Segmenti e bastoncini

Senza titoloSono moltissimi, ed ormai da decenni, i libri che si occupano dei mali del sistema educativo italiano; testi a volte divenuti meritatamente famosissimi, che spesso però non sembrano aver inciso né sulle scelte politiche di fondo di molti dei governi succedutisi negli ultimi trent’anni, né su alcune scelte sostanzialmente corporative dei docenti, siano essi di scuola superiore o universitari.
Lo snello libretto di Lucio Russo ha in questo contesto vari meriti: prima di tutto è un esplicito tentativo di individuare le ragioni di fondo della trasformazione di lungo periodo della scuola (non solo italiana ma occidentale), fornendo quindi una utilissima cornice storica; inoltre è un’analisi della linea seguita dall’ormai ex ministro Luigi Berlinguer, colui che ha messo mano alla riforma dei cicli. Il capitolo finale è invece dedicato alle possibili alternative alla stessa Riforma Berlinguer.
Il fatto che lo scritto di Russo sia ormai vecchio di oltre un quindicennio (la prima stampa è del 1998) e non si occupi quindi degli ultimi risvolti che hanno interessato il mondo della scuola e dell’Università nel suo insieme non toglie niente alla forza dell’ analisi. Segmenti e bastoncini è, in effetti, parte di un dibattito parzialmente superato, ma buona parte del testo non ha minimamente perso vigore né attualità: in particolare sono illuminanti i paragrafi sulla nuova funzione della scuola di massa ed il suo rapporto con il consumo, che occupano tutta la prima parte del testo, e che sono di completamento alla cornice storica.
La seconda parte del libro si occupa di esaminare come viene insegnata comunemente la scienza nelle scuole italiane, con particolare riferimento alla geometria ed alla fisica; vi sono evidenziate una lunga serie di “anomalie”, in realtà perfettamente consequenziali ai risultati del primo capitolo, che vengono qui visti alla luce di un caso particolare, quello dell’insegnamento scientifico appunto, e ne viene ricavata una carrellata di graffianti critiche.
Dopo un breve e divertente capitolo dedcato all’informatica, molto significativa è anche la quarta parte dedicata ad alcuni modelli di scuola possibile. Vengono presi brevemente in considerazione i modelli giapponese e americano: in pochissime pagine Russo fa letteralmente accapponare la pelle al lettore in un susseguirsi ridicolo di casi di ignoranza, spesso frutto di una pessima scuola.
Il confronto con la situazione italiana arriva nel quinto capitolo, Il caso italiano: qui vengono a galla i notespiccmali di un sistema, i quali hanno origine sia in scelte politico-culturali di lungo periodo che in dinamiche interne al mondo della scuola e dell’Università (notevole il caso di do ut des ipotizzato a pg 70). Il quadro che ne risulta è giustamente e credibilmente impietoso.
Tutti questi problemi avrebbero dovuto trovare almeno un inizio di risposta nella radicale riforma voluta da Berlinguer, ed è questo il tema centrale del sesto e penultimo capitolo del libro, La linea Berlinguer-Maragliano.
In questo capitolo sono forse concentrate, per chi scrive, le pagine più dolorose: le frasi di personalità politiche come l’ex ministro D’Onofrio, che tentò di introdurre nelle scuole superiori un insegnamento gastronomico, o l’intervista al quotidiano l’Unità del professor Roberto Maragliano, secondo il quale, “il videogioco è la più grande rivoluzione epistemologica del nostro secolo” sono ben oltre al limite del ridicolo.
L’obiettivo sembra essere il sostanziale alleggerimento dei percorsi di studio e la loro deconcettualizzazione, cosa che è anche stata resa esplicita dalla commissione dei quaranta saggi, presieduta dallo stesso Roberto Maragliano, un pedagogista esperto di tecnologie didattiche multimediali.
Tutto questo percorso è riuscito a coalizzare a difesa della scuola, tra gli altri, addirittura il Touring Club Italiano.
130115_IS_Difficoltà1Nelle ultime pagine del libro viene abbozzato in tentativo di dare forma a come potrebbe essere una scuola di più alto profilo: in quest’ultimo capitolo, Possibili contenuti di una buona scuola, Russo passa in rassegna vari temi, dall’insegnamento scientifico all’importanza dello studio della storia del mondo antico fino alle tecnologie multimediali.
A chiudere il volumetto di Lucio Russo ci sono tre Appendici, Alcune reazioni alla politica culturale di Berlinguer, L’iniziativa di Prisma ed un Appello del Comitato per la scuola italiana, che costituiscono la parte ormai più superata dello scritto di Russo, anche se restano come tracce di quello che avrebbe potuto essere un percorso di sviluppo alternativo per la scuola italiana.
Nel complesso il libro di Russo è un’ottima bussola per capire qualcosa della scuola italiana: a nostro parere è forse uno dei migliori testi in assoluto, e certamente uno dei pochi che analizzi la scuola media superiore senza ipocrisie, reticenze o volute distrazioni: una lettura quindi che risulta assai consigliabile.

Lucio Russo
Segmenti e bastoncini
Dove sta andando la scuola?
Feltrinelli

Giovanni Pancani

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