SPARI

imageBuio in sala. Rumore di spari, urla, poi meno urla, meno spari. Poi più nulla. Occhio di bue su di un uomo in ginocchio a centro scena, in mano ha una pistola e se la punta alla tempia. Se ne riesce a vedere solo la sagoma nera, la mano tremante che sta per fare fuoco. In terra, nel cerchio di luce, un mitragliatore scarico.

Voce fuori campo – Non che adesso importi più nulla. Quello che è fatto è fatto, e non si torna più indietro. E, in ogni caso, non vorrei tornare indietro. Non servirebbe a niente. Ci sono cose che non puoi modificare. Punto e basta. Vorrei farvi ridere, ma non ci riesco. In questo momento breve, prima di farmi esplodere la testa, l’unica cosa che posso dire, l’unica cosa che posso cercare di dire è spiegarvi perché voi non riuscirete a spiegarvi il mio gesto. I media non ci riusciranno, si chiederanno per giorni: ma come ha potuto quel pazzo, entrare in un centro commerciale e sparare a tutti, uccidere centinaia di innocenti e poi togliersi la vita? Lo sapete perché non troverete la risposta? Perché non troveranno la risposta? Per la ragione più semplice e vecchia del mondo: perché non la vogliono trovare. La risposta è in effetti molto semplice e sotto gli occhi di tutti. Ma quello che non vogliamo vedere, non vediamo. Anzi: quello che non vogliamo vedere, spesso, non esiste.
La mia storia è breve e scontata, banale e già vista in un milione di tiggì e documentari: ero un ragazzo di borgata, stavo a non fare niente, niente lavoro, niente soldi, poca voglia di andare a scuola, quando è arrivato un signore in giacca e cravatta e mi ha offerto un lavoro: soldato. Soldato vero, non di quelli che stanno alla scrivania di una caserma e poi tornano la sera a baciare la moglie e giocare coi figli. Soldato di quelli col fango e le mosche e il sangue, la merda, la malaria spesso, comunque le malattie e poi gli steroidi e caffeina, spesso droghe, anche cocaina, eroina, tutto quello che ci vuole per arrivare a fine giornata senza pensare ed avendo squarciato più corpi possibili. Tutto quello che ci vuole per mandarti in pappa il cervello e farti vivere gli anni sette a sette come un cane. Un soldato di quelli che a trent’anni sei un vecchio, a quaranta una mummia, a cinquanta non c’è rischio di arrivare. E se ci arrivi preghi Dio di toglierti la vita perché per quanto tu ne abbia sempre fatta una orrenda, a quel momento diventa inaccettabile per qualsiasi essere vivente. Anche per un figlio di puttana senza cuore, sì, anche per un figlio di puttana senza cuore. E io, figuratevi, non sono neppure mai stato un figlio di puttana senza cuore. Ero solo uno sfigato. E lo sono ancora. Ma prima era colpa mia se lo ero. Ora no, ora non più cari miei. Ora è colpa vostra.
Ho combattuto e sono sopravvissuto pensando ai grandi ideali. Certo, la merda chimica mi ha aiutato, ma soprattutto bevevo gli ideali che mi inculcavano. E, sapete una cosa? Mi piacevano. Ci credevo. E, sapete una cosa? Ci credo ancora. Non sono certo quelli il problema. Eh no. Pensavate, vero? Il povero soldatino che si è bevuto la propaganda di guerra e ora che ha capito che è falsa vorrebbe non aver mai fatto quello che ha fatto e quindi non gli regge più il boccino e sbrocca… e invece no. Penserete allora che la merda chimica mi abbia sfondato i lobi e che non capisca più un cazzo. Forse pensate che sia un problema di squilibrio nel mio povero cervellino. Ma invece no. Nemmeno quello. Lo vedete? I vostri cervelli continuano a cercare una scusa per la mia pazzia, per il mio gesto violento e sanguinoso, al di fuori da voi. Volete dare la colpa agli ideali sbagliati, alle droghe… bravi, bravi… e invece no. Col cazzo. La colpa è proprio vostra. Vostra e basta. Uno, due, tre, tutti voi singolarmente vostra. Non potete neppure scaricarla sul gruppo sociale per sentirvi più leggeri. Sarebbe troppo facile carini. No no no… è colpa solamente, interamente, fottutamente VOSTRA.
Se ci ho messo del mio? Certo. Ho tirato io il grilletto? Ovvio. Ma voi avete creato me ogni giorno ed ogni giorno continuate a crearmi, me e migliaia, centinaia di migliaia come me. Ci create e poi ci rifiutate. Ci volete togliere di mezzo, pensando che tolti di mezzo gli strumenti con cui fate del male diventerete puliti, che sarà come non aver mai commesso crimini. Eh no carini. Il martello non fa la spada. La fa il fabbro. E gettare il martello non gli leva alcun merito, né alcuna responsabilità. Io creo il panettiere, il fioraio e il medico, nel momento esatto in cui mi rivolgo a loro. Ma poi non cerco di farli sparire sotto il tappeto come i grumi di polvere. Gli riconosco il saluto, li stimo e li considero parte della società. E sapete perché? No che non lo sapete. Voi credete che questo sia perché sono persone stimabili che fanno un lavoro onesto. Non è vero. Non è questo. Questa non è una spiegazione, poi, semmai è una ripetizione: “perché lo stimi? Perché è stimabile”. E grazie al cazzo! No, io li stimo e gli sorrido per la strada perché so che ne ho bisogno. Che fanno un lavoro che mi serve. Che non li posso mettere da parte.
Ma non è la stessa cosa con il povero soldato, sacchi di merda, eh no. Perché il cellulare lo volete, vero? La macchina sotto il culo la volete, eh….? E il megatelevisore, e le scarpe nuove, e una montatura nuova per gli occhiali ogni tanto, e poi il riscaldamento e l’aria condizionata… e tutti i cazzi che ve se fregano! Costano molto! Queste cose costano molto! Molto materiale, molta energia, molto spazio sul pianeta e, la sapete una cosa? Tutti le vogliono queste cose! Non solo voi. Se il povero negretto sorridente da domani potesse ve le strapperebbe, perché ormai gli avete insegnato a desiderarle! E anche perché prima lui aveva uno stile di vita diverso, sapete? Ma gli avete portato via tutto quello che serviva al suo stile di vita, quindi non gli resta nient’altro che combattere per avere il vostro. E se ci riuscisse voi smettereste di averlo, stronzi sacchi di merda!
Ora i casi sono due: o voi accettate di perdere quello che avete oppure no. E siccome avete già scelto la seconda, io vi servo. Noi vi serviamo. Noi vi siamo indispensabili. Come e più del panettiere, del fiorista e pure del dottore. Perché nessuno di loro avrebbe gli strumenti per lavorare se non ci fossimo noi, cari bei musetti. E allora ci dovete amare e stimare, e portare in trionfo.
Invece no.
Molti dei miei compari non dicono quello che abbiamo fatto. Io invece sì. Lo dico. Perché non ci credo nelle bugie. Mi hanno invitato a un paio di programmi tivvù, mi hanno fatto parlare. Ho parlato. Prima ho perso gli amici, mia madre non mi riusciva più a parlare e mio padre… mio padre… diceva che “la capiva”. “La capiva”! Una madre che non parla al figlio! E a me chi cazzo mi capisce a me? E poi Valentina, anche Valentina. Io l’avevo perdonata per avermi tradito tante volte quando ero in missione e invece lei no, per aver protetto il suo culo, il suo stile di vita, la sua cazzo di latrice, lavastoviglie e lavacoscenza! No! Per quello no! Io non sono “perdonabile”! Ma poi di cosa mi dovreste perdonare? Di aver sacrificato i miei anni migliori e la mia salute per permettervi di dormire coi vostri fottuti cuscini in più? Sono d’accordo, cazzo, sono d’accordo, non il perdono io mi merito ma il trionfo! O mi portate in trionfo o cambiate stile di vita perché se il vostro stile di vita è questo, io ne sono il massimo protettore e gli eroi si portano in trionfo, non si nascondono in cantina a pane e acqua!
Non che adesso importi più nulla. Quello che è fatto è fatto, e non si torna più indietro. E, in ogni caso, non vorrei tornare indietro. Non servirebbe a niente. Ci sono cose che non puoi modificare. Punto e basta. Vorrei farvi ridere, ma non ci riesco. In questo momento breve, prima di farmi esplodere la testa, l’unica cosa che posso dire, l’unica cosa che posso cercare di dire è spiegarvi perché voi non riuscirete a spiegarvi il mio gesto.
Quando ritroveranno questa registrazione nella tasca davanti del mio giubbotto, la faranno sparire. Chiaro, no?
E voi potrete tornarvene a dormire sonni tranquilli. Pensando che siete bravi, belli e buoni. Che tutto quello che avete lo avete solo perché siete fortunati e buoni e che i poveri negretti sono solo sfortunati là in Africa. Che le bombe sono uno sbaglio e il microonde invece una cosa utile.
Coglioni.
Quando ritroveranno questa registrazione nella tasca davanti del mio giubbotto, la faranno sparire.
E voi potrete tornare a dormire.
Buonanotte.

Si spara.

Buio.

Guido G . Gattai

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