Rilassarsi, rilasciarsi, dimenticarsi.

indexRilassarsi, rilasciarsi, dimenticarsi. E’ una della cose più difficili per me lasciar correre le cose e stare a guardare il costante fluire di tutto ciò che mi circonda, senza intervenire. E’ molto più immediato stare all’ erta, come in costante pericolo. Perché poi? c’è forse la possibilità che una bestia mi attacchi? non credo. Allora, forse ho paura di essere a rischio in qualche altra maniera? La mia persona potrebbe sgretolarsi se non prestassi quell’ attenzione continua, rigonfia di attività vuote? Non credo.. allora, perché? è paura. Una paura grande, confusa e immensa. Così immensa da dovervi prestare immediata ed elevata attenzione. Così confusa da non poterla evitare perché senza capo, né coda. Così grande da essere attanagliante. Ma anche questo non è vero. E’ solo ciò che è stato per come l’ho vista fin ora. A questo punto mi chiedo se mi sia servito in qualche modo avere questa enorme diffidenza. Da una lato, ho ottenuto il distacco, l’impossibilità di creare dei legami veri, per quanto intangibili e ignorati dalla scienza esatta. L’impossibilità di esser ferito a morte. Dall’altro, quel distacco mi ha offerto di poter osservare, mettere esperienza da me incontaminata da parte in un cassetto. Non rinnego, sono quel che sono anche grazie e a causa di tutto ciò. Ma è ora di andare avanti, e dire questo è cosa più impegnativa che solo pensarlo. Sì, perché ora dovrei mantener fede alla parola detta, o scritta se preferiamo. Non mi sento perfetto, neppure ora. Questo mi spaventa, perché potrei sbagliare, inciampare, cadere, farmi male. Ma, in fondo, se prendo gli avvenimenti con calma, rilassato dovrei essere in grado di evitare gli errori più grossolani, quelli della fretta.

Ed eccomi qua che mi osservo. Sono qua a scrivere di cosa sia rilassarsi per me, ma sto divagando e con flemma irrequieta osservo il fluire dei pensieri e delle immagini nella mia mente. In fine di questo pensare, queste proiezioni sono tutte suscitate da uno stesso proposito comune che ha dato via al tutto, questo tutto.

E’ strano, ma così come mi è stato detto di rilassarmi, la parola ha preso il sopravvento sui pensieri. Ed essi si sono dilatati nel tempo. Allora, forse, non è vero che sia impossibile cambiare, abbattere quel muro invisibile tra me e gli altri. E’ un muro particolare, forte e pieno di sentinelle ma né è stata colta una qualità: non era chiuso. Per questo è bastata una parola abbastanza lungimirante da arrivare fino in fondo al susseguirsi di mattoni invisibili, per aggirarlo. E così, arrivare al cuore. Al mio cuore che ama e odia, come ama e odia la mia stessa altisonanza. La trova bella, e distante allo stesso tempo. E’ pure essa una protezione, una sentinella di quel muro. Un muro che la pazienza supera senza difficoltà.

Non so scrivere della calma. Forse perché recentemente poco la ho praticata ed osservata. La cosa migliore che riesco a fare è cercare di portarla con me ora che cerco di descriverla. Sfuggente.

Riccardo Zanda

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