La sporca storia di Sofia – capitolo 02

Sofia - 02– Con chi sei stata?
– Che te ne importa? Sono qui, no?
– Con chi sei stata?!
– Vuoi che me ne vada?
– Tanto per quanto ci sei!

Giulia prende la borsetta e mette il cappotto su un braccio. Mondo merda.

– Che fai, te ne vai davvero? Sei solo una puttana!

Giulia sbatte tutto a terra e si pianta fissa davanti a me con quei laghi limpidi che ha al posto degli occhi, trema.

– Ma come ti permetti?
– Scusa scusa, io non volevo dire… è che…
– Tu sai benissimo quello che volevi dire. E lo hai detto! Io sono una donna libera, hai capito!? Non sono di nessuno, non chiedo niente a nessuno e vivo con quel poco che guadagno.
– Veramente, carina, ti fai mantenere da tutti. Me compreso. Scusa per quello che ho detto ma non dire che lavori, per favore…

Ora è fuori di sè. E non ha lasciato detto se torna.

– Vuoi che me ne vada!?

Silenzio.

– E poi non vedo proprio cosa tu abbia da ridire! Quando lo faccio con te va bene, quando lo faccio con gli altri non va bene più… Ma sono sempre io… Sempre la stessa puttana…

Mentre mi parla mi lecca un orecchio e si struscia su di me.

– Scusa Giulia, io…
– Stai zitto e scopami… – mi agguanta per le parti basse con delicatezza – O mi sei diventato finocchio mentre eri in prigione?
– Veramente ho fatto solo qualche ora di guardina non sono stato in… – le infilo le mani dentro le mutande. Poi dentro di lei.
– Ehi… allora non ti faccio così schifo… – scende in ginocchio sotto di me.
– Mio Dio…
– Dea, prego. – poi non può più parlare.

Giulia dorme, è sera tardi. La guardo di sbieco fumando una paglia. Che troia. Che gran troia. Ma che gran troia in tutti i sensi. Una grandissima troia. Grande e terribile. Una che strappando le fini ragnatele dei sentimenti arrivava al corpo senza pietà. Il corpo non vuole mai pietà. Ma i sentimenti… quei piccoli vigliacchi la vorrebbero sempre.
Così fumo e soffro, soffro e fumo, e mentre il mio corpo mi dice di svegliarla e ricominciare di nuovo, la mia testa mi fa spengere la sigaretta, alzarmi scricchiolando, vestirmi come un vecchio, aprire la porta come un ladro e sgusciare nella notte.
Devo tornare allo Wake Up a farmi un altro Wake Up. Chissà perché. Forse da dipendenza. Forse ci mettono la droga. Quel che è certo è che mi devo snebbiare. Non posso restare accanto a lei così bello tranquillo come se mi andasse bene. Andare e venire come fossi un porto, scoparmi quando ne ha voglia come annaffiare un cactus, che tanto non si secca. Mi secco, mondo merda, eccome se mi secco! Un bel più di un po’.
Lascio la macchina davanti all’insegna. L’insegna mi guarda e fa l’occhiolino, incerta se fulminarsi definitivamente stasera o magari tenere botta ancora un giorno o due.

– Ma tu sei sempre al bancone? – le dico.

È sempre li. Incredibile. Anche a quell’ora.

– E’ un bel posto per studiare, leggere, sognare… mi piace. Hai fatto sesso vero?
– Da cosa…
– Capelli arruffati, faccia rossa… ma soprattutto faccia di uno che le ha prese. Giulia e’ tornata, vero?
– Già…
– Beh, in fondo voi uomini siete fatti apposta…
– Ma che stai dicendo? Sei una di quelle cretine che generalizzano “gli uomini sono così”, le donne sono cosà”…
– No no. Io dicevo gli uomini nel senso che… gli esseri umani. Sono fatti per amarsi, no? Fisicamente, dico.
– Beh quello certo… però mi sento un cretino.
– Non so. C’e gente che non si e mai interessata a essere un essere umano.
– Che vuoi dire? Siamo tutti umani.
– E che vuol dire? Talete, Anassimene, Anassimandro… praticamente prima di Socrate non si è interessato nessuno alle cose degli umani.
– Ora ricomincia!
– Non è buffo.- fa il broncio – Erano umani, ma non si interessavano di se’ stessi. Cercavano l’archè, il principio di tutte le cose. Volevano sapere cosa li circondava. Senza essere minimamente interessati a chi fossero loro stessi.
– Non mi pare cosi straordinario, anzi. Praticamente tutti quelli che conosco la vedono cosi. Io per primo.
– Ricerchi l’
archè?
– No. Me ne frego di me stesso.
– Pero’ vedi, tu non ti interessi di te stesso e basta. Questi signori invece si interessavano di tutto quello che li circondavano, ed erano affascinatissimi da tutto. D’altra parte si sa: la curiosità è la madre della filosofia.
– Ecco perché non si deve mai essere curiosi…
– Ma smettila. Senza filosofia non saresti quello che sei.
– E sai che perdita…
– Le domande principali della filosofia tutti se le pongono: come è 
fatto il mondo? Come mi devo comportare davanti al mondo? Come posso comportarmi davanti al mondo… perché non è detto che possa sempre fare quello che dovrei fare… la distinzione fra la morale e la politica…
– Ma tu non ti stanchi mai di leggere queste cazzate?
– Che dovrei fare? Farmi sbattere da gente che mi spezza il cuore come te? Non mi pare che sarebbe molto meglio. Per altro ho provato. Non mi è piaciuto. Ogni tanto lo rifaccio. Ma me ne pento. Perciò torno a leggere. E di quello non mi pento mai. Aqua, aria o infinito?
– Che ti sei bevuta?
– L’
archè, dico. Aqua, aria o infinito? Io sono indecisa…

Mi bevo un altro sorso di quella roba che passano per liquore. Quella ragazza mi attira. E per quanto non mi scopi nemmeno mi attira anche più di Giulia. Strano, perché nonostante sia più raffinata di Giulia è evidente che non ha più di tante tette, ed è anche un po’ troppo magretta… forse mi attizza proprio perché non me la sono ancora scopata. E pensando questo inizio a ragionare di come portarmela a letto. O almeno al cesso.

– Ora ti spiego…. Per Talete l’archè era l’acqua… e in effetti senza acqua non si fa… per Anassimene era l’aria, e anche senza aria… però mi intriga anche l’idea che il principio di tutto sia l’infinito, come diceva Anassimandro… c’è qualcosa di sacro in quest’idea…

Capito: la dovevo fregare sul suo terreno: convincerla che ne so. O che almeno sono al suo livello.

– Il primo ha quasi azzeccato l’idea dell’evoluzione, che tutto comincia nell’acqua no? – rispolvero antichi ricordi del liceo, sepolti sotto eoni di birre doppio malto – E l’ultimo sì… è più vicino all’idea di Dio. Sceglierei l’aria. Perché non vuol dire veramente un cazzo. È roba da pazzi. Mi piacciono i pazzi. Trovano sempre le soluzioni che funzionano meglio, anche se per sbaglio.
– L’aria… Secondo te se veniamo dall’aria discendiamo dagli uccellini?
– Ma che ne so!
– Secondo te che uccello ero io quando ancora non mi ero evoluta.
– Un usignolo?
– Secondo me ero una civetta… e tu… tu un gufo direi. Hai la faccia da vecchio gufo.

Ride brillante come una cascata di rugiada. Ecco. Sono fottuto. Perché quando sei innamorato di una donna hai un problema, quando sei innamorato di una donna che non ti ama hai un grosso problema, ma quando sei innamorato di due donne che non ti amano sei ufficialmente fottuto.
Mondo merda.

Guido Giacomo Gattai

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