La sporca storia di Sofia – capitolo 01

Sofia - 01– Sinequalitati, Andro.
– Che vuoi?
– Venga avanti e metta i pollici qui per le impronte digitali. Ha qualcosa da dichiarare?
– Nel mezzo del cammin di nostra vita ci ritrovammo in culo una matita. Ahio porca l’oca, ahio che dolor, era una Carioca da dodici color.
– Stronzo.
– No, invece, metta a verbale, mi è sempre piaciuta questa. La sento mia.
– Fotocamera, non scriva niente. Che vuole che metta a verbale, Sinequalitati? Se il collega scrive una sola parola delle sue guasconerie poi lei mi finisce dentro pure per insulto a pubblico ufficiale, lo sa?
– Beh, rispetto a un furto con scasso che mi aggiungete, dieci minuti? Mi togliete il cioccolatino del lunedì? Ma fammi il piacere.
– Appuntato Fotocamera le ho detto di non scrivere, ma che fa?
– Mi appuntavo la spesa tanto questo non dice nulla capitano…
– Ma sulla telescrivente mi appunta la spesa Fotocamera!?
– Scusi, capitano, la forza dell’abitudine.
– Insomma, Sinequlitati, lei è libero, non si faccia rivedere.
– Cosa cosa cosa?
– Il proprietario della gioielleria ha rinunciato alla denuncia in cambio del pagamento dei danni che potrà fare domani alla posta con regolare bollettino, quindi anche se l’hanno colta sul fatto in vitrù di cotanto generoso perdono ho la gioia di levarmi di davanti al naso il suo fastidioso ghigno. E poi tanto lo sappiamo tutti e due che lei non farebbe male a una mosca, Sinequalitati. Mi ha rotto una vetrina in pieno centro alle 23.16 di un lunedì di novembre. Lei è un coglione, non un criminale. Quindi si levi di torno e ci faccia lavorare che qui dobbiamo pensare a quelli pericolosi davvero.

Si chiama Giulia. Una rossa tutta occhi verdi e lentiggini. Una chioma da fotoromanzo, gambe da passerella e seni da pornostar. E pazza. Pazza e immotivatamente crudele come solo Dio può mandarne quando vuole punirti con qualcosa di peggio della morte.
Sono finito davanti alla giustizia per una collana. La voleva. Io non avevo i soldi per comprarla. Ma il problema non era quello. Lei la voleva SUBITO. Abbiamo litigato. Poi alla fine ho ceduto. Ma ne sono tornato indietro, ho rotto la vetrina con dei calci e mi sono messo a frugare dentro mentre suonava l’allarme. I poliziotti mi hanno tirato fuori per il culo dei pantaloni. Proprio come i bambini quando stanno nella dispensa a razzolare caramelle. Uguale.
Non sono mai stato un uomo buono, neppure simpatico, mediamente bello, profondamente vigliacco, irriverente ed aggressivo.
E il capitano Verità ha ragione. Sono sempre stato un coglione, mai un criminale. Per essere un criminale ci vogliono delle capacità. Io, tranne i baffi, somiglio molto al tipo di My Name is Earl. Uno sfigato, insomma. Uno sfigato che si arrabatta. E fanculo la legge. E la legge, da parte sua, non ha mai mancato di rispondere “fanculo tu, Andro”.
È mattina, ma già non ne posso più. Decido per un whiskey. C’è un bar con luci mezze rotte rosse e blu. Si chiama Wake Up, ma l’unico modo per svegliarsi entrando in quel posto secondo me è tirare di coca. E io purtroppo non ne ho. Mondo merda. Mi ci infilo come un topo nel buco di una scialuppa mentre la nave affonda.
Al bancone mi accendo una paglia. Sa di catrame. Voglio tronare a casa. No. Voglio andare a casa di Giulia. Ma anche se mi sono fatto una notte in guardina l’ho comunque lasciata in mezzo di strada senza la sua fottuta collana. Di sicuro in questo momento dorme. Si sveglierà tra una o due ore. Nel letto di uno che l’ha raccolta, coccolata e sbattuta a dovere. Si farà dei croissant, magari un cappuccino. Lascerà un numero falso al tipo e se ne tornerà a casa per pranzo. Ho ancora tutto il tempo di uccidermi di alcool e arrivare da lei in condizioni tali da non sentire né gli schiaffi né il dolore delle corna appena prese fra i denti. Mondo merda.
– Uno whiskey barista!
– Abbiamo assenzio, gin, martini, campari, unicum, fernet branca, wodka polacca, russa o ucraina, pastis, rum, champagne, vino rosso, vino bianco, rosato, lambrusco, amaro del capo, sambuca, birra di ogni genere rossa, bionda, nera, bianca e poi quainterau, bacardi breezer, saké e… Beh, sì, beh, abbiamo tutto ma non il whiskey.
Mi sta già sulle palle.
– Portami qualcosa che mi sbronzi in fretta e che non costi un cazzo, ok?
– Abbiamo lo Wake Up. Lo distillo in cantina, se non chiama la polizia glielo metto un euro il bicchiere.
– Non chiamerei la polizia nemmeno se tu mi stuprassi, in questo momento.
Mette sul bancone una bottiglia marrone polverosa, tozza e bombata, con un’etichetta col gufo disegnata da un amico e fotocopiata in bianco e nero da un parente con la macchina mezza rotta.
Una mora mi guarda dal bancone, ma molto lontano. Sembra bella, ma un filo cazzo, troppo magra. Ha un’aria strana, fra l’incuriosito e lo schifato. Non sembra aver voglia di scopare. Piuttosto di farsi due risate alle mie spalle. Non fuma. Non beve. Non è niente chiaro cosa cazzo ci fa lì. Ma tanto peggio.
Il barista mi versa un biccherone on the rocks di quella cosa che ha il coraggio e l’impudenza di chiamare liquore. Sembra una cosa tipo nocino. Noce e vagamente un po’ di tiglio. Do un sorso da assaggio. Alcool puro, mondo merda. Fottutissimo alcool puro.
La mora continua a guardarmi. Ha un libro per le mani. Ma sembra più interessata a me. Tiro giù un altro sorso. Mi guarda ancora. La troia. Do un altro colpo al bicchiere e pieno di coraggio alcoolico vado verso di lei. Io, la mia barba di un giorno, la mia doccia da aggiornare e il mio fiato da distilleria. Un Don Giovanni, proprio.
– Ciao bella, che ci fai tutta sola?
– Pensavo…
– A che?
– Davvero ti interessa?
– Cazzo sì, te lo sto chiedendo.
– A Talete.
– Chi?
– Talete.
– Non lo conosco.
– Ah, neanch’io.
– Come no?
– No, è morto da un quattromila anni, anno più anno meno…
– Ce ne metti a sotterrare i tuoi lutti tu eh…
– Non sei simpatico.
– E tu non sei figa.
– Che vuoi da me allora?
– Niente. Siamo solo io e tu a quest’ora della mattina e quindi mi dicevo che…
– Allora vuoi parlare.
– Sì, beh, io, più o meno…
– E se vuoi parlare come puoi non cominciare da Talete scusa? È stato il primo!
– Il primo che?
– Ma il primo, dai! Mica mi vorrai cominciare da Tommaso vero? Che poi era anche noioso lui…
– Ma il primo CHE!?!
– Beh, per esempio il primo a pensare il concetto di archè. Tanto per dirne una.
– E che culo!
– Beh in effetti non è stata una grande idea, ha avuto fortuna giusto con Anassimene e Anassimandro, un po’ gli atomisti ma poi non se n’è praticamente parlato più. Però voglio dire: all’inizio era normale cercare qualcosa del genere. Un principio di tutte le cose… È quantomeno affascinante, no?
– Se lo dici te. Sei sicura che stai bene?
– Abbastanza. Mi sono bevuta un thé verde stamani e ho dormito saporitamente. Mi pare che tu invece sia messo molto male…
– Notte in galera, per colpa di una donna.
– Ti hanno accusato ingiustamente?
– No ma…
– Allora è colpa tua.
– Sì ma…
– Fammi indovinare. Si chiama Giulia.
– Come hai fatto?
– Innanzitutto è un nome molto comune. E poi gli uomini vanno pazze per le Giulia. Il mio ultimo ex mi ha mollato per una Giulia. Mi facevano le corna insieme da mesi.
– Cazzo, mi spiace…
– Oh, non fa niente. È una maledizione. Tutte le volte che amo un uomo quello trova una Giulia da qualche parte. Tu addirittura prima di conoscermi.
– Vuoi dire che io e te…
– Voglio dire, guardati! Sei ridotto come uno straccio. Eppure non saresti un brutto uomo. Io credo che gli uomini dovrebbero sempre impazzire d’amore per una donna e fare tutto quello che serve per vederla felice. Ma la donna giusta. E nel modo giusto!
– Che sarebbe?
– Guarda Talete! Lui aveva una servetta tracia, una che veniva dalla Tracia, una zona della Grecia dai…
– Di geografia ne so quanto di francobolli, cioè un cazzo.
– Insomma aveva questa servetta e secondo me era innamorato, perché a forza di guardare il cielo una volta cadde in una buca camminando e la servetta scoppiò a ridere di lui. Allora lui per farle vedere che i suoi studi erano molto concreti un anno si comprò tutte le macchine per frangere l’olio del paese. Quell’anno il raccolto fu immenso e lui fece un sacco di soldi perché aveva previsto la cosa guardando le stelle!
– E la serva gliela dette?
– Mi sa che a quei tempi le serve non avessero molto da dire a riguardo, il padrone se le prendeva quando voleva.
– E allora perché questo Talete fece tutto questo lavorio?
– Per la stima. Metà del sesso sta in con che occhi ti guarda l’altro.

Guido Giacomo Gattai

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