UNO

Senza titoloSu per le vie del monte Ahub marciavano i fanti imperiali. Una lunga colonna di soldati pronti a morire per l’impero di Oah. La fanteria imperiale era mista di ogni razza, sesso, religione ed età. Bastava aver superato i quindici anni e non essere invalidi per entrarvi e farvi carriera. La fanteria imperiale era giusta ed equilibrata. La fanteria imperiale, se lavoravi, ti dava quel che meritavi e, se non lavoravi, altrettanto infallibilmente te lo toglieva.

Era l’ora del grande silenzio, quando nessuno deve aprire bocca per apprendere ad ascoltare il terreno di guerra e carpirne ogni dato rilevante per usarlo a proprio favore nell’eventualità di uno scontro.

Rox e Deelay, innamorati, marciavano a fianco nella speranza che la guerra non li dividesse. Erano due bei giovani, sempre ottimi nelle prove fisiche come in quelle tattiche, nella letteratura come nella filosofia. Certo. Anche letteratura e filosofia, perché il fante imperiale veniva sempre ben istruito in ogni campo. Non doveva solo saper combattere ma anche sapere perché combatteva, per difendere cosa. Questo gli dava una determinazione assolutamente dirimente in casi di parità fisica o tattica con l’avversario.

Rox era un grosso Razoriano rosso di pelle e nero di tatuaggi rituali della sua famiglia e del suo clan, con la testa rasata e la struttura tipica di una popolazione di un pianeta a gravità 3.45 mentre Deelay era una fiera Lantyana alta quasi come lui, ma azzurro-blu e con gli occhi gialli, tipici di chi viene da un pianeta boscoso e coperto da una notte quasi eterna. Un pianeta in cui nessun animale privo di visione notturna sopravvive più di una o due generazioni.

Ad un certo punto uno dei due indicò all’altro un fiore luminoso, tipico delle montagne di Lhur. Sorrisero, si scambiarono un sorriso. E una parola.

Purtroppo, il tenente Seth se ne accorse. Si accorgeva di tutto. Sempre.

Tornati alla base li chiamò davanti alla corte marziale.

– In casi normali vi farei frustare e poi estromettere con disonore dalla fanteria imperiale per aver interrotto il grande silenzio, reclute! Ma viste le circostanze, e il vostro impegno fino ad oggi in ogni direzione, mi limiterò a farvi estromettere. Fate i bagagli e presentatevi allo spazioporto domattina. Hanno già sul terminale i vostri codici di decollo. Vivrete felici, da civili. Magari potrete aprire un bar su Kettholoon, o diventare giardinieri, postini… qualcosa troverete. Mi dispiace ragazzi. Conoscete il regolamento. Non posso fare di più.
– Noi non abbiamo rotto il silenzio, signore. – rispose sicuro Rox.
– Osi mentire ad un tuo superiore recluta? Vi ho visti e sentiti!
– Certo signore, lei ci ha visti e sentiti – intervenne Deelay – ma non ha capito.
– E tu osi mettere in dubbio le mie facoltà intellettive? Cercate forse la pena capitale!?
– Non vogliamo mancare di rispetto signore – rispose Rox – Ma se io nell’ora del grande silenzio parlo con me stesso… violo forse il grande silenzio?
– No recluta, ovviamente no. Ma tu hai parlato con la tua compagna e lei con te! E non vi siete certo parlati nella testa, non siete telepati.
– Ma io e Rox, in quanto coppia, non siamo due, signore. Siamo uno.
– Proprio come dice Deelay signore, non può considerare rottura del grande silenzio se parliamo con noi sessi.

Il tenente Seth sorrise in modo inquietante.

– Bene piccioncini, volete fare i duri con me, vedo. Bene. Ci penserò su. Avrete la mia risposta definitiva sui vostri pad stasera dopo l’ora del ritiro in camerata. E non credo che vi piacerà. Ma sarà un ordine e voi obbedirete.

Quella sera sui loro pad Rox e Deelay lessero l’ordine più folle che avessero mai visto: al mattino avrebbero dovuto partire con disonore oppure affrontare la corte marziale. Ma in un modo perverso: avrebbero dovuto pescare due noci. Dentro una noce ci sarebbe stato scritto “vita” e dentro l’altra “morte”. Quello che avesse pescato “morte” sarebbe stato ucciso bruciando vivo in un reattore a fusione gamma. La morte più lenta e dolorosa che si potesse conoscere. Se erano davvero uno solo come dicevano di essere, l’altro si sarebbe gettato nel reattore di sua spontanea volontà perché… nessuno sopravvive alla sua stessa morte. Se così fosse successo il tenente Seth ammetteva il suo errore e li avrebbe fatti seppellire con gli onori non di un fante ma di un imperatore, ed avrebbe fatto erigere un tempio unico per loro sul pianeta mausoleo dell’impero.

Se invece l’altro fosse rimasto a guardare bruciare il suo amore avrebbe dovuto partire e vivere nel disonore e nella disperazione per sempre, ed entrambi sarebbero stati disonorati.

“Vi consiglio vivamente di partire e non provare mai più a prendere in giro un vostro superiore” concludeva il messaggio del tenente.

Oggi quel tempio è tra i più visitati della galassia.

Guido G. Gattai

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