LA VOCE DI DON CHISCIOTTE

90e161a352054fe6e4ac1e89fa9ff6f5Il personaggio creato da Cervantes ha colpito l’immaginario dei moderni e continua a rappresentare un mito per i contemporanei. L’eroe sgangherato che si scaglia contro i mulini a vento, con le sue cocenti sconfitte e le sue irrinunciabili illusioni, è molto più vicino a tutti noi di quanto non lo siano quelle figure intuitive e trionfanti di cui la letteratura di ogni tempo abbonda.
Don Chisciotte è l’idealista, il sognatore, il puro; è colui che non si rassegna nemmeno davanti all’evidenza. La sua perseveranza consola da tutti i “no!” che la vita dice a chiunque con spietata frequenza.
Inoltre, l’eroe di Cervantes offre generosamente al lettore la possibilità di ridere dei fallimenti altrui, poiché quelli dell’hidalgo sono talmente assurdi da porre ogni spettatore esterno in una posizione di supposta superiorità: “come può quel pazzo non accorgersi di quanto è ridicolo? Come si fa a scambiare greggi di pecore per minacciosi eserciti?”
Il primo regalo di Don Chisciotte ai lettori è quindi questa grande consolazione, sospesa tra ridicolezza e romanticismo.
Questo forse già basterebbe a spiegare l’immenso successo del romanzo di Cervantes, ma non è sicuramente sufficiente a giustificarne l’impatto su ogni tipo di pubblico: il
Don Chisciotte non è semplicemente stato letto e apprezzato, se ne è scritto e le sue avventure si sono moltiplicate. Filosofi illustri hanno dedicato, e continuano a dedicare, pagine e pagine alla riflessione su questo personaggio e, fatto ancora più emblematico, dopo la prima pubblicazione del romanzo sono apparse in circolazione diverse avventure di Don Chisciotte che non avevano niente a che fare con Cervantes.
La ragione per cui il cavaliere della Mancia ha incantato a tal punto le menti di ogni lettore è che la sua lancia, scagliata contro nemici inscalfibili, ha colpito e distrutto quella opprimente gabbia che era la realtà dell’essere. Cosa stabilisce chi siamo? Cosa distingue ciò che è reale da ciò che non lo è?
Quando l’identità personale si trasforma in pesanti catene, Don Chisciotte la stravolge, distruggendola per ricrearla. Egli è un cavaliere, è un eroe, perché lo vuole e decide di esserlo. Per di più non è nient’altro: non è un pazzo, il folle semmai è Alonso Chisciano, ma col nome diverso si identifica un’altra esistenza, non certo quella del valoroso hidalgo della Mancia.
Il personaggio di Cervantes sa che “ognuno è figlio delle sue azioni”, perciò egli è solo ciò che fa e se anche i mostri contro cui egli si batte con coraggio non sono altro che inanimati mulini a vento che importanza ha? Cosa può la gretta empiria di fronte all’ardore, agli alti ideali e allo spirito di abnegazione del cavaliere?
La realtà è disarmata e piegata alla volontà del singolo che si afferma, come dimostra il fatto che nemmeno le sconfitte vengono vissute come tali dall’instancabile hidalgo. I fallimenti, che pur continuano impietosi e beffardi a susseguirsi, perdono il loro corrosivo potere poiché essi vengono filtrati e modificati dal penetrante sguardo di Don Chisciotte. Egli vive ed esiste realmente solo in virtù della sua ferrea volontà e su questo fronte vince: infatti le sue avventure si moltiplicano, persone diverse chiuse nelle loro case sentono in qualche modo il bisogno di narrare le gesta del buffo eroe perché il suo valore non si esaurisca insieme alle pagine già scritte su di lui.
L’abile penna di Cervantes priva di senso la realtà oggettiva attraverso un’ironia malinconica e disillusa, paradossalmente incarnata da un personaggio che fa dell’idealismo e dell’illusione la sua più grande forza.
Risulta inoltre curioso come Don Chisciotte, pur incarnando valori già superati ai suoi tempi, non smetta mai di essere contemporaneo. Infatti c’è ancora bisogno di un individuo a cui non importano il titolo con cui nasce e l’epoca di cui è figlio, ma che sia pronto a morire per ciò che crede, pur essendo l’unico a farlo.
La nobiltà d’animo con cui il cavaliere della Mancia si scaglia contro i mulini a vento è sancita proprio dall’inefficacia sostanziale delle sue azioni e non potrebbe che essere svilita da un’oggettiva legittimazione.
L’umanità ha ancora bisogno di sentir risuonare nelle proprie orecchie la voce tonante di Don Chisciotte.

Giulia Righetti

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