UN SOLDATO

tiziano 2Teatro in un atto

In mezzo alla scena un cerchio di sacchi di yuta. Voci fuori campo.

Il Tenente è molto autoritario, il soldato molto infervorato nell’onorevole compito dell’obbedienza.

– Sono molto felice di questo incarico, signor Tenente! Finalmente un incarico di responsabilità.

– Te lo sei meritato recluta, dopo tutti questi anni a pulire le latrine era pur giusto che il Generale ti notasse. Ed anche normale, direi. Visto che è incontinente.

– Finalmente la guerra dipende da me! Un avamposto di trincea! E poi, la sa una cosa signor Tenente? A me devo dire non mi è mai piaciuto dormire con gli altri commilitoni. Mi fanno i scherzi.

– Cosa?

– I scherzi, signor Tenente, mi fanno i scherzi. E poi quando c’è la carica mi mandano sempre fuori per primo col cartello “sparatemi” al posto del fucile. Voglio dire, signor Tenente, una di queste volte poi magari trovo uno che sa l’italiano e mi spara per davero.

– Chi è stato, recluta? Dimmelo subito e lo farò fucilare! Quanto è vero che sono una foca monaca!

– Non posso signor Tenente. No no. Il camerata Muscolotti mi ha detto che se lo denunciavo mi picchiava. Fosse stato qualcun altro ancora ancora. Ma il camerata Muscolotti non lo posso proprio denunciare, sennò mi picchia. No no.

– Maledizione recluta come posso fare se non mi dici chi è stato? Vabbè, apriremo delle indagini. Le affiderò a Muscolotti, che è il più valido della tua sezione.

– Un’ottima scelta Signore. È così bravo che probabilmente sa già chi sia il colpevole anche ora, prima che lei gli affidi l’incarico.

– È bello vedere della fiducia fra camerati! È sempre molto bello. Beh siamo arrivati, questa sarà la tua postazione d’ora in poi recluta. Sei contento?

La recluta entra in scena da sinistra palco, come spintonato.

– Qu… Questo singnor Tenente?

– Certo, recluta. Obiezioni?!?

– Ma.. Ma… No signor Tenente ma… c’è solo una buca.

– Non dire idiozie, recluta! Non c’è solo una buca! Ci sono anche i viveri! Un’intera cassa di viveri.

– E… L’acqua Signore?

– Qui piove spesso la notte! E tu hai un elmetto!

– Ma… Ma se non piove?

– Ogni guerra ha dei caduti, pensavi che fosse una scampagnata quando ti sei arruolato?

– No ma…

– E poi tu non puoi permetterti di morire senza avvertici! Lasciare un posto di frontiera senza permesso e senza neppure darne formale comunicato sarebbe insubordinazione grave, e siccome qui non c’è la radio… se muori sarai fucilato!

– Ah, beh, allora…

– Starai qui per i prossimi sei mesi, poi riceverai il cambio. Fra tre mesi esatti riceverai una seconda cassa di viveri con la ronda cibo che passa in quasi tutte le trincee.

– Quasi?

– Questa è una trincea di prim’ordine recluta, dovresti ringraziare l’incontinenza del Generale! In molte mangi quello che cacci!

– Nel… nel deserto Signore?

– Nel deserto soldato! E chi non hai mai gustato una lucertola grigliata non conosce i piaceri della buona tavola! Bene, io devo andare. Buona fortuna!

– E se mi viene… Freddo? La notte?…

– Brucia gli scheletri! Ce ne sono ovunque sotto tutta la sabbia.

Si sente un rumore di una jeep che parte.

Il soldato si guarda intorno. Gira un po’ per il palco. Non c’è niente. Guarda in lontananza. Guarda il pubblico. Non c’è niente di niente. Si mette nella buca. Imbraccia il fucile. Cala la notte.

Sorge il sole. Il soldato si era addormentato con la faccia sul fucile e L’elmetto gli era scivolato sulla faccia. Si riprende velocemente come per una improvvisa visita di un superiore.

Si guarda intorno. Continua a non esserci nessuno. Non succede niente. Silenzio imbarazzante.

Il soldato fa spallucce. Si china, prende una scatoletta. Prova ad aprirla in due o tre modi comici. Non ci riesce. Monta la baionetta sul fucile, prova acrobaticamente ad aprire con questo immenso apriscatole improvvisato, sfonda il tappo, ci gira un po’ la baionetta dentro per allargare il foro. Appoggia la baionetta.

Tira fuori con aria compunta e signorile un fazzolettino ricamato e coi bordi in pizzo, ci pulisce la baionetta, la smonta, la ripone, ripone diligentemente il fazzolettino, estrae un cucchiaino vittoriano ed inizia a mangiare come la caricatura di un lord.

Si pulisce di nuovo con il fazzolettino di broccato.

Rutta platealmente, col movimento di testa circolare del leone della MGM.

Si guarda introno con aria interrogativa.

A un certo punto scatta puntando il fucile dalla parte da cui è arrivato.

– Chi va là? Mani in alto! Parola d’ordine!

Si ritrae subito. Rimettendosi in posizione di guardia: in piedi dentro la buca con lo sguardo rivolto verso il pubblico, il fucile imbracciato in un interminabile present-arm, il mento un po’ in su e l’elmetto leggermente abbassato sugli occhi in modo goffo.

– Stupida lucertola.

Torna in posizione di guardia, ci pensa un po’, guarda verso la lucertola.

– Ma lo sai che potevi farti sparare? Se proprio non puoi alzare le mani avresti almeno potuto dire la parola d’ordine.

Torna in posizione di guardia, ci pensa un po’, guarda di nuovo verso la lucertola.

– Almeno poi la sapevo anch’io, che mi son scordato di chiederla al signor Tenente.

Torna in posizione di guardia, ci pensa un po’; guarda verso il pubblico con quel poco di occhi che escono dall’elmetto.

– Secondo me è Soldato Blu. Breve ed efficace. La usavamo l’anno scorso di questo periodo.

Ci pensa un po’.

– No, impossibile. Non usiamo mai due volte la stessa parola d’ordine. Per quel che ne so. Poi magari… Non sono mica nell’esercito dall’inizio dei tempi. Può darsi che effettivamente ci si sia anche ripetuti una volta o due. Magari proprio questa. Magari è proprio Soldato Blu. Ho deciso. Se dirò Soldato Blu non mi sparerò. E se poi… Me lo dimentico? Me lo chiedo così di colpo quando sono distratto e tak! Mi colgo impreparato. A quel punto che faccio, mi sparo o mi do una seconda possibilità? E se mi prende paura e nel dubbio mi sparo prima di darmi una seconda possibilità? E se mentre mi do una seconda possibilità poi ho paura di non ricordarmi la parola d’ordine mi sparo per non rischiare di spararmi? Che morte orribile… Vah, nel dubbio se mi chiedo la parola d’ordine mi sparo subito, così, ka-boom, veloce e preciso. Così non mi do nessuna possibilità di spararmi, mi frego sul nascere. Sempre meglio sparare per primi… Già.

Sorride soddisfatto.

Un coniglio attraversa il palco.

– Quando mi sono arruolato pensavo che ci fosse di mezzo l’azione più spericolata. Forse c’è anche. Forse è solo troppo veloce per vederla. O forse c’era ma le hanno sparato. Chissà se l’azione conosce la parola d’ordine. Forse invece ci sarà fra poco. In quel caso però è un poco che mi pare tanto. Infatti sono almeno sei anni che aspetto quel poco. Forse hanno sparato anche a lui. Povero poco. Però lo capisco. Non è facile ricordare quella maledetta parola d’ordine. Ma se hanno sparato anche a lui perché non sapeva la parola d’ordine a che diavolo serve allora questa parola d’ordine? Ma cambiamola dico io! Che poi voglio dire… “soldato blu”. È anche una parola d’ordine abbastanza stupida, no?!? Perché non “colonnello arancione” o “generale rosa”? A me “generale rosa” non dispiacerebbe assolutamente come parola d’ordine. E si ricorda anche più facile! Generale rosa!

Si guarda intorno con circospezione concitata. Punta il fucile ovunque prendendo la mira verso innumerevoli fantasmi.

– Chi ha parla? Chi ha parlato?! Chi è il maledetto nazi-bolscevico che ha Gridato la nostra segreta parola d’ordine!? Si cacci fuori il capino signor nazi-bolscevico! Si presenti vil d’un vile!

Si rilassa.

– Ah vabbè che poi se è un nazi-bolscevico che sa la parola d’ordine non è nemmeno un nemico.

Si rimette in guardia.

– E se l’avesse copiata dal compagno di banco e la sapesse quindi del tutto illegittimamente!? Maledetto nazi-bolscevico copione…

Si rilassa.

– Vabbè, copiata o non copiata se la sa lo devo far passare. Caro nemico… Prego s’accomodi. Se sa la parola d’ordine la accudiremo e coccoleremo. E magari ci affezioneremo anche un po’ al suo musetto sbarazzino. Ecco.

Pausa.

– Bah. Effettuiamo un controllo.

Si mette per terra e striscia col fucile in mano e movenze da pagliaccio. Striscia di qua. Striscia di là.

– Non si vede nessun nemico. La conseguenza che potrebbe trarne uno sciocco o un novellino è che non c’è nessun nemico. Il che è ovviamente falso! Se c’è una guerra allora non può che esserci un nemico. E se non lo vedi vuol dir che s’è nascosto bene. Oppure che ha imparato il segreto dell’invisibilità. In ognuno dei due casi… Vieni fuori marrano! – si mette a prendere a baionettate l’aria – Stanati, attanato manigoldo! Te lo intimo! Te lo impero! Te lo suggerisco con vivacità! Ah! Ah! Ah! – accompagna i colpi con suoni sordi. Poi stanco e affannato si ferma e ansima. – Maledetto. Non vuol venir fuori. Vile villano. D’altra parte fa il suo lavoro, poveraccio. È un nemico. È cattivo. Ha da esser vile. Se no a fine mese non gli dan mica lo stipendio. Dev’esser dura anche per lui. Vigliaccheria allo stato puro, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, mai un solo gesto di coraggio o al limite un gestolino piccolo piccolo, magari dietro l’angolo, o alla toilette, che se ti vedono sei fregato. Bah. Io non lo vorrei far proprio il nemico. Poi brutto, che se sei bello già come nemico non vali più una cicca. Nessuna donna ti vuole, l’hai mai visto? Gli eroi son pieni di donne, i nemici mai. Anche la moglie e la figlia del nemico, segretamente, vorrebbero sposare l’eroe. Pure sua madre preferirebbe aver avuto per figlio l’eroe che il nemico. E la capisci, scusa! Sai che due barbe tutte le volte al mercato quando incontri le amiche: che ha fatto suo figlio oggi signora? No, se ne sta intanato, colpisce alle spalle, si lava poco e picchia un po’ i figli. Niente di nuovo. Oddio. A ben pensarci, poi… Anche la mamma dell’eroe… Che ha fatto oggi suo figlio signora? Mah, ha salvato tre gattini, due nazioni, un generale… Ha preso tre pallottole al posto di un altro e ha dato un bacino alla nonna come ogni mattina. Sai che due rape a esser quella nonna. Ti vien la fossetta sulla guancia a forza di bacini. Roba da farsi vedere dal dottore. Che due ananassi… Mi sa che quella che si diverte di più dev’essere la mamma di quello normale. Magari anche un po’ lunatico, quello che si alza la mattina e prende a sberle il micino, bacia la nonna ma senza passione, beve il latte a boccia ma con grazia, rutta, salva un generale e poi lo ammazza, picchia la moglie ma per simpatia e poi rompe i giocattoli ai figli ma li porta al luna park. Non so se sia un buon esempio, ma almeno non è noioso. No, ma che dico! – si riprende e si rimette a posto rientrando nella buca e in posizione conforme – Bisogna essere eroi! Tutti eroi! Nient’altro che eroi! E chi non è un eroe, che il diavolaccio se lo porti! È la patria che lo vuole, e quando lo vuole la patria bisogna anche portare l’acqua con gli orecchi! Quindi si fa l’eroe. Basta! E senza discussioni! – si addormenta sul fucile russando sonoramente.

Buio.

Musica trionfale da una vecchia radio. Voci fuori campo.

Tenente – La guerra è finita! Signor Colonnello, la guerra è finita! Possiamo richiamare i nostri uomini dalle postazioni di frontiera!

Colonnello – Quanti sono, Tenente?

Tenente – Un dozzinaio!

Colonnello – Sono troppi, costa troppo, ne richiami la metà!

Tenente – Signorsì signor Colonnello!

Luce.

Soldato – Non sento più sparare da mesi. Non un colpo di pistola. Non uno di mortaretto. Niente bombe o petarducci. La conseguenza che potrebbe trarne uno sciocco o un novellino è che non c’è più nessun nemico. Il che è ovviamente falso! Se c’è una guerra allora non può che esserci un nemico. E se non lo vedi vuol dir che s’è nascosto bene. Oppure che ha imparato il segreto dell’invisibilità. In ognuno de due casi… Vieni fuori marrano! – si mette a prendere a baionettate l’aria – Stanati, attanato manigoldo! Te lo intimo! Te lo impero! Te lo suggerisco con vivacità! Ah! Ah! Ah! – accompagna i colpi con suoni sordi. Poi stanco e affannato si ferma e ansima. – Maledetto. Non vuol venir fuori. Vile villano. Ma sai cosa? Stattene pur lì. Sai cosa me ne importa. L’importante è solo che non avanzi. E che non avanzi è ben sicuro, perché alla radio nessuno mi ha avvertito di nessuna avanzata del nemico. – silenzio – Che vuol dire che non ho nessuna radio? Credi che sarebbi cretino iomé? Se tu avanzassi, carissimo il mio nemico del mio cuore, mi verrebbero a portare la radio. E poi mi comunicherebbero, con quella, che stai avanzando. Che ti credi caro il mio nemico, che siamo un esercito arretrato? Arretrato sarai tu e il tuo maledettissimo sistema d’invisibilità! Ecco! L’ho detto. Ma guarda tu… Che gente… Uno ha un sistema d’invisibilità e subito si crede chissacchì. No, è inutile che mi guardi con quella faccia, tanto ormai la frittata è fatta. Sei una brutta persona e io lo so. E non ci puoi più fare niente no no no. E… – pausa – beh, no, ci sarebbe una cosa… Però non oso chiedere… beh, se proprio insisti… Potresti… Ecco… Magari solo un pochino… Uscire fuori e beh, così per gioco, tanto per riannodare i rapporti… Farti sparare un pochettino, ecco. Oh basta! Ma io dicevo così per dire sai!? Ma non ti si può dir proprio nulla! Sei un musone, eh! Sei una bruttissima, proprio proprio bruttissima persona, anche come nemico, guarda, davvero, se ne possono trovare cento troppo più meglio di te. Non hai un briciolo di cuore! Nemmeno una pallottoluccia per un vecchio soldato di frontiera ti fai tirare, ma guarda che gente! Secondo me hai anche il dispositivo deodorante oltre che invisibilizzante, altrimenti si sentirebbe lontano un miglio che puzzi perché devi anche puzzare da tanto che sei una brutta persona, ecco ecco ecco!

Buio.

Luce.

Il Soldato si sta pettinando e mettendo il più in tiro possibile.

– Oggi sono passati tre mesi, sai caro nemico? Ah! Proprio proprio! Li ho segnati a tacche sul fucile e ben presto qualcuno verrà a portarmi il cambio dei viveri, proprio proprio! E allora saremo due e tu uno solo e voglio vedere se il tuo sistema d’invisibilità funzionerà anche con due persone! Voglio proprio vedere! Proprio proprio! Perché è questa la tua forza vero? Che tu sei ben uno mentre io sono uno solo! Maledetto! Invece adesso sei in minoranza strategica! E allora la vedremo sì! La vedremo proprio proprio! E poi sai una cosa nemico? Tu nemmeno sei di grande compagnia. Voglio dire… In tanto tempo che siamo stati insieme nemmeno una parolina mi hai detto… Avresti anche potuto no? Invece nisba di nisba… Non è mica carino. Almeno adesso arriverà qualcuno e almeno un “attenti!” e un “riposo!” me li dirà. Non saran gran ché… Ma un po’ di contatto umano… Voglio dire, nemico… Anche fra nemici una barzelletta ogni tanto ci si potrebbe anche scambiare, no? Guarda, comincio io. C’è un coniglio che salta intorno a… Ma mi ascolti? Sempre a giocare con il tuo fucile invisibile e a farci cerchi invisibili sulla sabbia, ma non ti stanchi mai? Dicevo: c’è un coniglio che salta intorno a una buca in mezzo a una radura ripetendo 33, 33, 33, 33, 33… sicché passa l’orso e gli fa: ma perché dici così coniglietto? E il coniglio continua… 33, 33, 33, 33, oh ma mi ascolti? No, ah, ecco, mi sembrava. Vabbè, dicevo, 33, 33, 33. Sicché l’orso guarda dentro la buca, il coniglio ce lo butta dentro e continuando a saltare si mette a ripetere 34! 34! 34! 34! – ride sguaiatamente, poi si accorge – no, eh? A te non ti fa ridere, eh. No, vabbè, era per… No, mai dai, ma non… No, non ce lo butta per davvero! E poi l’orso è grosso e la buca è bassa, non si fa male! E dai, non piangere… Ma che nemico frignone! Ma guarda che come nemico sei un po’ pappamolle… Voglio dire, no dai… Ma guarda te… Scusa, non volevo ferire la tua… Passato? Passato tutto? Ovvìa. Mi dispiace… Dai, su ora raccontane una te. Come… Ma come non ne sai? Ma dai, una così, una scema, tanto per… Mica ti giudico, poi figurati, io… Dai, ma ti dico una, una tanto così, ma tanto per… Vabbè, dai, che poi mi ti rimetti a piangere… Ora… NO, non era un’offesa. Per davvero. Ti giuro di no. Ora dai, mettiti un attimino per bene che arriva il vivandiere e non mi pare poi bello che ti trova così poi magari si fa delle idee che io tratto male il nemico che mi hanno affidato. No, guarda, te lo dico, poi ti può capitare di tutto se mi assegnano da un’altra parte, eh! Ora ci si conosce da un bel pezzo non voglio mai che ti finisci fra le mani di chissà chi, eh! Alla fin fine si sta bene in questo modo: tu non avanzi, io non ti sparo e si sta tutti benonissimo, no? Dai, guarda, ora ti faccio vedere, uno davvero che non sono io, un umano in carne ossa che poi uno dice che il nostro esercito non è preciso, mai vero! C’ho rimesso l’orologio stai a vedere se il vivandiere non si fa vivo preciso preciso, guarda dieci… Nove… Otto… Sette… Sei… Cinque… Quattro… Tre… Due… Uno…

Si sente un rumore di jet e dall’alto viene gettata una cassa che atterra davanti alla buca.

Attimo di silenzio.

Buio.

Luce.

Il soldato si gratta.

– Allora va bene caro nemico se non ne sai nessuna tu te ne racconterò un’altra. Però che nemico noioso che sei alle volte, lasciatelo dire. Proprio un nemico noiosetto. Non spari, non avanzi, non sai una barzelletta che sia una… Ma voglio dire! Ti pare di essere… Ah, sì hai ragione. La barzelletta. Allora… C’è un coniglio che se la spassa, va bene? Nessuno si fa male in questa barzelletta, così non ti piangi. Ecco, bello, così, fammi un bel sorriso invisibile che mi piace tanto. Questo coniglio, immaginatelo, se la spassa tantissimo. Sta spaparanzato su una sdraia beve un coccotaillo, in riva a un laghetto, con un bell’ombrellone contro i raggi uva, degli occhiali da sole sbrilluccianti e… e basta, che poi se sta troppo bene mi piangi per l’invidia che noi siam qui a star male per la patria e il coniglietto no. E insoma arriva la giraffa, un giraffone alto alto, che dall’alto della sua altezza gli dice “guarda coniglietto che questa è la zona del leone, se ti trova ti fa tantissima bua quello! Che stai facendo?”. Il coniglietto, per tutta risposta alza un sopracciglio e gli fa… “prendo il sole, devo un drink e se passa il leone se la vedrà ben brutta!” sicché la giraffa si allontana ammirata dal coraggio di fratel coniglietto. Allora dopo un po’ arriva l’ippopotamo, un ippopotamome grosso grosso che dal grosso della sua grossezza gli dice “guarda coniglietto che questa è la zona del leone, se ti trova ti fa tantissima bua quello! Che stai facendo?”. Il coniglietto, per tutta risposta alza un sopracciglio e gli fa… “prendo il sole, devo un drink e se passa il leone se la vedrà ben brutta!” sicché l’ippopotamo si allontana disgustato dalla spavalderia di fratel coniglietto. Sicché dopo un po’ arriva la iena, una iena un po’ così senza grandi segni particolari, che dal medio della sua mediezza gli dice “guarda coniglietto che questa è la zona del leone, se ti trova ti fa tantissima bua quello! Che stai facendo?”. Il coniglietto, per tutta risposta alza un sopracciglio e gli fa… “prendo il sole, devo un drink e se passa il leone se la vedrà ben brutta!” sicché la giraffa si allontana pensando di trarre profitto dalle notizie che ha saputo da fratel coniglietto. Va dal sior Leone e gli dice “Sior Leone, Sior Leone, c’è fratel Coniglietto che s’approfitta del vostro laghetto! E dice che se ci andate ve la vedrete ben brutta!”. Sicché dopo un po’ il leone va al laghetto, saluta il coniglio e gli dice “Ma che piacere vederti qui fratel Coniglietto! Che stai facendo?”. Il coniglietto, per tutta risposta alza un sopracciglio e gli fa… “prendo il sole, devo un drink e se passa qualcuno gli dico delle bioiate che non hanno dimensioni!” sicché il leone ride e diventano grandi amici. Questo finale nella barzelletta non c’era ma sono sicuro che è andata così. Come? Come “come faccio”? Ma fidati una buona volta! Saremo pur nemici ma ormai conosciamo bene, no? Boh, vabbè, credi un po’ quello che ti pare.

Buio.

Luce.

Rumore di jeep che arriva. Voce fuori campo del Tenente.

Tenente – Che fai ancora qui, Soldato? La guerra è finita da due mesi!

Soldato, scattando sull’attenti emozionatissimo – Nessuno mi ha detto niente e così ho tenuto la postazione, signor Tenente!

Tenente – Puoi andartene a fare in golfo fuori da qui adesso! Non ci servono più persone come te, vai alla città più vicina, ti sarà dato un sussidio di povertà e un calcio nei cabbasisi! Non ti farà bene ma ti farà sentire vivo!

Soldato – Grazie signor Tenente! – fa per avvicinarsi a sinistra palco.

Tenente – Ma che fai barbone? La città è da quella parte!

Soldato – Sì ma io pensavo che visto che lei ha la jeep…

Tenente – Ma che jeep e jeep, se tu ti fossi lavato non ti farei salire perché mi stai antipatico, e sono mesi che neppure ti lavi! A piedi dovresti raggiungere la città in meno di un mese! Buona fortuna!

Soldato – Grazie signor Tenente!

Si sente un rumore di jeep che si allontana e il soldato resta un po’ incerto.

Soldato – Allora… Allora ci salutiamo qui nemico. Senza rancore, eh! Ora puoi pure avanzare se vuoi. E chiama ogni tanto se vieni dalle mie parti. Magari ci raccontiamo un paio di barzellette. Non so. Ti prometto che sui conigli non ne racconto più. Vieni anche tu di qua? – pausa. – Ah. Vabbè. Allora ci sentiamo, eh. Comunque dai. Su, eh.

Mette le mani in tasca e s’incammina verso destra palco, poi si ferma un attimo, tira su col naso e indica un punto nel vuoto come fosse una persona.

Soldato – E comunque… Comunque… Guarda, te lo devo dire. Io dicevo tanto così, un po’ per rabbia se vuoi ma… Bel sistema d’invisibilità. Eh… Sì! Bel sistema davvero. Io guarda… I miei complimenti. Beh. Allora ciao, eh.

Rimette le mani in tasca, si incammina di nuovo nella stessa direzione di prima molto lentamente mentre una musica lenta si diffonde e in sala scende il

Buio.

Finita la musica, nel silenzio voci:

Fidanzata – Amore! Finalmente sei tornato! Quanto mi sei mancato! – pianti singhiozzi.

Soldato – Ehi, ehi, sono qui sono qui…

Fidanzata – Mah… Avete vinto?

Soldato – Non so, non mi hanno detto. Però mi hanno detto che alla fine hanno ammazzato Muscolotti. Te lo ricordi? Quello che ti dicevo che mi faceva sempre i scherzi? Alla fine gli hanno sparato, e lui nemmeno aveva il cartello. Boh. Era scemo forte. Glel’avevo detto che il nemico tanto non lo legge l’Italiano…

Fidanzata – Come… Com’era… La… Guerra… Il nemico… A noi dicevano che…

Soldato – Lasciati dire. Checchè ne possano dire in ogni forma ogni salsa e ogni tiggì… la guerra… È una grande, grandissima, incredibile noia. E il nemico, amore, il nemico… proprio non capisce mai nemmeno una cavolo di barzelletta sui conigli.

Luce in sala, fuori gli attori.

Guido G. Gattai

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