Diario del saccheggio

Pubblicato in Italia nel 2006, ma presentato al Festival di Berlino già nel 2004, Diario del saccheggio (di Fernando Ezequiel Solanas) è il tentativo di mostrare le implicazioni della storia recente dell’Argentina nel suo scontro con istituzioni come il FMI e la Banca Mondiale.
La narrazione parte dall’ottobre del 2001 quando il governo dell’Alleanza è destituito in seguito alle elezioni e De La Rua cade; in due anni le sue promesse di centrosinistra sono state sostituite dai progetti del FMI che rappresentano il proseguio del governo di Carlos Menem. Il 19 dicembre De La Rua dichiara lo stato d’assedio in tutta la nazione, a cui seguono immediatamente manifestazioni con scontri assai violenti. Questo il punto di avvio di questo notevolissimo film-documentario, di cui Solanas firma, oltre che la regia, anche la sceneggiatura, i testi, la fotografia ed il montaggio.
L’origine di tutto il problema argentino però è ovviamente precedente al 2001 e risale agli anni in cui fu deciso il primo prestito contratto dall’Argentina con una banca inglese, prestito da cui ebbe origine il debito pubblico del paese, nel 1824.
Questo punto è la vera apertura del documentario e ne costituisce un primo capitolo: è Il debito eterno. Nella storia argentina il debito è stato utilizzato per rafforzare i soci argentini, controllare le finanze del paese e trasferire ricchezza alle metropoli, da cui verranno poi generazioni di tecnocrati interessati a servire banche e organismi internazionali, piuttosto che difendere il proprio paese. Il debito attuale dell’Argentina comincia con la dittatura militare di Videla, di cui la magistratura è riuscita a dimostrare l’origine fraudolenta; l’importo complessivo del debito estero sarà a fine dittatura, nel 1983, di 45 miliardi di dollari, di cui la metà di debito privato.
Questi 23 miliardi di dollari sono stati prestati dalle banche presenti sul suolo nazionale, tra cui Citibank, Chase Manhattan, Bank of America, la Banca d’Italia, Bank of England, la Deutsche Bank e molte altre.
Domingo Felipe Cavallo sarà la persona che unirà la dittatura allo sviluppo successivo del paese: già alto funzionario durante il regime di Videla, diverrà Ministro dell’Economia nei governi De La Rua e Menem, divenendo responsabile dell’esplosione del debito e del successivo saccheggio ai danni del popolo argentino, grazie alla trasformazione del debito privato in debito pubblico.
faf853b2165e69c6c347932ba267779dc58d9692c41cff32d16cb7efNel secondo capitolo del documentario Cronaca del tradimento si comincia a delineare la storia più recente del saccheggio, cominciato nel 1983 con il radicale Raul Alfonsin e con il suo Plan Austral. Il risultato degli sforzi di Alfonsin sarà un disastro sia per le finanze pubbliche sia da un punto di vista politico generale: a lui si deve, tra l’altro, la Legge dell’Obbedienza Dovuta, in base alla quale si liquidarono i peggiori crimini della dittatura appena passata. Al termine del mandato di Raul Alfonsin il debito estero privato era stimato in 54 miliardi. Alfonsin lasciò che a determinare l’esatto importo fossero i creditori. Dieci anni dopo ammonterà a 130 miliardi di dollari.
Alfonsin si dimise 6 mesi prima della fine del suo mandato, in una situazione che era già di caos sociale, saccheggi di supermenrcati e iperinflazione. Il suo successore, Carlos Menem, dopo essere stato eletto con un programma che proponeva un’aumento dei salari e una riforma del modello produttivo nel paese, attuerà il programma di governo della minoranza liberal-conservatrice.
Forse Menem è stato il politico che più di ogni altro si è votato al tradimento del proprio popolo, concedendo l’indulto ai generali golpisti che avevano contribuito a mettere in crisi Alfonsin poco dopo la sua elezione, alleandosi successivamente con essi e rafforzando i propri poteri fino a superare quelli che erano detenuti da Videla stesso dopo il golpe del 1973. Il governo Menem avviò quindi privatizzazione delle imprese statali, senza obbligo di presentare bilanci né di comporre inventari di ciò che era posseduto.
A questo proposito, tra le molte vicende incredibili seguite alle privatizzazioni, vi è quella della YPF e di Gas de Estado, le imprese del settore oil&gas, le più grandi dell’Argentina (ma notevoli sono anche i casi del traporto ferroviario e aeroportuale).
In questo contesto, con un’oligarchia chiusa, compatta e tendenzialmente violenta, si sviluppa una corruzione diffusissima, una vera e propria mafiocrazia di dimensioni impressionanti: sparizioni, omicidi politici, suicidi simulati, traffico di armi e droga arriveranno a coinvolgere Menem stesso, che verrà arrestato per breve tempo.
Fernando De La Rua sarà l’uomo che con una coalizione di centrosinistra seguirà a Carlos Menem; ma ancora una volta sarà attuata la politica dettata dal FMI: gli stipendi pubblici verranno tagliati, le tasse alzate e Domingo Cavallo tornerà a fare il Ministro dell’Economia, attuando una rinegoziazione del debito pubblico disastrosa per i ceti più deboli, che vedranno allargarsi la forbice sociale.
A tutto questo seguì nel 2001 il default del paese ed il conseguente rifiuto, per la prima volta nella storia, di pagare parte del debito ai creditori internazionali; al termine di questo percorso l’Argentina, come tutti sanno, ha visto nel 2003 l’elezione di Nestor Kirkner e l’inizio di un nuovo periodo.
Tutto il percorso fin qui descritto è raccontato in modo magistrale da Solanas, che ha firmato con il Diario del saccheggio un’opera potentissima, viscerale ed assolutamente da vedere.

Giovanni Pancani

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