IL SOGNO DI KiteGen

CarouselA giugno di questo anno un nostro tirocinante ha intervistato per noi il comitato del progetto KiteGen, progetto innovativo nel settore dell’energia eolica. Il documento che ne è uscito è di estremo interesse e dovrebbe essere letto a fondo da chiunque si interessi di energia e di riscaldamento globale.

Vi scrivo come tirocinante presso l’associazione culturale “Movimento Hyronista” ed il Festival della Filosofia di Firenze (Filosofestival), su indicazione del direttore Guido Giacomo Gattai.
Mi è stata segnalata KiteGen come una delle società italiane tecnologicamente più all’avanguardia, attenta alla produzione di energia eolica di nuova generazione, che ha attirato l’attenzione di moltissimi esperti in tutto il mondo ed è ai primi posti nelle classifiche internazionali in questo campo.
Confido che le Vostre risposte possano illuminare ed interessare molti studenti dei licei, professori, cittadini, ma anche esperti nel Vostro campo sulle maggiori dinamiche legate alla produzione di energia rinnovabile, sulle eccezionali potenzialità di queste nuove fonti di energia, sulla Vostra capacità di innovare costantemente in questo campo, con ottimi risultati.

Vi ringrazio molto per l’interesse, con le vostre domande però vengo chiamato ad esternare le eventuali problematiche che viviamo intorno al progetto KiteGen che quando esistono, mi preme sottolineare, non sono concettuali o tecnologiche, almeno, dopo tanto appassionante lavoro non lo sono più, ma solo ideologiche, comunicative e politico/istituzionali.  Lo scotto, quasi diretto, che ne deriva è particolarmente grave per i giovani che sono costretti a pagare il prezzo più alto, potendo solo invidiare l’abbondanza energetica e le opportunità ed il welfare del passato.
In assenza di un “miracolo” energetico che rimetta in moto la macchina dell’economia, siamo destinati al declino perenne di una società che offrirà solo stenti, distruzione delle competenze e disoccupazione e senza nemmeno poter più sapere quanto potrebbe essere diverso se si tornasse all’abbondanza energetica.
In KiteGen ci chiediamo quante banche, aziende, città, nazioni e servizi dovranno ancora fallire prima che i governi uniscano i punti logici e se ne rendano conto.  Vero è che malversazioni, speculazioni e furbate finanziarie aggiungano un peso anomalo sulle società umane, ma l’energia a basso costo è in grado di assorbire tutte le inefficienze tipicamente umane e fornire le risorse per combatterle.
Personalmente e quasi per hobby ho realizzato una macchina che per prima al mondo nell’agosto 2006 ha prodotto copiosa energia ad un rateo di 40kW basato su questo concetto assolutamente inedito nonché percepito molto ambizioso anzi da alcuni addirittura miracoloso, avremmo dovuto già imparare non ci sono soluzioni nel contempo banali ed efficaci.
Si trattava di un piccolo prototipo montato su un furgone che, dopo essermi procurato le componentistiche, mi costò circa due settimane di intenso lavoro per renderlo operativo, si! è vero, sto parlando di appena due settimane con l’attrezzatura di controllo ed elettromeccanica fornitami fortemente scontata dalla Siemens a poco meno di 10000 euro quale timida volontà della multinazionale tedesca di dare supporto al progetto.
kitegen1La descrizione del progetto ed i risultati positivi furono immediatamente divulgati con varie tesi di laurea e dottorato, articoli, films e pubblicazioni scientifiche, questo nonostante la natura privata dell’iniziativa. Da quel momento però è iniziata una strana dinamica dove centinaia di persone, in particolare scienziati e ricercatori, che consapevoli della dimensione del problema energetico e delle sue implicazioni ci offrivano entusiasticamente supporto, collaborazione ed incoraggiamento. Inoltre è risultato assolutamente ovvio che la strada da seguire sarebbe stata la scalabilità del sistema, ovvero dal piccolo con decine di kW passare il più rapidamente possibile ad una scala da diversi MW.
I cosiddetti stakeholder, le banche e le istituzioni quando interpellati con l’offerta e la proposta di spiccata valenza economico/industriale ma primariamente collettiva ci vivevano però con evidente fastidio o un’inquietante imbarazzo. La prima spiegazione che ci siamo dati di questa incongruenza era legata alla profonda ed incolmabile ignoranza sulle dinamiche economiche legate all’energia, dove non si capisce, pur avendo le evidenze storiche, che il boom economico ha avuto luogo con il petrolio che costava un decimo di ciò che costa oggi, e non si capisce che l’unico fattore comune che pesa e porta al declino economico globale non può essere che l’energia costosa.
La direzione generale europea della ricerca sull’energia, la regione Piemonte e Puglia ed il governo Nazionale MiSE, MIUR e MinAMB, sono stati proprio quegli interlocutori che ci hanno fatto naufragare ogni tipo di supporto significativo al proseguimento della promettente attività di ricerca, questo nonostante avessimo risposto ai loro numerosi bandi con le proposte KiteGen, peraltro accolte molto positivamente dai valutatori con punteggi da primato e con il coinvolgimento di politecnici ed università italiane ed europee.
Il progetto ovviamente è proseguito con il supporto di soggetti privati e qualche misero apporto europeo dissimulato in altri domini, ma avendo in mente un solo obiettivo: esplorare la scalabilità a livello industriale degli strepitosi risultati ottenuti con i piccoli prototipi di ricerca, ed oggi il nostro impegno è di condividere il più possibile ciò che abbiamo ottenuto per realizzare una filiera produttiva specializzata.

Le pale eoliche sono una delle più promettenti tecnologie per la produzione di energia rinnovabile. Nonostante ciò sono estremamente pesanti, si innalzano per centinaia di metri, hanno un’apertura alare di circa ottanta metri (praticamente un campo da calcio), richiedono migliaia di tonnellate di cemento, alluminio e acciaio ciascuna, hanno un costo decisamente elevato e un impatto notevole sul paesaggio. KiteGen, invece, sfrutta l’energia pulita del vento in maniera diversa ed estremamente innovativa. Può spiegarci come funziona la Vostra rivoluzionaria tecnologia brevettata per la produzione di energia rinnovabile?
Come si realizza un’ottimizzazione dell’energia del vento con KiteGen?

L’eolico tradizionale è effettivamente la nuova fonte rinnovabile che più si avvicina alla sostenibilità, esso è energeticamente 3 volte migliore del fotovoltaico adottando qualsiasi metodologia di analisi. Le turbine eoliche pur essendo degli imponenti pezzi di tecnologia, sono costrette però a solleticare appena e dal basso le enormi masse d’aria che si muovono nella troposfera, che, strabordanti di energia fluiscono in tutti i 10mila metri verticali contro i 100 metri massimi dell’hub delle turbine eoliche, ovvero queste sfruttano solo la centesima parte del flusso e la millesima parte dell’energia disponibile.
Sfortunatamente la prestazione delle turbine eoliche non è sufficiente per superare la soglia di utilità collettiva infatti esse richiedono per operare che la loro energia venga pagata più di 10-20 volte il costo industriale del grande idroelettrico, altrimenti vanno ineluttabilmente in fallimento.
L’idroelettrico è di gran lunga la fonte più matura, efficace ed utile ma purtroppo con dei limiti territoriali, orografici e di saturazione.
KiteGen intende essere una sorta di ideale incrocio tra le grandi dighe idroelettriche e l’eolico; infatti una grande ala vincolata che si muove ed attraversa velocemente il vento in quota agisce da contenimento delle grandi masse fluide di aria che scorrono naturalmente, l’esteso benché piccolo differenziale di pressione che si forma produce forze imponenti che si scaricano sull’ala e che vengono combinate con la velocità di trascinamento del vento stesso.
Risulta evidente che questa sorta di diga eolica è dematerializzata, in quanto una semplice ala che scandisce abbastanza velocemente il flusso ventoso è in grado di provocare questa prevalenza da sfruttare, che in termini aerodinamici si esprime e valuta con il termini della portanza e dell’efficienza-aerodinamica.
Le funi che trattengono a tal fine l’ala, ne impongono con precisione il volo vincolato e vedono veicolata una parte dell’energia cinetica posseduta dal vento intercettato. Sono proprio le funi che trasmettono a terra questo prodotto di forza per velocità che le srotola su degli argani, i quali sono provvisti di alternatori che convertono in elettrico. Le ali opportunamente dimensionate sono in grado di sviluppare diverse centinaia di kiloNewtons di trazione e il vento provvede anche a trascinarle con se, a decine di metri al secondo.
Ora come sappiamo la potenza è calcolabile moltiplicando la forza in Newton per la velocità in metri al secondo, quindi 300000N*10m/s sono 3MW per singola ala, e le ali sono affiancabili a centinaia in un piccolo territorio, circa 1 km2.
Per valutare numericamente l’energia di un ciclo di srotolamento delle funi che è di 1000m in meno di 2 minuti, la quantità di energia la si ottiene moltiplicando la forza per lo spostamento, 300000N*1000m sono 300MJ equivalenti a 83kWh a ciclo.
Una piccola digressione economica per dare un ordine di grandezza, se andiamo ad accertarci del prezzo che paghiamo sulle bollette per ogni kWh possiamo vedere circa 22centesimi di euro, che moltiplicati per 83kWh prodotti darebbero 18 euro ogni due minuti o 540 euro ora, sia di giorno che di notte. Oggi però se vendessimo l’energia prodotta ci darebbero all’ingrosso solo 4 centesimi per kWh mentre al maturo solare ne garantiscono 27 centesimi oltre 6 volte di più, ditemi se questa non è una concorrenza sleale, particolarmente contro KiteGen deve ancora investire per realizzare le fabbriche, le maestranze per mettere in produzione le macchine.
Una delle peculiarità di KiteGen, aver scoperto come richiamare le ali alla fine dello srotolamento della fune disponibile consumando poca energia, il che completa il ciclo produttivo che è di tipo pulsante, questa manovra è stata collaudata molte volte e con successo nelle numerose sessioni di test. La pulsazione di un singolo generatore può scomparire dalla rete con almeno tre macchine installate che lavorano ciclicamente ed alternate.
In KiteGen siamo al massimo della soddisfazione professionale in quanto si tratta di un concetto di una certa complessità ma che abbiamo sviluppato e sperimentato fino alla scala industriale, superando uno ad uno i dubbi e le domande di produttività e sostenibilità che la comunità scientifica internazionale ci opponeva.
L’ultima fatica in ordine di tempo è stata una valutazione sulla altezza di volo e la lunghezza ottimale delle funi in quanto alcuni lavori scientifici sostenevano l’inutilità di andare in alta quota in quanto il peso e le resistenza aerodinamica delle funi ne limitano la quota operativa utile e produttiva, la questione è complessa ma abbiamo dimostrato che in realtà si può volare con un vantaggio sempre maggiore fino a 9000 metri ovvero trovando e convertendo sempre più energia, benché i 1500m sono più che sufficienti per la brillante prestazione economica che esponiamo. Alcuni accusano KiteGen di non produrre direttamente energia contestandoci le scelte strategiche di tipo industriale, ma questi non hanno nessuna competenza delle fasi e del percorso che un progetto deve seguire, forse avrebbero preferito che KiteGen allestisse quale modello di business in una sorta di parco giochi per vedere delle ali poco più che giocattolo volare, sicuramente per non interferire o disturbare il pantagruelico quanto inefficace mercato dell’affarismo green.
Ci è risultato inutilmente costoso far volare le ali di tela destinate allo sport, se non per le dimostrazioni e le validazioni, in quanto la loro durata per fatica è molto limitata.
In questo documento di presentazione ci sono alcuni elementi per comprendere il percorso e lo stato dell’arte di KiteGen, in particolare è necessario notare la grande ala in composito, che è un progetto inedito ed estremo, realizzata per superare le prestazioni ed i limiti di fatica delle ali odierne:
http://kitegen.com/pdf/KiteGen_Presentation_ENG.pdf

Quanta energia è in grado di produrre un impianto KiteGen? Se – per assurdo – da domani in Italia si sostituissero i combustibili fossili impiegati per riscaldare le nostre abitazioni, per illuminare le nostre strade, per produrre cibo, ecc., in quale misura la tecnologia KiteGen, opportunamente finanziata e sostituita, sarebbe in grado di colmare tale fabbisogno energetico?

Prima di valutare la tecnologia di estrazione dell’energia che KiteGen propone, è assolutamente corretto investigare la consistenza della risorsa naturale di vento troposferico, in particolare ciò che fluisce sull’Italia. Anche questo argomento è stato oggetto di un serrato confronto internazionale a suon di articoli che esponevano diverse tesi ma alla fine, chi più chi meno, tutti concordi nell’attribuire ai venti della troposfera una energia estraibile, senza provocare danni, enorme.
Le cifre sono veramente impressionanti e certamente sulla sola Italia, superiori ad una potenza di 200 TW, molto affidabile e costante.
Per dare un termine di paragone l’umanità intera è un utilizzatore continuo di energia primaria da circa 15TW. L’Arabia Saudita esporta un continuo sotto forma di petrolio una potenza equivalente di 1TW, l’Italia è un utilizzatore di energia primaria che equivale mediamente a circa 250 GW (0,25TW) di cui 30GW elettrici con picchi di domanda fino a 58GW elettrici. Quindi la risorsa naturale disponibile nel vento italiano è un migliaio di volte l’attuale fabbisogno italiano compresi gli usi industriali, il trasporto ed il riscaldamento. Il KiteGen non ha assolutamente bisogno di finanziamenti a supporto dell’installazione delle macchine generatrici sul territorio, l’aiuto necessario è solo quello di avviamento, ovvero quello per impostare la fabbrica di produzione dei KiteGen con tutte le risorse umane preparate a curare le componentistiche dalla revisione progettuale alla produzione in serie, quindi formazione ed organizzazione. Ovvero un raro investimento genuino e razionale che non ne tradirebbe la il significato. Per dare un’idea, la complessità del KiteGen, il numero di pezzi, i costi e la logistica assomigliano alla produzione di autotreni quindi anche la fabbrica dovrà assumere le sembianze di una sorta di nascente IVECO inclusi i lavoratori, i servizi di subfornitura e postvendita.

Quali sono le maggiori difficoltà che avete incontrato come società che produce energia rinnovabile dal 2003 a oggi?
Quale attenzione avete riscontrato da parte delle istituzioni nei confronti dell’energia rinnovabile? Impiegare energia rinnovabile prodotta secondo il sistema di KiteGen quali benefici può generare, a livello ambientale, ma anche economico?

Ribadisco che l’iniziativa di KiteGen che perseguiamo non è in prima istanza la produzione di energia, ma la produzione delle macchine che producono energia, infatti solo una impostazione industriale porta alla qualità ed alla replicazione dei processi che danno vita a dei generatori affidabili e potenti.
La produzione di energia l’abbiamo dimostrata con le macchine artigianali dedicate alla ricerca ma in scala ridotta che non sono sufficienti per aprire un mercato sano e non sussidiato, tuttavia avremmo potuto operare ed evolvere le prime macchine già in modo profittevole con i sussidi analoghi al fotovoltaico ma questi ci sono nel tempo stati regolarmente negati.
I sussidi in conto energia se destinati all’innovazione energetica ed all’eolico troposferico avrebbero assunto esattamente il significato originale, che è quello di portare una particolare tecnologia alla maturazione, in modo da poter mostrare cosa sa fare e dare al meglio il proprio servizio alla società.
In uno scenario già occupato da fonti riccamente sussidiate dai cittadini in via esclusiva e preferenziale come il fotovoltaico, non è possibile emergere con nuove proposte anche se più promettenti, il fotovoltaico ha potuto percorrere tutta la sua curva di apprendimento economico ma è ancora sontuosamente sussidiato.
Appare ovvio a chiunque che una tecnologia inedita che produce energia in modo sostenibile avrebbe bisogno di assistenza per avviare il proprio circolo virtuoso, ma la risposta fornita a KiteGen e le sue istanze è sempre stata che non è una tecnologa abbastanza matura.
Assicuro che è inutile iniziare a sbattere la testa contro il muro e dare in escandescenze nel tentativo di far capire all’interlocutore che i sussidi servono esattamente e precisamente per far maturare una tecnologia e non per perpetuare l’inefficienza di fonti approssimative, che i cittadini non rischierebbero nulla in quanto se non si mantenessero le promesse tecnologiche nulla, ma proprio nulla sarebbe dovuto.
Questa era la parte geniale del sussidio sotto forma di conto energia ma nel tempo è stato distorto, esso deve essere aperto a qualsiasi iniziativa energetica sostenibile e durare il minimo indispensabile per avviare il presidio. Il fotovoltaico che peraltro era una fonte pessima ed è tuttora gravemente deficitario, però ha avuto la sua opportunità di migliorare di tre/quattro volte e tutti abbiamo sperato che diventasse sostenibile.
Abbiamo la netta percezione di vivere una sorta di romanzo giallo alquanto appassionante quanto inquietante, ricco di assassini, tradimenti, intrighi internazionali ed interessi inconfessabili. I personaggi da una parte sono i dirigenti  i responsabili scientifici delle numerosissime organizzazioni internazionali e locali (non democratiche) incluse le loro derivazioni ed alleanze.
Queste organizzazioni si occupano di rinnovabili, cambiamenti climatici, ambiente, pacifismo e popolazione, che per semplicità chiamerò i kyoto-opportunisti, dove “Kyoto” si riferisce al protocollo che nuova ribalta ha ottenuto con il recente COP21, dall’altra parte gli ignari cittadini e militanti che sinceramente coinvolti nel merito, non sono consapevoli di cosa si gioca sopra la propria testa ma danno loro la forza ed il potere politico.
Paradossalmente le difficoltà per KiteGen, e altre novità promettenti, provengono principalmente dai kyoto-opportunisti, in quanto sembrano giustificare se stessi solo se il problema a cui sono dedicati permane o si aggrava e resta apparentemente senza soluzione.
KiteGen risulta non essere per nulla simpatica a tali moloch burocratici sovranazionali controllati dai kyoto-opportunisti in quanto se venisse accolto ed opportunamente divulgato il concetto KiteGen risulterebbe immediatamente chiaro che le problematiche climatiche, di emergenza popolazione, di inquinamento e di CO2 avrebbero una soluzione molto semplice, efficace e definitiva, peraltro implementabile in poco tempo on una progressione geometrica e con una spesa iniziale risibile. L’energia sarebbe talmente tanta e sostenibile da poter ri-normalizzare il pianeta in pochi decenni, per esempio conducendo l’energivora cattura del carbonio, sempre che ce ne fosse bisogno.
Ma certamente c’è bisogno di alimentare l’economia reale per dare una opportunità di vita decorosa a miliardi di persone, rispettando il loro diritto al massimo sviluppo intellettuale.
Come c’è bisogno di recuperare tutti i generi di dispersioni inquinanti nell’ambiente, compreso lo spreco di suolo e restituire i territori alla fotosintesi ed all’agricoltura.
Le organizzazioni legate al protocollo di Kyoto ed i Kyoto-opportunisti in questo scenario, se risolto, sarebbero probabilmente destinati a sciogliersi o ridimensionarsi come è capitato al protocollo di Montreal che era dedicata ai clorofluorocarburi ed il buco nello strato di ozono che si è risolto rapidamente e con successo. Quindi per la loro stessa sopravvivenza è di primaria importanza favorire solo fallimenti energetici e stragi termodinamiche di ogni tipo ma chiedendo a gran voce più impegno e sempre più spesa pubblica e debito. Ogni mezzo è lecito come coinvolgere Leonardo di Caprio per lanciare messaggi drammatici alla gente, che peraltro poco o nulla possono fare.
Siccome gli agenti “segreti” dei Kyoto-opportunisti sono infiltrati in tutti i gangli del potere governativo e finanziario, a livello regionale, nazionale, europeo e mondiale,  KiteGen, al pari di eventuali altre idee innovative ed efficaci, comunque si muova trova sempre un ostacolo insormontabile unito ad un tentativo dismissivo o denigratorio.
Assumendo un mondo normale in KiteGen ci saremmo aspettati la visita conoscitiva da parte di almeno i maggiorenti nazionali, ma assicuro che non abbiamo mai visto nessuno, nonostante i numerosi premi e riconoscimenti come l’ENI award, le centinaia di pubblicazioni scientifiche o il fatto che siamo stati riconosciuti  l’unica Cleantech company italiana portatrice di innovazione. Questo atteggiamento, ci chiediamo, non è sommamente bizzarro, specialmente alla luce dell’allarmismo climatico che viene pesantemente ed insistentemente veicolato? Molta gente chiede a noi perché non viene analizzato il presidio di eolico troposferico ai fini climatici, ma siamo costretti a indicare altri interlocutori a cui porre queste domande.
La nozione che l’energia abbondante ed a basso costo sia prodroma alla liberazione dell’uomo, fonte primaria di civilizzazione, giustizia ed equità sociale è ampiamente condivisa ma allora come spezzare questa sorta di cieca malvagità di queste organizzazioni che porta ad ignorare o ostacolare le soluzioni potenzialmente salvifiche anche e proprio sui problemi di cui sono i principali allarmisti?

Molti governi, in Italia, hanno tentato di far ritorno al nucleare, nonostante i numerosi rischi connessi. Scienziati di rilievo, fra cui Umberto Veronesi, ma anche il noto divulgatore scientifico Piero Angela, si sono espressi a favore del nucleare, sottolineando come il “no all’atomo” sia sempre stato collegato all’ondata di paura generata dai disastri prima di Chernobyl e poi di Fukushima.
Secondo alcuni ricercatori pro‐nucleare, l’equivalente di una centrale atomica sono circa 700 pale eoliche, con un impatto negativo sul paesaggio non indifferente. Inoltre, secondo altri dati, l’eolico fornisce solo il 5% dell’energia nazionale (anche per via della mancanza nel nostro paese di zone estremamente ventose). Vale la pena investire, nel nostro paese, in energia rinnovabile? Qual è l’impatto ambientale di KiteGen rispetto al fossile o al nucleare?

Noi di KiteGen sosteniamo, non soli, che l’energia deve sussidiare la vita, la speranza e la felicità del genere umano, se invece, come capita ora, sono gli umani a sussidiare l’energia, tale esercizio porta alla povertà energetica e alle crisi economiche alla perdita di civilizzazione ed alle guerre. L’energia è certamente il primo motore dell’economia reale, imprimendovi un grande effetto leva, allo stesso modo e con la stessa leva, l’economia reale è il motore della finanza mondiale, questo ordine non può essere invertito ovvero la finanza non può supportare continuamente la produzione di energia sarebbe come aver inventato il moto perpetuo che è definitivamente vietato dalle leggi della termodinamica. Vi sono numerosi esempi sempre più grandi nella loro incongruenza che mostrano questa convinzione erronea di istituzioni e banche infettate dai kyoto-opportunisti come la BEI o la World Bank.
Uno fra tutti è la centrale solare marocchina di Ouarzazate che, grande come Casablanca e con un costo di impianto da 9 miliardi, produrrà 580MWp. Sembra che nessuno sia consapevole che quell’investimento finirà inesorabilmente, attraverso la necessità energetica delle enormi quantità di acciaio, vetro e cemento, tutto consumato in combustibili fossili.
Se i denari fossero declinati tutti in carbone termoelettrico sarebbero ben 600 anni di produzione elettrica equivalenti ai 580MWp solari, mentre la centrale solare durerà non più 20 anni come dichiarato nella scheda tecnica. La cosa incredibile è che esponendo questi semplici dati che dovrebbero chiarire definitivamente l’incongruenza in molti casi ci si attira l’obiezione che però si tratta di una produzione di energia pulita. sic.
Quindi l’investimento iniziale pari a 30 volte l’energia che verrà prodotta nella vita e che finisce in carbone e petrolio non conta nulla?
Veramente, è così difficile l’aritmetica che afferma che in questo caso il carbone sarebbe 30 volte più “green” di questo solare?
Questo semplice ma ineluttabile ragionamento viene anche e violentemente rifiutato dagli suddetti infiltrati nonché stakeholder istituzionali in quanto la finanza e il debito fuori controllo sono uno dei metodi più efficaci e diretti per sottomettere ed impoverire la gente ed emettere molta anidride carbonica in modo da peggiorare i dati e spaventare i popoli e i governi. La spirale diabolica è ovvia, i poteri provvisori ma sovranazionali dei Kyoto-opportunisti acquisiscono sempre più importanza e controllo e ne approfittano per invadere gli spazi possibili anche quelli del potere politico, in un modo così innovativo che anche destra o sinistra e suffragi universali hanno perso il loro significato.
Tornando al Nucleare, esso è potenzialmente pericoloso ma bisogna ammettere che finora di morti ne ha causati molti meno dello stesso fotovoltaico, tra i molti guai vi è una vera epidemia di roghi provocati dal fotovoltaico al punto che i vigili del fuoco hanno bisogno di aggiornare le competenze e le procedure specifiche.
Bisogna anche ammettere che un singolo reattore nucleare equivale a circa 5000 turbine eoliche tipiche, non 700 in quanto l’energia prodotta e di tipo baseload ovvero sempre disponibile mentre l’eolico tradizionale a differenza di quello troposferico, è pesantemente intermittente in Italia siamo mediamente a 1500 ore equivalenti di servizio all’anno, il 17% del tempo disponibile.
L’altro problema percepito del nucleare è che richiede una élite perenne di tecnici altamente specializzati e responsabili, ma se fossimo degli statisti onesti preferiremmo di gran lunga veder crescere nel nostro paese delle élites ben pagate di cultura e competenza piuttosto che la solita manovalanza di cementificatori seriali che installano prodotti cinesi inefficienti.
KiteGen è nato proprio con questa consapevolezza: che le attuali fonti rinnovabili godono innanzitutto di un sussidio entropico fornito dalle fonti fossili e poi un sussidio economico entrambi cosi grandi da annichilirne ogni vantaggio collettivo. Anche il nucleare è finanziariamente molto pesante ma la spesa ricade internamente come vantaggio sulle molte persone e sulle numerose aziende coinvolte per la costruzione e la manutenzione della centrale, il calcestruzzo usato nel nucleare costa decine di volte il normale calcestruzzo, ma solo per i protocolli di controllo e per la qualità ai fini di sicurezza. Insomma: un monte di lavoro specializzato.
Il limite principale a medio termine che tutti vediamo per il nucleare è proprio la risorsa uranio: studiavo già sui libri di scuola di 40 anni or sono che le miniere con rocce al di sotto di un titolo di 80ppm di uranio non sono più convenienti, molte miniere del mondo hanno già raggiunto quella relativa povertà, duplicare o triplicare il parco reattori porterebbe ad uno shock irreversibile nel costo estrattivo dell’uranio al punto di incidere sul costo dell’energia prodotta portandola ai livelli del fotovoltaico, quindi energia di fatto inutile. Il mondo avrebbe bisogno in realtà di centuplicare gli attuali reattori nucleari per provvedere alla transizione dai fossili, il ché risulta fisicamente inattuabile. Inoltre le possibili alternative all’uranio minerario sono talmente ambiziose e costose da riabilitare le attuali rinnovabili elettriche per quanto inefficienti. Quindi il nucleare da solo non basterebbe all’umanità, resta comunque necessario un nuovo ed ulteriore “miracolo” energetico.
In questo scenario l’obiettivo perseguito da KiteGen è stato molto chiaro, si è trattato di mettere a punto una tecnologia complessa ricca di know-how ma estremamente leggera e dematerializzata, in altre parole mettiamo l’intelligenza a produrre energia: oggi l’intelligenza necessaria per pilotare l’ala e ottimizzare l’interazione con il vento la si può distillare e racchiudere in un tablet o poco più.
Questi assunti ci espongono inesorabilmente alle critiche più rozze ed alquanto insipienti, la dinamica assomiglia molto a quei rapporti interpersonali dove il soggetto che espone sincere passioni è facilmente oggetto di derisione. Questo facile meccanismo tipicamente e bullescamente umano viene riprodotto anche a livello di progetti tecnologici, conferenze e persone giuridiche col fine ovvio di incidere pesantemente sul futuro e sul rapido successo di un concetto. Questa è esattamente la strategia utilizzata dall’apparato di vertice e dai Kyoto-opportunistici per zittire fin quando possibile KiteGen o l’eolico troposferico in tutte le sedi possibili.
La tipica scena che spesso viviamo in occasioni di conferenze e convegni è quella di ascoltare dotti relatori che mostrano ed argomentano esclusivamente il destino ineluttabile e tremendamente infausto dove il clima, i mari, l’energia, l’economia, il cibo, l’acqua e l’ambiente al collasso o in “run out” porteranno il genere umano all’estinzione; questi monologhi sono di solito autoreferenziali o circolari, per quanto grevi, ed inoltre reclamano la necessità di ulteriori investimenti pubblici stellari peraltro destinati a delle generiche pratiche green e soprattutto le  fonti rinnovabili. Non viene mai dato spazio alla rassegna delle possibili ed ulteriori soluzioni tacciandole genericamente per “tecnofix” quindi ideologicamente non percorribili, il limite posto è quindi solo ideologico in quanto i dotti signori non hanno le competenze per un minimo di ragionamento sistemico, che padroneggi – integrandole – l’economia, la scienza e la tecnologia. Ci sembra però inaccettabile che le logiche narcisistiche ed opportuniste abbiano la meglio sull’interesse collettivo approfittando della relativa complessità delle materie. Anche io sono stato occasionalmente parte di queste congreghe ma continuo a ritenere importante accertarsi dei problemi e poi passare subito alla ricerca delle soluzioni più razionali ed indolori, tra le quali spesso il non fare assolutamente nulla risulta di gran lunga la migliore strategia sia per il clima che per l’economia.

Uno dei gravi problemi che affliggono l’economia italiana è la dipendenza energetica da altri paesi (importiamo dall’estero gran parte dell’energia che utilizziamo). Le nostre bollette di gas, luce ed acqua sono fra le più alte d’Europa proprio per questo motivo.
Recentemente si è tenuto il referendum sulle trivelle. Coloro che sostenevano il “no” o il “non voto” sottolineavano come per l’Italia l’estrazione dal mare di combustibile fossile fosse assolutamente necessaria, in relazione alla dipendenza energetica di cui parlavamo poc’anzi. Quale contributo potrebbe dare alla crescita dell’economia italiana una società come KiteGen?
Quest’ultima è in grado di favorire l’indipendenza energetica del nostro paese?

Se andiamo ad analizzare le bollette elettriche il vero motivo del grande incremento dell’esborso sono tre:
1) i sussidi alle fonti rinnovabili e le misure di risparmio energetico, 86% della componente A3;
2) il capacity payment per mantenere bilanciata la rete mediante generatori a gas per far fronte all’intermittenza delle rinnovabili, fino a 40 euro a MWh;
3) la penalizzazione ETS (emission trading system) applicata alle centrali a carbone e gas. Che pesa qualche decina di euro a MWh direttamente sulla componente energia.

Per esempio il carbone termoelettrico costerebbe internazionalmente 30$ alla tonnellata ed in grado di produrre circa 5MWh la tonnellata di energia elettrica, quindi il carbone offrirebbe l’energia a meno di 10 €/MWh pagandosi anche la centrale, mentre il fotovoltaico è tuttora oltre i 270 €/MWh, checché se ne dica. Siamo arrivati al punto che i certificati ETS gravano sulle centrali a combustibili fossili nazionali quindi sulle bollette finanziano le fonti pseudo rinnovabili anche fuori dall’Italia ed oltreoceano.
Sul KiteGen è facile prevedere che il costo di produzione dell’energia, una volta che la curva di apprendimento economica è percorsa anche in parte, si assesti a 11 €/MWh; abbiamo già studiato i processi di riduzione della CO2 mediante l’energia prodotta dal KiteGen, che è la via maestra per la produzione di combustibili di sintesi e fertilizzanti. Un rendimento di conversione pessimistico del 33% farebbe costare un barile di petrolio di sintesi il 50% in meno del petrolio naturale corrente. Quindi KiteGen è  in grado di provvedere alla indipendenza non solo elettrica ma anche di energia primaria innescando un circolo virtuoso di attività industriale estrattiva e di sintesi petrolifera dove la miniera è solo il vento troposferico. La bolletta energetica dell’Italia, un paese depresso e deindustrializzato, è ancora superiore ai 30 miliardi annui per le fonti fossili e 17 miliardi annui per le (pseudo)rinnovabili, analogamente all’idroelettrico con il KiteGen ben dispiegato si avrebbe il doppio effetto di risparmiare la sulla bolletta internazionale e generare internamente altrettanta ricchezza primaria. L’effetto leva dell’energia sull’economia reale è di circa 20 volte imprimendo al PIL nazionale una forzante del 60% di incremento. Cosa manca per raggiungere quest’obiettivo?
L’imprenditoria italiana, che avrebbe la capacita e la passione per avviare efficacemente KiteGen, è completamente schiacciata dai costi di gestione e dalle imposte, e non ha quindi più alcun margine di manovra per investire in nuove iniziative.
Queste risorse vanno tutte ai livelli di governo che ci sovrastano: comuni, regioni, stato nazionale, Europa, organizzazioni sovranazionali controllate dai kioto-opportunisti, che hanno ottenuto il diritto accaparrarsi l’esclusiva della creatività e di esplorare e finanziare l’innovazione, introducendovi come primarie le valutazioni ideologiche. Un concetto ideologicamente osteggiato come il KiteGen non potrà impostare il suo processo industriale se non con la finanza privata ed i costi ampiamente lievitati di un percorso fuori dagli schemi un po’ clandestino e men che meno condiviso.

intervista a cura di Matteo Abriani

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