Progetto FilosoFonia

Copertina finita - FilosoFoniaQuando Guido Gattai mi ha parlato del progetto di FilosoFonia, non ho avuto alcuna difficoltà ad accettare il suo invito a partecipare, anche solo per l’originalità della proposta. FilosoFonia è, infatti, uno dei pochi, se non il primo e l’unico, almeno in Italia, cd realizzato interamente da studenti o laureati in Filosofia. Sappiamo più o meno tutti quanto sia complesso oggi riconoscere nel mondo della musica qualcosa degno di essere ascoltato. Questo cd, invece, si caratterizza proprio per la volontà di esprimere delle idee, per la capacità di comunicare un pensiero attraverso ogni genere di musica.

Partendo da Guido Giacomo Gattai, che, oltre a essere uno degli autori, è il creatore di FilosoFonia, riconosciamo subito un autore minimalista e diretto. “Il mondo”, prima traccia dell’album, è quasi una filastrocca, che denuncia la tendenza che abbiamo oggi ad essere tutti occupati a tenere il telefono in mano, con la premura di essere immediatamente aggiornarti, senza tener conto degli spettacoli che la natura ci offre, e arrivando così a non riconoscerne la bellezza, la semplicità e la profondità. Il secondo pezzo di Gattai, e ultima traccia dell’album è “Il dialogo”, ancora voce e chitarra, è una canzone gaberiana, è uno sfogo ontologico sui valori che ormai stanno scemando, dalla politica all’amore. La soluzione a tutti i problemi? “Un dialogo che non si fermi mai”.

Eugenio Bianco è l’autore di “L’ultima ora” e di “Son troppo vivo”. Il primo è un pezzo esistenzialista tra un condannato a morte, in senso lato, e Dio: qual è il senso della vita? Dove comincia la libertà di poter pensare di non essere più grato alla vita?
Son troppo vivo”, comincia con un monologo che apre difatti alla provocazione più assoluta: “sono troppo vivo per questa esistenza”.

Voce del temporale” e “Identità perdute” dei Maquis hanno entrambe la potenza di un testo biblico e mitologico, e, allo stesso tempo, la leggerezza di una musica di accompagnamento, che ti coinvolge fin da subito. Impossibile dare una lettura univoca dei pezzi, ma d’altronde quando una canzone richiede un’interpretazione metafisica, significa spesso che ha più livelli di lettura.

Dario Sabatini è l’autore che ci mette “anima e core” in quello che canta, che sembra un po’ Jannacci e un po’ Gaetano quando canta, senza stare troppo attento nello stare dentro gli schemi convenzionali della musica italiana. “Voja di novità” e “Alle sorgenti dell’illusorio” sono canzoni in cui viene fuori prima di tutto il vissuto, la visione soggettiva delle cose dell’autore stesso; è quindi lui che si racconta e che ci racconta il suo mondo.

Arriviamo, finalmente, all’hip pop di Armageddon, una delle proposte più interessanti, che, con “L’ultimo uomo” e “Tempo” dà prova di libertà rap, riferimenti filosofici, vene disilluse e autodistruttive, scrittura carismatica.

Infine, io, che lavoro con il Ballo dell’Orso, ho scelto di collaborare a questo album, che è impreziosito dalla copertina di Beatrice di Vincenzo, con “Chiamami amico”, una mia umile ermeneutica circa il concetto odierno dell’amicizia, e “La tipica canzone del cantautore, anzi cantastorie triste, che parla di morte (ma fa anche un po’ ridere…)”, che già dal titolo è un programma riguardo il contenuto della canzone: un semplicissimo blues sul senso della vita.

Filosofonia, che potete ascoltare collegandovi a questo link, è dualità in simbiosi tra ritmo e parole, le quali hanno un significato carico, che spesso non è facile interpretare e richiedono un ulteriore ascolto.

La musica che veicola i pensieri dunque, perché i filosofi non sono quelli capaci di chiacchiere inutili.

Alessandro Nanni

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