L’onda

ondaDi solito non recensisco films ma di questo vale forse la pena che la faccia, perché quel che ho da dire non si trova in nessuna recensione web.
“L’onda” è un film del 2008 diretto dal tedesco Dennis Gansel, tratto dal romanzo di Todd Strasser L’onda, a sua volta basato sull’esperimento sociale denominato La Terza Onda avvenuto nell’aprile 1967 in California. Il film si presenta come un film anti-dittatura, è ben recitato e ben condotto, emozionante e stimolante.
Purtroppo però, a causa si radicali errori terminologici e di struttura, stimola la riflessione in modo profondamente malsano.
Gli errori terminologici sono due:
1 – “autarchia” al posto di “oligarchia”. Il professore all’inizio del film definisce “autarchia” quello che è in realtà un’oligarchia. L’errore è gravissimo, soprattutto per un film impegnato, ma innocuo.
2 – “dittatura” usato a caso. Il secondo errore, molto dannoso a differenza del primo, è il fatto che durante tutto il film il termine “dittatura” viene usato sia bene che male. In molti casi andrebbe sostituito con “settarismo”, soprattutto nel finale, e questo questo è uno dei principali fattori che rovinano il film.
Gli errori di struttura invece sono strettamente legati – credo – alla forte carica “radical chic” del film. La ragazzina che fugge dalla setta solo perché non riesce più a imporsi sul suo compagno viene vista come un eroina ed altrettanto bene viene vista la compagna del professore che crea la setta, la quale – senza appoggiarlo minimamente nei momenti di difficoltà – appena lui non le piace più si limita semplicemente a scappare. Insomma: si difende chi è antisettario per motivi egoistico e personali. Ma antisettario non lo è chi sceglie sé stesso piuttosto che una setta. L’antisettario è colui che sceglie il bene comune piuttosto che una setta. Gli antisettari che passano per “buoni” in questo film non sono che degli egoisti e quindi invece dell’elogio dell’antisettarismo si finisce per fare un elogio dell’egoismo. E a quel punto restano più simpatici i settari, che almeno invece di credere solo invece sé stessi credono un gruppo. La morale peggiore – diceva Tolstoj – è quella dell’individualista, subito sopra c’è quella del gruppo (o famiglia) e la migliore è quella che mira al bene dell’umanità.
Ma torniamo al secondo errore di terminologia, quello che rovina il finale. Nel finale il professore dice “Avete visto? È ancora possibile che nasca una dittatura! È così che nasce una dittatura! È quello che è appena successo!”. Se in tutti questi casi avesse detto “settarismo” avrebbe avuto ragione. Ma dicendo “dittatura” quel monologo finale diventa una trafila di menzogne. Perché i fatti narrati dimostrano esattamente l’opposto ovvero che è possibile che nasca una setta – certo – ma NON è possibile che nasca una dittatura, che è proprio così che nasce una setta ma NON una dittatura e che – infatti – quello che è appena successo nel film è che è nata una setta, e NON una dittatura.
Una dittatura infatti è una cosa ben diversa da una setta, anche e soprattutto per le sue dimensioni. Il potere centrale (che non è una persona ma una pulsione umana, una media tra le forze in gioco) infatti ad oggi ha già radicalmente eliminato più o meno quasi ogni forma di resistenza fra i piccoli poteri e permette la nascita di nuovi piccoli gruppi solo finché restano piccoli e finché riescono a stare in piedi “economicamente”. Un gruppo od un individuo non durano molto se non possono pagarsi cibo, servizi sanitari e un tetto sotto il quale stare. Ma il denaro altro non è che l’espressione del potere centrale, è il potere centrale che decide come e quando stamparlo, a chi darlo, e se e quanto varrà  domani. Quindi tutti questi gruppetti nascono, esistono e possono continuare ad esistere solo fino a quando il potere centrale lo vuole e quando non lo vuole più li spazza via. Lo ha già dimostrato con la seconda guerra mondiale spazzando via tutti quei regimi che tentavano di chiudere i propri mercati al mondo.
Se esiste un rischio di nascita di una dittatura quindi non viene da ragazzini volenterosi e professori carismatici, ma proprio dalla direzione opposta, cioè non dal basso, ma dall’alto. I ragazzini volenterosi e i professori carismatici possono creare delle sette, che sono cose orribili e contro le quali bisogna battersi, ma che non possono mai guadagnare veramente il potere. Se l’esperimento del film fosse continuato avrebbe presto battuto il naso contro la polizia, oppure con gli eserciti degli stati accanto. Perché ormai tutti sono d’accordo, e l’accordo generale esclude qualsiasi entità politica che si presenti come nuova. Quelle già esistenti sono ben organizzate ed accordate per governare qualsiasi cosa ci sia da governare quindi se vuoi farti la tua setta ben venga. Ma non pensare di poter contare davvero qualcosa nello scacchiere geopolitico.
Al massimo una setta può fare quello che si vede nel film: imbrattare qualche muro, fare qualche rissa, pestare i piedi. Ma se arriva ad essere preoccupante viene spazzata via in un batter d’occhio.
Quindi bisognerebbe valutare – secondo me – due cose: innanzitutto il fatto che i ragazzi volenterosi e i professori carismatici possono avere un potere e fare dei danni ma non sono il vero pericolo a livello di struttura sociale, e poi anche il fatto che, visto l’ordine geopolitico in cui viviamo, forse la dittatura non può nascere perché c’è già e copre tutto il globo. Certo, ogni paese ha i suoi governanti. Ma l’accordo generale fra tutti questi governanti fa si che di libero arbitrio ce ne sia proprio poco. E se un governante regolarmente eletto prova a spezzare questo accordo generale per favorire i suoi cittadini, subito coloro che invece sottoscrivono l’accordo se ne liberano. Un tempo se ne liberavano con i proiettili come successe a Kennedy, ora invece si limitano a togliergli terreno politico da sotto e lasciarlo impotente. Come è successo a Obama.
Oggi la dittatura è quindi – forse – globale, non ti chiede saluti standard, vestiti standard o parole d’ordine. Vivi pure come vuoi. Basta che tu passi la vita a lavorare come uno schiavo per ricomprare merce inutile all’infinito. La dittatura si è ridotta ad un solo comandamento, e ci fa credere che quella vecchio stile posa rinascere solo perché non guardiamo le catene di lei: quella nuova e ben più potente dalla quale ancora non abbiamo capito come uscire. Di certo ne usciremo quando il consumismo finirà i materiali da sfruttare, ma sarebbe bello riuscire ad uscirne prima o sarà un’uscita ben più traumatica del finale di questo piacevole film tedesco del 2008. 

Guido G. Gattai

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