere, quando serve, ci pensano campagne di panico mirato contro questo o quel popolo, questa o quella nazione. Ma in generale, acciocché denaro e potere girino indisturbati, nessun localismo deve sopravvivere.
Quindi gli Italiani devono andare in Canada, i Canadesi in USA, gli Statunitensi in Africa e gli Africani in Italia. Basta che tutto giri il più possibile. In più: chi viaggia non ha tempo né il modo di ribellarsi.
Un esempio personale: io sono stato in Francia e in Polonia a vivere del tempo e prima ancora di appoggiare o contrastare una politica locale ci ho messo un gran bel po’ di tempo anche solo a capire come stavano le cose in quei paesi. E comunque non tutti coloro che vanno a vivere in un nuovo paese decidono di investire del tempo per capire cosa sta succedendo in quel paese, pochissimi hanno poi il tempo o il modo di mettersi ad agire politicamente per contrastare questo o favorire quello, oberati come si trovano da tutti i problemi che l’emigrare ed immigrare comportano. E comunque, anche quando ho potuto far qualcosa, è sempre stato niente rispetto a quello che avrei potuto fare in Italia, grazie ad una coscienza politica che mi viene dai miei genitori, e dai miei nonni e dai miei bisnonni prima e grazie all’agio che mi viene dal conoscere perfettamente la lingua, gli usi, i costumi e le leggi italiane.
Il potere centrale questo lo sa e quindi il continuo ricircolo dei popoli gli conviene per due ragioni:

1 – chi non ha una patria non può chiudere le frontiere e quindi la totalità dei territori conosciuti resta aperta e libera al passaggio del potere e del denaro;
2 – chi non ha una patria non ha né gli strumenti, né le condizioni, né le motivazioni per difendere questo o quel territorio. Se lo devastano lui si limiterà da andare un po’ più in là come ha già fatto quindi infondo, che gli importa?

Mentre un tempo il concetto di nazione faceva comodo e quindi è stato inventato il patriottismo, oggi il patriottismo viene smantellato per il semplice motivo che il potere in gioco è di ben altra dimensione rispetto a prima e le “patrie” (terre dei padri) gli danno più fastidio che vantaggi.
Odiare i migranti è inutile. Bisogna cercare di rimandarli indietro, però, perché siano Umani che si occupano della loro terra, invece di venire qui a diventare strumenti nelle mano del poterepotere che non riescono nemmeno a capire cosa accade intorno a loro. E noi stessi dovremmo cercare di stare a casa, per quanto duro e difficile, resistere, e proteggere la terra che hanno consegnato con tanta fatica i nostri padri.
Perché se ognuno si affeziona ad un piccolo pezzo di terra tutta la terra sarà protetta, se ognuno non si affeziona a niente niente sarà protetto, e se anche ognuno si affezionasse a tutta la terra non faremo che disperdere le nostre energie in mille rivoli inefficaci. Io posso sicuramente migliorare il Congo o il Venezuela con il mio comportamento. Ma molto meno di quanto non possa migliorare l’Italia. Lo stesso vale per Congolesi e Venezuelani. Ovviamente non parlo del singolo inindividuo che per rare e personali ragioni ha davvero bisogno di spostarsi da un paese ad un altro. Parlo delle tendenze antropologiche. Delle “mode sociali” se volete.
Non c’è democrazia senza piccoli poteri locali, perché il grande potere centrale diventa sempre tanto potente da potersene infischiare di tutto e di tutti: può quindi mantenere la parola democrazia, ma non la sua sostanza. E senza democrazia non c’è libertà.

Guido G. Gattai

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