“Brutta gente”: la passività militante

Come tutti sapete noi sosteniamo il pensiero attivo e questo ci contrappone naturalmente ai mass media del main stream, ai giornali e giornalacci delle multinazionali, alle mega corporazioni che producono prodotti spazzatura e pubblicità spazzatura fatte per invogliarci a sprecare il nostro tempo nella corsa all’accumulo di denaro oltre la quantità che serve per vivere bene, per renderci schiavi di una sfrenata corsa al consumo che costa la felicità a noi e a tutta la società in cui viviamo.

Ma purtroppo la passività mentale non è roba che viene diffusa solo dai mega mass media. Esiste anche quella che potremmo chiamare “passività militante”. E non riguarda solo realtà di destra, come qualcuno potrebbe pensare.
l43-casapound-giovani-120824175559_bigPer dire la verità noi, come hyronisti, non abbiamo mai avuto alcun contatto con Casaggì o Casa Pound, le due principali organizzazioni di destra giovanile in Italia. Le conosciamo solo da lontano e per sentito dire. Ogni tanto leggiamo di qualche orrenda aggressione su qualche giornale come i terribili fatti di Napoli di qualche giorno fa oppure la strage di Piazza Dalmazia a Firenze, orrenda e vigliacca. Ma VOGLIAMO PROPRIO SPERARE che non si tratti di episodi normali per loro, e che siano solo casi singoli partiti da singole menti deviate. Anche se – va detto – anche i casi singoli, se nascono da un ambiente, dovrebbero essere spunto per una riflessione seria da parte dell’ambiente da cui sono usciti. Insomma: io se mio fratello spaccasse la testa alla gente mi farei due domande sulla cultura da cui veniamo.
Però, purtroppo, la desta non ha l’esclusiva della passività mentale militante. Assolutamente. Ci sono anche gruppi di sinistra che sono – di fatto – sette. E le sette sono pericolose per più ragioni. Innanzitutto nelle sette è facile entrare e difficilissimo uscire. E poi le sette ti illudono di cambiare il mondo e di pensare con la tua testa quando – di fatto – sta accadendo proprio l’opposto. Cioè? Cioè un guru, un capo setta, in realtà sta succhiando via le tue energie per fare i suoi porci comodi e, semplicemente, accrescere il proprio ego o l’ego della sua associazione. Le sette non cambiano mai i destini del mondo, in realtà. O – quando lo fanno – li peggiorano creando orrende dittature.
8113830386_420e2bc2fb_zPrendiamo due esempi attivi in Italia. Il primo è Lotta Comunista, il secondo un gruppetto studentesco anonimo che opera su Firenze ma che è simile a tanti altri che si trovano in tutta Italia – o forse anche in tutto il mondo.
Lotta Comunista si definisce un Partito Comunista Rivoluzionario e già qui vediamo una cosa tipica delle sette: stravolgere il significato delle parole per trasformarle in suoni vuoti di significato ma ricche di propaganda. Innanzitutto Lotta Comunista non è un Partito (definizione Treccani) perché non si presenta alle elezioni. Poi non è Comunista perché non fa niente di Comunista (definizione Treccani). Ed infine non è certo Rivoluzionaria per il semplice motivo che per essere rivoluzionari bisogna fare iniziare una rivoluzione oppure prendere parte ad una rivoluzione già iniziata. E visto che in Italia non ci sono rivoluzioni, non ci sono rivoluzionari. Al massimo ci può essere gente che sogna la rivoluzione. E quelli si chiamano “sognatori”, o al massimo “utopisti”. O forse ci possono essere persone che stanno preparando una rivoluzione e allora sono… beh, saranno rivoluzionari quando ci riusciranno, per ora sono “sognatori”, “utopisti” o – proprio volendo dargli molto credito – “cospiratori”. Insomma, o vendono la pelle dell’orso prima di averlo ammazzato oppure vendono la pelle di un orso che non c’è. Menzogne, dunque, già a partire dal nome e da come si definiscono.
Cosa fa di fatto Lotta Comunista? Semina qualunquismo. Chiede denaro, chiede il numero di telefono e l’indirizzo a molte persone, nelle scuole e nelle università, spesso anche a minorenni. Poi inizia a tartassare di telefonate i poveracci che ci cascano e addirittura ti vengono a prendere a casa senza il tuo consenso per portarti ai loro incontri. I loro incontri, poi, non prevedono alcun dibattito ma – come in ogni buona setta – solo indottrinamento di ore ed ore, in una parola, passività mentale. Invece di venderti McDonalds oppure Coca Cola, ti vendono il comunismo (o quello che loro chiamano comunismo) come se foste spettatori nello studio di una televendita.
Che effetto fa sulla società? Perché lo chiamo “produrre qualunquismo”? Perché il loro lavoro capillare nelle scuole e nelle università finisce per dividere gli studenti in tre gruppi: un piccolo gruppo di persone con problemi che pur di appartenere ad una qualche sorta di “famiglia” diventano membri della loro setta, un secondo gruppo (la stragrande maggioranza) di persone che si fanno l’idea che prendere un volantino od un giornale per strada possa mettere a rischio il loro portafogli o – peggio! – la loro privacy e quindi – come dargli torto? – smettono di prendere volantini da qualsiasi gruppo politico, culturale o anche solo di una scuola di lingue. Si crea così un odio per ogni gruppo politico, per ogni militanza e per ogni possibile cosa che cerchi di stimolare ad una riflessione.
Fortunatamente – come ho detto – c’è anche un terzo gruppo, ovvero il piccolo gruppo di chi capisce che non tutti sono come “Lotta Qualunquista” e riesce a restare col cervello acceso nonostante non solo la televisione ma anche questi seminatori di indifferenza. Lode a questi pochi. Io, personalmente, credo che sia per merito di questi pochi “resistenti” che il mondo rimane alla fin fine un posto vivibile.
Il secondo esempio che vorrei fare è un gruppetto attivo su Firenze da qualche anno, che gestisce un piccolo blog con un po’ (pochi ma comunque troppi) lettori e che produce un giornale di “approfondimento culturale” ogni tre o quattro mesi. Nel loro caso, nonostante l’apparente volto giovane e fresco, la procedura di reclutamento è diversa ma l’effetto è simile.
Se esci dal loro “collettivo” (anche qui: menzogne. Dove c’è un capo assoluto non si può parlare di “collettivo”) vieni coperto di insulti, e se proponi cambiamenti il guru della situazione ti ascolta – sì – ma poi fa comunque tutto sempre e solo di testa sua. In più se fai attività politica o culturale anche solo lievemente diversa dalla loro, appena possono, ti tagliano le gambe seminando ovunque menzogne su di te, come nella miglior tradizione del settarismo aggressivo, quello – per intendersi – che vede il suo caso peggiore nel nazismo.
La visione del mondo che viene propagandata nel loro giornale e nel loro blog è anche qui pseudo-comunista. Marx, magari, lo hanno anche letto, ma non lo contestualizzano. Leggere Marx oggi senza attualizzarlo è interessante per l’accademia – forse – ma di certo non per l’azione politica. Se si pensa di agire politicamente seguendo alla lettera gli scritti di un uomo – per quanto geniale – morto 150 anni fa, si finisce per vivere nel passato, vivere di ricordi e nei ricordi, e non fare nessuna differenza nel mondo.
Per il semplice motivo che nessun uomo 150 anni fa poteva prevedere l’impatto della cultura televisiva prima, ad esempio, o tanto meno della cultura dei social media oggi: l’analisi sociale non è filosofia pura, è legata al periodo in cui viene fatta. Quindi vivere in un Marx “schietto” e “senza interpretazioni” è più o meno come vivere nel mondo del Signore degli Anelli o di Guerre Stellari: è vivere in un mondo parallelo, staccati dal mondo “di tutti”, senza alcuna possibilità di influire nella realtà perché la realtà va conosciuta per poterla modificare.
Al colmo del loro delirio surrealista questi “marxisti puri” dichiarano di non seguire un pensiero o una teoria ma una “scienza”. Gli ultimi che pensavano di poter trasformare la filosofia in scienza erano i positivisti. Ed erano vecchi quando mio nonno faceva l’università. Non voglio dire che oggi non sia interessante leggere i positivisti, per carità! Ma seguire il loro sogno dopo più di un secolo che è fallito vuol dire proprio provare gusto a percorrere strade che non portano da nessuna parte.
E – in effetti – viene quasi il sospetto che sia proprio questo lo scopo dei collettivi universitari di questo tipo: militare in qualcosa che non va da nessuna parte per poter poi, ad un certo punto, abbandonare tutto e abbandonarsi alla passività mentale più completa pensando “vabbè! Io ci ho provato!”. Un po’ come quando alcuni ragazzi si trovano una ragazza che gli strazi il cuore – inconsciamente – proprio per sentirsi giustificati – poi – a diventare sciupafemmine e pugnalare cuori a destra e a manca per il proprio egoistico piacere.
Cosa voglio dire? Che non si può delegare a qualcuno la fatica di tenere il cervello acceso. Al massimo ci si può trovare insieme tra persone col cervello acceso per tenersi compagnia. Non entrate in sette di alcun genere se volete staccarvi dalla televisione, fatelo da soli! Non entrate in sette di sinistra, di destra, cristiane o che altro diavolo!
Il massimo che si può fare è stimolare ad accendere il cervello, o a tenerlo acceso. Si può lavorare insieme, magari. Ma nessuno può fare per gli altri il lavoro degli altri. Il tuo lavoro è solo tuo! Il tuo senso critico è solo tuo! La tua testa è solo tua! Amala! E non la regalare, non la prestare, mai!
Il proprio lavoro si può regalare, il proprio cuore forse. Ma regalare la propria testa è una cosa che si paga perdendo il contatto con la realtà, perdendo la propria capacità di influire sul mondo e il controllo sulla propria vita. E – NO! – quello che è bene per te, quello che ti rende VERAMENTE felice, non può saperlo o farlo un altro per te! Lo puoi sapere e fare solo tu. Studiando molto e pensando molto.
La vita non si può comprare con lo sconto.
Mai.

Guido G. Gattai

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