Armi acciaio e malattie

Armi-acciaio-e-malattie-copertinaPubblicato originariamente nel 1997, ampliato nel 2003 e quindi ristampato, Armi acciaio e malattie si è conquistato rapidamente un posto di spicco nel panorama della letteratura divulgativa sulla storia del genere umano arrivando ad essere premiato con un Pulitzer.
Il lavoro preparatorio a questo libro è durato ben 25 anni, fin dal luglio del 1972, quando Jared Diamond si trovava in qualità di ornitologo a visitare la Nuova Guinea; qui riceverà da un giovane politico locale delle domande su come sia stato possibile che un continente, l’Europa, abbia invaso il resto del mondo in meno di tre secoli.
Per rispondere a questa domanda Diamond si avventura in un percorso che attinge alla linguistica, alla genetica, all’archeologia e a molte altre fonti, mostrando che nel percorso storico che ha portato allo sviluppo della civiltà dalla diffusione iniziale della specie Homo sul pianeta in poi, alcune aree sono state notevolmente favorite da fattori ambientali sostanzialmente casuali, mentre altre sono rimaste sostanzialmente isolate.
Il volume si articola quindi in quattro parti seguite da un Epilogo e precedute da un Prologo, in cui si sintetizzano lo schema generale del libro; nella prima parte Dall’Eden a Cajamarca si osserva il caso delle isole del Pacifico, ed in particolare il rapporto tra Maori e Moriori. Nelle isole in cui è stato possibile le popolazioni locali hanno sviluppato a seguito dell’agricoltura società complesse e stratificate, mentre laddove l’agricoltura era impossibile sono prevalse società di cacciatori-raccoglitori, tendenzialmente più pacifiche ed egualitarie.
Quest’ultimo caso è quello dei Moriori, sterminati dai Maori durante un’azione di conquista.
Per alcuni aspetti questo è il cuore del libro: una popolazione di cacciatori-raccoglitori come ad esempio i Moriori sembra essere più fragile di una società come i Maori, costituita da allevatori e coltivatori.
Lo sviluppo del libro ne è sostanzialmente una conferma: lo scontro di Cajamarca che oppose Atahualpa, ultimo re Inca, a Francisco Pizarro, sebbene estremamente sfavorevole ai conquistadores, si risolse con la vittoria di questi ultimi e le ragioni di fondo del successo, sebbene mescolate a fattori contingenti, sono ben individuabili nella struttura stessa della società Inca a cui mancavano alcune caratteristiche fondamentali del percorso storico di sviluppo che invece era stato intrapreso dalle società europee millenni prima.
Da questo punto in poi l’analisi si sposta alla questione relativa alla nascita dell’agricoltura nella Mezzaluna Fertile e nelle altre aree del mondo in cui questo è avvenuto in modo autonomo.
Nella seconda parte del libro Come l’agricoltura fu scoperta e come ebbe successo si scopre che l’analisi genetica, morfologica e cromosomica indica che alcune aree del pianeta furono favorite nella fase iniziale dello sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento.
La principale area favorita a livello globale è stata, come noto, la Mezzaluna Fertile: da qui provenogono le prime specie animali domesticate e quelle attualmente di maggior diffusione, mentre ai tempi dei primi sviluppi dell’agricoltura erano presenti nella Mezzaluna Fertile ben 33 su 52 delle specie vegetali selvatiche successivamente domesticate dall’uomo.
A questo sviluppo è seguita anche la diffusione di malattie infettive: tutte le sette malattie che hanno fatto più morti nella storia recente dell’uomo (vaiolo, morbillo, influenza, peste, colera, tubercolosi e malaria) sono di origine animale. Questo fatto, unito alla constatazione che dei principali animali domesticati dall’uomo la stragrande maggioranza è originaria dell’Eurasia, spiega come mai vi sia stata una sorta di aggressione biologica perpetrata dagli europei ai danni di tante popolazioni del mondo.
Tutta questa serie di argomentazioni, largamente trattate nel volume, riesce a rispondere soltanto parzialmente alla domanda da cui Diamond era partito; un tassello fondamentale viene aggiunto nel capitolo XIII della parte terza Dal cibo alle armi all’acciaio ed alle malattie dove si aggiunge all’agricoltura e all’allevamento (ed alla crescita demografica che ne deriva) un terzo fattore che permette lo sviluppo della tecnologia.
Ci sono infatti tre fattori chiave che, a parità di altre condizioni, influiscono sulla velocità di sviluppo di ciò che oggi chiamiamo tecnologia: la ricchezza di risorse naturali di un’area, la dimensione delle popolazioni relative all’area stessa ed il livello di competizione tra popolazioni, dato dalla possibilità di contatti tra il più alto numero di popolazioni.
I risultati ottenuti vengono infine messi alla prova nella parte conclusiva, la quarta: Il giro del mondo in cinque capitoli osservando di ciascun caso le peculiarità fondamentali.
Viene qui analizzato il perché i popoli di Australia e Nuova Guinea non abbiano mai sviluppato un’agricoltura su larga scala e di come la Cina sia arrivata ad un’elevata omogeneità etnica; viene raccontata la colonizzazione della Polinesia a seguito della cosiddetta espansione Austronesiana, riletto i conflitto di Cajamarca e fatta una breve storia dell’Africa.
Resta da compiere un ultimissimo passo: quello relativo alle differenze tra le varie parti dell’Eurasia ed il ruolo dei fattori culturali meno legati all’ambiente: questo viene fatto nell’Epilogo, intitolato Il futuro della storia come scienza.
Chiudono il volume un nuovo capitolo Chi sono i Giapponesi? e la Postfazione del 2003, in cui si mette il libro alla prova delle scoperte allora più recenti.
Nel complesso si tratta di un libro ricchissimo, davvero difficile da sintetizzare, che ha avuto un meritato successo di critica e di pubblico ed il costo molto modesto è soltanto l’ultimo dei molti punti a favore di questo libro.

Jared Diamond

Armi acciaio e malattie
Breve storia del mondo negli ultimi 13.000 anni
Nuova edizione accresciuta

Einaudi

Giovanni Pancani

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