LA MUSICA “BIO”

7-1-MusicLifeLa musica sta passando allo stesso tempo un periodo di grande diffusione e di grande abbrutimento. Sia la sua diffusione che il suo abbrutimento pare che vadano di pari passo. La sua grande diffusione è sotto gli occhi di tutti: un tempo bisognava possedere dei dischi per ascoltare musica oppure si doveva andare in qualche bar che ne passava. La musica si cercava faticosamente e si pagava. Oggi – certo – paghiamo i dispositivi con cui la ascoltiamo, ma quasi ma paghiamo la musica in sé. Certo, paghiamo ogni tanto il biglietto di qualche concerto, oppure compriamo il disco di un qualche cantante da cui restiamo particolarmente affascinati, ma in generale la scarichiamo, la guardiamo in streaming oppure la subiamo in qualche posto di passaggio addirittura.
Questa grande quantità di musica sta finendo per banalizzare la musica, trasformarla quasi in un rumore di fondo. Le differenze tra i vari generi musicali sono quasi del tutto scomparse e si potrebbe dire che oggi chiunque “suoni” faccia un po’ tutto o un po’ niente. Sono spariti i confini tra un genere e l’altro e questo grande abbraccio universale più che rendere tutti fratelli ha ucciso tutti  i generi e tutte le culture che ogni genere portava con sé.
Ho messo “suonare” tra virgolette perché anche l’idea di suonare è molto cambiata. “Suona” chi pigia play su un tasto come chi studia 10 anni al conservatorio e sia i primi che i secondi hanno perso il gusto di suonare scanzonatamente, su piatti e bottiglie, per il gusto di farlo. Ormai o sei Pat Metheny oppure non devi neppure osare toccare una chitarra, piuttosto mettiti in un angolo e pigia play sul tuo lettore, ne usciranno basi fatte da qualcun altro, ma perfette, e tu potrai vantarti di essere un “suonatore”.
Allo stesso modo i testi delle canzoni stanno morendo sotto i colpi della “regola delle emozioni”, da anni in voga in America, dove le canzoni non dicono quasi nulla dagli anni ’90. Da noi ormai giusto Fedez e Caparezza dicono qualcosa, ma anche loro lo fanno in modo non sempre ben comprensibile, e non a caso: meno si capisce di quello che dici e meno corri il rischio di scontentare qualcuno, meno scontenti qualcuno e più puoi vendere dischi, concerti, magliette e quant’altro. L’importante è emozionare, e riuscire a farlo comunicando meno messaggi possibile.
Aggiungiamo a questo il problema dell’accordatura o intonazione a 440 hz e ci renderemo conto che oggi la musica non viene assolutamente vissuta in modo sano. Su questo problema e sulla lotta di Giuseppe Verdi contro i 440 hz non mi metto ad entrare nel merito ma mi limito a linkare questo articolo perché non sono un esperto e quindi ne so esattamente quanto ne potrete sapere voi dopo la lettura di questo buon articolo. Aggiungo soltanto che io ho sempre leggermente stonato tutta la vita prima di accordare la mia chitarra a 432 mhz, da quel momento ogni tanto mi può capitare una nota fuori posto ma sono intonato almeno nel 95-98% dei casi.
Da qui la mia proposta per una “Biomusic” o “musica bio”, ovvero una musica che si proponga di tornare indietro da tutti i passi falsi fatti e seguire le esigenze della vita:

1 – è “bio” quella musica che non ha niente di elettronico ma è completamente fatta “a mano” da uno o più suonatori”:

2 – è “bio” quella musica che ha testi ricchi di significato e ben comprensibile;

3 – è “bio” quella musica che non richiede alcuno specifico livello di competenza per suonare uno strumento, basta che lo si faccia con gusto e nei limiti delle proprie capacità;

4 – è “bio” quella musica che venga intonata e accordata su un LA di 432 hz.

Lo so, sono idee molto estreme, ma non ho alcuna pretesa, questo è solo quello che io personalmente credo faccia bene alla salute emotiva delle persone, e perciò è così che ho deciso di suonare e vivere la musica, anche se ovviamente così facendo non venderò molto e non diventerò una rock star. Il bello di avere 34 anni è che tanto ormai non puoi più diventare nessuno e quindi ti puoi permettere di fare quello che veramente vuoi.
Come esempio di Biomusic ecco qui il link del sito del mio progetto “Il sinor GGG”. Se vi piace bene, sennò pazienza.
Buon ascolto, buona vita, buon tutto 🙂

Guido G. Gattai

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2 commenti

  1. Interessantissimo punto di vista, concordo in pieno. È da quando sono entrati i dgey che ho avuto questa impressione. Certo la “colpa” non è dei digey. ma il fatto che si doveva rimanere affascinati dal sono di una canzone che veniva “strapazzata” mi ha sempre lasciato perplessa. Cerco con disperazione brani in 432 ma c’è poco, troppo poco, adesso sembra stia quasi diventando una moda! Condivido perché è un argomento molto interessante, grazie per averlo scritto 😊

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