TEMPO DI PACE

people-are-calling-this-speech-by-marine-general-mad-dog-mattis-the-most-motivating-speech-of-all-timeTeatro grottesco in un atto.

Entra un ufficiale sulla 40-50ina. Molto rilassato e gioviale. Evidentemente un uomo di una gioia profonda, che sa godersi i tutti piaceri della vita con moderazione e voluttà, che ama il suo lavoro ed è abituato a lavorare con i bambini, cui infonde allegria e tranquillità e dai quali viene sempre ricambiato con affetto e sorrisi.

– Cari bambini, benvenuti al Decimo anniversario della Guerra Universale. So che per voi non vuol dire molto, ma noi che abbiamo vissuto gli anni duri della pace siamo sempre molto emozionati in questo giorno. I racconti di pace, lo sapete, sono sempre molto dolorosi, e noi che c’eravamo vorremo sempre poterli seppellire.

Un bambino dal pubblico – A me piacciono i racconti di pace.

Altri bambini – Anche a me, anche a me!

– Lo so, lo so… Per voi sono strani, intriganti, diversi. A volte mi viene il sospetto che sarebbe meglio non parlarne proprio, altrimenti prima o poi a qualcuno che non conosce la pace verrà voglia di firmare un trattatello e zac! Come nulla ci ritroveremo di nuovo in tempo di pace.

Coro di “no…”

– Lo so, lo so che siete dei bravi bambini e che queste cose non le fareste mai… Ma dovete capirmi, per me che ho vissuto tanti anni di pace a volte è dura credere che non tornerà più. È un incubo che spunta sempre fuori, ogni tanto me lo sogno anche la notte. Il silenzio. Ricordo che in tempo di pace in alcune zone verdi della nostra città si poteva non sentire un solo rumore anche per cinque, dieci minuti. A volte se si era sfortunati anche per un quarto d’ora. Era terrificante. Pensate che per provare un minimo di emozioni ci infilavamo nei cinema per vedere films di guerra, o ci chiudevamo in casa per vedere persone che si picchiavano in televisione. Vi rendete conto? In televisione. Sapete quella cosa che trasmette i notiziari tre volte al giorno e che ascoltano i vostri genitori? In tempo di pace era piena di immagini e di colori e stava accesa tutto il giorno e le persone invece di vivere guardavano quella scatola tutta la vita. Anche e soprattutto la violenza veniva messa li dentro. Mai nella realtà. Se uno ti passava davanti alla cassa del supermercato non potevi neppure tirargli un buffetto.

Altro bambino – E se qualcuno picchiava la tua mamma?

– Niente. Non si poteva fare niente. Si doveva andare dalla polizia, che era un piccolo gruppo di persone che aveva il diritto di picchiare chi voleva. Ma solo loro, nessun altro.

Terzo bambino – E… e se un poliziotto ti picchiava tu che facevi?

– Niente. Non potevo fare niente. Non avevo neppure il diritto di girare armato, pensate.

Coro di sbigottimento.

– Lo so. Oggi ormai si fa fatica a crederci. Voi che siete nati nel periodo della Guerra Universale nemmeno ve lo riuscite a immaginare probabilmente. Abituati come siete a sentire i missili che fischiano sulla vostra testa, le bombe in lontananza, gli allarmi del coprifuoco… queste cose non potevamo che sognarcele ai nostri tempi. Oggi i bambini ricevono il loro primo coltello a tre anni, la pistola a cinque o sei. A scuola finalmente queste cose si studiano, per fortuna. Non abbiamo sempre avuto questi privilegi. La pace è una cosa orribile. La guerra, è vero, è molto violenta. Ma si muore in piedi, almeno, e poi si può dir che si vuole e far che si vuole, libertà d’azione e di pensiero. Dolce miele. In tempo di pace se vuoi ammazzare il presidente… non puoi.

Bambino – E se io lo ammazzo lo stesso?

– Se lo ammazzi lo stesso la polizia viene a prenderti, sono tanti sono armati e tu non puoi fare niente per difenderti. E non ti ammazzano. Ti mettono in una prigione. Una prigione è un posto dove stai chiuso per tanti anni e quando esci non hai amici, non hai un lavoro, non hai una famiglia. Anzi se ammazzi un presidente di solito ti mettono in prigione e non ti fanno più uscire. Muori di solitudine come un animale in gabbia.

Mormorii. Un bambino in sala scoppia a piangere e viene portato via dalla mamma. Attimo di silenzio.

– Scusate. Scusate. Mi dispiace. Mi sono fatto trascinare. È che a volte ancora, quando ci penso… – gli trema la voce, poi si riprende – Diamo qualche notizia riguardo alla nostra scuola, ora. In qualità di Direttore sapete che è mio dovere alla cerimonia di chiusura dell’anno dare lettura dei bravi bambini morti, storpiati o colpiti da gravi malattie. Non è un compito piacevole, ovviamente preferiremmo che finissero la scuola e si arruolassero soldati, ma comunque morire, o anche essere colpiti, è sempre un onore. Quest’anno ho deciso di non aspettare e dare già qualche nome in questo anniversario primaverile e gioioso per tutti noi.

Bambino – Ma i bambini non si ammalavano, non morivano e si facevano mai male quando c’era la pace? – un babbo lo mette zitto, gli fa notare che non è il caso.

– No, signore. Lo lasci parlare. D’altra parte siamo qui per questo, no? Sono cose tristi, orribili. Ma i bambini devono sapere. Non siamo più in tempo di pace quando i bambini prima e i popoli poi venivano tenuti all’oscuro di tutto. Ora il diritto all’informazione se Dio vuole è una realtà, non più un’oscura menzogna. Vedi Mariolino, quando c’era la pace i bambini venivano trattati in modo molto buffo. Non si picchiavano mai. Però si coccolavano ancora di meno. Si lasciavano tutto il giorno davanti alla televisione. Gli si insegnavano cose inutili e mai niente di utile. C’era anche una legge che gli impediva di fare le cose utili quando erano piccoli. Se un grande faceva fare qualcosa di utile a un bambino lo mettevano in prigione e davano il suo bambino a un’altra famiglia. C’era una cosa che si chiamava mercato, secondo alcuni lo gestivano i migliori secondo altri i peggiori ma oggi sappiamo che non lo gestiva nessuno era solo una serie di cattive abitudini che nessuno aveva mai saputo correggere. Questo mercato faceva ammalare le persone, diventare tristi, e alla fine morire senza avere mai potuto fare niente di quello che volevano. Non vivevano mai. Consumavano. Mangiavano carne, zuccheri, ogni genere di cose orribili che fanno venire il cancro e poi spendevano cifre enormi per curarlo, questo cancro. Poi si mettevano in bocca bastoncini fumanti, masticavano cose gommose insomma il mercato convinceva tutti, grandi e bambini, a suicidarsi lentamente e poi a tenersi in vita con pasticche e trattamenti dei più incredibili. Si viveva tanto e si soffriva moltissimo. La depressione era un altro modo di uccidere che il mercato aveva. Convinceva tutti di essere l’eletto, il migliore, di essere insostituibile. Poi però siccome lo pensavano tutti nessuno era disposto ad essere gentile con gli altri perché ognuno pensava… “Loro devono essere gentili con me, non io con loro!”. Allora se volevi che qualcuno fosse gentile con te gli dovevi dare in cambio dei… soldi. Cosa siano i soldi è quasi impossibile da spiegare oggi. Oggi si paga tutto in gallette o pane secco. Immaginate che a quel tempo si facevano dei foglietti di carta apposta per pagare le cose, e quei foglietti avevano valore perché tutti dicevano che avessero valore. Buffo no? Comunque: siccome tutti si credevano il migliore nessuno era gentile con nessuno se non per soldi, ma per soldi ovviamente non si può avere l’amore. E quindi l’amore, in tempo di pace, era del tutto sparito.

Bambino – E le mamme e i babbi? Come facevo senza amore?

– Si incontravano, facevano bambini, e poi si lasciavano. I bambini vivevano con uno dei due genitori, mai con tutti e due. E più che le persone avevano soldi e più che facevano così. Più che avevano soldi e più che erano soli, tristi e tantissimi morivano di suicidio.

Bambino – Che cos’è?

– Beh, è quando ti uccidi da solo.

Mormorio di sbigottimento.

– Lo so che sembra difficile da crede ma in tempo di pace le persone erano così sole che sì, anche la morte se la dovevano dare da sole. E poi c’era un’ipocrisia di fondo che faceva ammalare molte persone. A forza di vivere una vita falsa si stancavano di vivere e si lasciavano morire. Non era suicidio vero e proprio, ma quasi. Si suicidavano mangiando tanto, mangiando poco, o con gli stecchini che fumavano e con tutte quelle altre cose che vi ho detto. Il corpo umano è facile da distruggere. Basta eccedere un po’, si abbassano le difese, entra una malattia e il gioco è fatto. Pensate ad esempio che un mio amico, avevamo gli stessi voti a scuola, trovò lavoro in Ciarnania. Vi immaginate? Doveva lavorare per i ciarniani. Il suo cuore glielo diceva che era sbagliato, ma la società gli diceva che non c’era nulla di male e finì per convincersene. Arrivato in Ciarnania iniziò a perdere la sua identità. Piano piano quasi scordò la sua lingua…

Bambino – Io se un giorno entro in Ciarnania metto una bomba e ammazzo tutti i ciarniani!

– (ridendo) I bambimi sono la nostra gioia. (poi sorridente) Sai, non era così facile a quel tempo pensarla così. Per te, oggi, sì. Ma tu hai la fortuna di essere nato in un’epoca illuminata, il mio amico viveva in un mondo che gli diceva che tutto questo era normale. Suo nonno era morto in guerra contro il nonno del suo capo, ma la società gli diceva che era normale che lui lavorasse per i ciarniani. Che era normale perché pagavano bene, avevano industrie buone e via e via. Quando cresci sentendoti sempre dire queste cose non è facile uscirne. Il mio amico purtroppo iniziò a soffrire di uno sdoppiamento della personalità aggressivo, e dopo una rissa in un pub fu messo sotto psicofarmaci, delle pasticche che ti davano quando non ragionavi come volevano i capi. Quelle pasticche gli facevano vedere cose che non c’erano, si chiamano allucinazioni. A 30 anni si buttò dalla finestra. Per sbaglio. Non voleva neppure uccidersi. Vi rendete conto? Per sbaglio… Anche mio figlio, uno, il medio, è morto l’anno scorso contro i ciarniani. Ma combattendo, per Dio, combattendo. E ne ha ammazzati almeno dieci prima. Non così, non così… Così è una tragedia… E poi la cultura… La cultura… In tempo di pace tutti potevano farne, con grande facilità, ma nessuno sapeva niente della vita e la cultura finiva per deteriorarsi in mille inutili rivoli. Apparivano idee come “il bello per il bello”, il “discorso per il discorso”. So che per voi oggi non è facile capire questi concetti astrusi, ed è un bene, perché vogliono dire solo, in breve, che non vi sono più ragioni per far nulla, e quando non ci sono più ragioni gli esseri umani non riuscendo a star fermi agiscono a caso, come le mosche in un barattolo di vetro. L’unico vero problema della guerra è che finisce. Il tempo di pace è la metastasi della guerra. Per questo abbiamo provveduto alla disattivazione di ogni arma di massa, ogni arma abbastanza forte da compiere un genocidio con un solo gesto. Nonostante che sembrino la guerra in persona, queste armi sono infatti pericolosissime portatrici di pace. Per secoli, ad esempio, il nostro mondo è stato congelato dalle bombe atomiche. Erano armi tanto potenti da non essere semplicemente utilizzabili. Una sola avrebbe potuto distruggere più di metà della terra. I paesi che le avevano potevano così tiranneggiare sugli altri senza che questi potessero minimamente difendersi. Alcuni popoli potevano decidere chi potesse avere cosa, e chi dovesse morire di fame. E fra di loro non dovendo combattere subivano infiacchimenti, depressioni, obesità. La pace fu per il nostro pianeta, il più lungo periodo di oppressione che la storia umana ricordi. Un periodo di oppressione così orrendo che neppure gli oppressori arrivano a ricordarlo con nostalgia.

Si iniziano a sentire colpi di mitragliatore e mortaio. Il Direttore risponde a una telefonata.

– Sì, sì, lo dico subito… Sì. – riattacca – Signori scusate ma mi comunicano che c’è un attacco al fronte sud ovest. I signori di quel quartiere sono pregati di uccidere più nemici possibile, come sempre. Questo mese chi porta più teste avrà un vulcan a due mani in omaggio dal Sindaco in persona. Sembrano bandiere della Cervonia, mi raccomando, fateli a pezzi senza pietà.

Alcune famiglie si alzano, tutti le applaudono e le incoraggiano. Escono. Nel caos generale un uomo entra veloce e spara al Direttore che si accascia, il caos si accentua, qualcuno insegue l’omicida.

– Ciarniano? Cervone? Gelone?… Chi se ne importa, ho vissuto bene. Mi raccomando. Date ai vostri figli un futuro in cui la guerra sia fuori perché quella dentro… Quella dentro è inumana…

Cade a terra. Tutti insorgono.

Buio.

Guido G. Gattai

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2 commenti

    • E… no 🙂 è proprio questo il bello dell’arte fatta per riflettere: solo tu puoi dire cosa significa per te. Di sicuro l’obiettivo è sottolineare alcuni problemi insiti nella nostra società, ma qui soluzioni specifiche non se ne propongono, le si lasciano piuttosto al lettore.

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