TRUCCHI PER SALVARE IL MONDO

really-rubbish-superheroUna delle domande che mi hanno attanagliato maggiormente dall’età della ragione è abbastanza comune: come faccio pesare il meno possibile sul mondo? Molti pessimisti pensano che solo due o tre Santi si pongano questioni del genere, ma nonostante sia argomento di discussione poco comune, conoscendo più nel profondo le persone che ci circondano si scopre con una certa facilità che la cosa è tutt’altro che rara.
Nonostante la società “dei grandi” abbia cercato a più riprese di insegnarci che la cosa più importante è sopravvivere il meglio possibile schiacciando gli altri (una certa destra) o che non schiacciare gli altri è semplicemente impossibile e si vuole arrivare in alto (il peggiore dei qualunquismi) o semplicemente che tanto tutti cercano di schiacciare tutti e che quindi la scelta è tra schiacciare gli altri o accettare una vita di miseria e soprusi (una certa sinistra), è anche vero siamo stati (i nati negli ottanta almeno, ma forse e anche prima e sicuramente anche dopo) cresciuti da una visione supereroistica del mondo. Sembra buffo da dirsi, ma per noi cresciuti guardando Bat Man e Spider Man è estremamente difficile accettare di essere del tutto irrilevanti su questo pianeta, di non essere in grado di salvarlo dal “male” con speciali superpoteri che ci rendono diversi e unici davanti al resto del mondo.
Di non avere superpoteri lo abbiamo accettato tutti, al più tardi a dieci anni. Di non poter salvare il mondo, molti di noi, per quanto a volte ce lo raccontiamo, non lo abbiamo accettato mai. E quindi, perfettamente coscienti di essere persone normali, è stato ed è per la nostra generazione una delle occupazioni più diffuse quella di cercare metodi per salvare il mondo.
Da chi?1 Nella realtà il Jocker è rinchiuso in un ospedale psichiatrico e fa danni solo a sé stesso, il dottor Destino è stato escluso dal Nobel e si è impiccato, Galactus ha mandato un fax alle Nazioni Unite annunciando che un mondo come il nostro non gli interessa, non ci mangerebbe nemmeno una settimana. Invece Lex Luthor c’è, secondo molti. Lex Luthor è il principale antagonista di Superman, ed è un ricco industriale impegnato a depredare il mondo per arricchirsi. Lex Luthor, secondo molti, c’è. I malefici vertici della OCP che danno l’assillo a RoboCop sono ancora più realistici. I politici razzisti che fanno leggi per mettere al bando gli X-men come lebbrosi, sono evidentemente reali. Ogni diverso trova sempre qualcuno che lo odia e ogni gruppo di “odiatori” trova sempre un rappresentante. Spesso molti.
Cosa hanno in comune tutti questi “cattivi”? Innanzitutto (a) hanno tutti in comune che ci rappresentano. Non sono alieni cattivi, sono persone cresciute tra noi e come noi, che hanno fatto scelte differenti dalle nostre in virtù di differenti esperienze, occasioni e inclinazioni. Ma quello che ci interessa maggiormente è che di conseguenza (b) nessuno di noi preso singolarmente può sconfiggerli ma tutti noi bene organizzati possiamo farlo di sicuro.
Su quello che ho appena scritto sono d’accordo tutti, si può divergere sul modo di esprimersi. Ma da qui in poi si aprono molteplici scuole, in numero tale da essere del tutto impossibili da descrivere nel dettaglio. Farò quindi una semplificazione enorme perché altrimenti questo articolo diverrebbe un libro. E in effetti più che le parole corrono più che mi vien voglia di farlo diventare. Ma ci penseremo in un secondo momento.
Per adesso ci basta fare quattro grandi raggruppamenti, tre maggioritari ed uno minoritario che cito solo in quanto ne faccio parte e non è onesto non dichiarare apertamente da dove viene la voce narrante. Il primo gruppo è quello di coloro che hanno definitivamente “accettato” che “il male” è l’unica via e si fanno una continua guerra più o meno cruenta per arrivare al vertice della piramide. Il secondo gruppo, più esteso, è quello di coloro che credono che i “cattivi” esistano veramente e accettano di essere vessati senza far niente per venirne fuori perché tanto “tutto inutile”. Il terzo gruppo, inferiore ai primi due ma comunque esteso, è quello di coloro che credono che i “cattivi” esistano e si adoperano in vari modi per combatterli. Il quarto gruppo, decisamente più piccolo ma più diffuso di quel che si potrebbe temere, il gruppo da cui viene la penna di chi scrive, è quello di coloro che pensano che i “cattivi” siano proiezioni mentali. Cioè che non esistano “persone malvage”, ma tendenze malvage, che si annidano più o meno potenti e molto diverse l’una dall’altra in ognuno di noi, e che la vera battaglia sia quella tra il Super Eroe e il Super Criminale… che sono in ognuno di noi. E che ovviamente in questa battaglia vincit qui se vincit.
I “trucchi per salvare il mondo” che presenterò nella seconda parte di questo articolo nascono dalla discussione su come salvare il mondo che viene fatta quotidianamente tra esponenti di questo quarto, minoritario, gruppo di opinione.

Ecco, dunque, come salvare il mondo:

1. Innanzitutto, sulla scia di Jeremy Rifkin, una cosa semplice e indispensabile da fare per fermare la fame nel mondo è fare in modo che vi siano coltivazioni sufficienti per tutti. Gli allevamenti intensivi (a) accrescono oltremisura la pressione edafica e desertificano il globo, inoltre (b) il gas creato da questa sovraquantità di bestiame mette seriamente a rischio la fascia dell’ozono che ci protegge dall’effetto serra. Circa il 90% della carne che mangiamo viene dagli allevamenti intensivi. Diventare vegetariani è quindi una priorità assoluta, da carnivora la nostra specie non sopravvivrà a lungo.
1.1 Un altro prodotto degli allevamenti intensivi sono uova e latticini. È quindi una buona idea controllare il più possibile la provenienza dei “prodotti animali secondari” che consumiamo.
1.2 Se il secondo argomento (1b) di Rifkin vale solo per le carni il primo (1a) è estendibile a moltissimi altri prodotti: il tabacco, l’alcool, il caffè, il the e il cioccolato – per esempio – sono tutte coltivazioni “di lusso”, non indispensabili, coltivando le quali si toglie spazio a cibi di prima utilità. Anche il consumo di questi prodotti, quindi, dovrebbe essere ridotto il più possibile. Ovviamente ridurre il consumo dei primi due – anche forse annullarlo – può anche migliorare molto la qualità della vita dei singoli e abbassare la tensione sociale.
1.3 In generale è comunque bene controllare i consumi, al di là di ogni loro genere. Abbuffarsi e ingrassare fa male alla salute, al portafogli e al pianeta. Con qualsiasi cosa lo si faccia.

2. In Francia il movimento della Décroissance (la Decrescita Felice, esiste anche in Italia, ma in Francia è enorme ed ha aperto la strada a molti interessanti argomenti di discussione) ha posto più volte l’accento sulla pericolosità dei mezzi individuali, il trasporto pubblico, laddove può essere usato, non solo inquina meno, ma abbatte i costi di produzione. Già il solo fatto che io possegga un’automobile implica che questa sia stata costruita, quindi un consumo di materiali ed energie non indifferenti. Ovviamente esistono alcune esigenze e tratte per le quali l’uso del trasporto pubblico è semplicemente impossibile.
2.1 Quando la scelta del mezzo si impone è ovvio che la migliore sia sempre quella che cade sulla vettura più piccola, che consuma meno e tiene di più nel tempo. Un SUV, per esempio, oltre a costituire uno spreco di materiale e di energia con la sua sola fabbricazione e inquinare come una fabbrica in fiamme, è anche un serio rischio per gli altri automobilisti perché (a) può raggiungere velocità inutili e pericolose e (b) è così corazzato che se se ne perde il controllo dove tocca distrugge. A meno che non abbiamo tutti dei SUV. Però a quel punto ci estinguiamo per soffocamento nel giro di cinque anni.

3. La Toscana è la prima regione in Italia in fatto di riciclaggio e questo, oltre a farci onore in Italia, ci fa onore nel mondo, penso per esempio alla civilissima Parigi che purtroppo però raccoglie solo la carta e non in contenitori appositi ma solo con camionette che passano da certe zone. Il riciclaggio è la base della sopravvivenza, e va fatto accuratamente e regolarmente.
3.1 Parte integrante del riciclaggio (il riciclaggio migliore, perché non comporta neppure l’energia per la ritrasformazione) è il riutilizzo. Usare i vestiti del nonno e del babbo è la cosa più sana del mondo, comprare magliette economiche a stock di venti è da criminali, incrementa lo spreco di materiali e lo sfruttamento del lavoro sottopagato, oltre ad uccidere le piccole botteghe di rammendo e riparazioni che sono la linfa di una società equilibrata e non consumista. Se non conoscete nessuno che voglia i vostri vecchi vestiti ci sono molte raccolte di vestiti per i poveri, se avete un ristorante ci sono ronde che possono distribuire ai meno abbienti il cibo che altrimenti gettereste. Non vi costa niente e ci guadagnate di immagine. Prima di gettare qualunque cosa, anche nella raccolta differenziata, assicuratevi sempre che non ci sia nessuno che può ancora servirsene.
3.2 Un piccolo sforzo va chiesto anche sui prodotti “sbagliati”. Molti di noi sono abituati a gettare ciò che hanno appena comprato se non è come se lo aspettano. Abbiate pazienza: se il dentifricio che avete comprato non vi piace ne comprerete un altro la prossima volta, ma il tubetto che avete usatelo o trovate qualcuno che lo usi.
3.3 Sempre sul consumo intelligente, bisogna stare attenti ad usare i prodotti che si acquistano fino in fondo, e non gettare tubetti ammezzati di salse e creme. Consumare fino in fondo prima di ricomprare è anche un costante risparmio, come d’altronde quasi tutti i “trucchi” qui citati.

4. Anche le specie in estinzione meritano la loro attenzione, oltre che per rispetto anche per accortezza: usufruiamo ogni giorno di un’atmosfera, una temperatura e una catena alimentare fragilissime che ci permettono la sopravvivenza e che reggono su di un equilibrio fragilissimo. A questo equilibrio ogni legame ed ogni componente sono utili e indispensabili. Le rondini e i ragni mangiano le zanzare, per esempio. Cosa possiamo fare?
4.1 Una cosa piccola ma molto utile è controllare con cosa sono fatti i cosmetici e i prodotti per l’igene che usiamo. Difficilmente mangiamo le foche o le balene, ma è molto facile spalmarsele addosso senza saperlo. Esistono sempre di più, fortunatamente, marchi che garantiscono la completa provenienza vegetale dei loro prodotti.
4.2 Una cosa invece enorme, ma ormai fortunatamente così diffusa che forse potrei anche evitare di scriverlo, è controllare la provenienza dei propri abiti. Le pellicce naturali sono spesso di animali a rischio di estinzione e anche quando la pelliccia viene da un animale che non si sta per estinguere resta una crudeltà inutile e un utilizzo inefficente dell’animale (è efficente solo se è lo scarto della catena di produzione di carne da tavola, ma questa catena, come abbiamo visto al punto 1 è dannosa). Le pellicce sintetiche, per contro, inquinano moltissimo essendo derivati del petrolio. Come se ne esce? Semplice: senza pelliccia. Possiamo tranquillamente abbigliarci con derivati animali come lana e piume. Ricrescono e tengono caldo benissimo. Ovviamente anche su piuma e lana, controllare la provenienza e le modalità di fabbricazione, se ne avete voglia e tempo, non è un passatempo inutile. Ovviamente comunque è sempre meglio abbigliarsi con prodotti vegetali, non richiedono alcun allevamento.

5. L’ultima riflessione è d’obbligo dedicarla al consumo energetico. È ormai chiaro che non possiamo continuare a consumare le risorse energetiche del mondo a questa velocità. Le strade che si aprono a chi vuole cercare di collaborare ad un’inversione di questa tendenza sono principalmente due: (a) cambiare le fonti da cui si attinge spostando lo sguardo dai carburanti “bassi” (carbone, petrolio, legna, gas combustibile etc.) ai carburanti “alti” (sole, vento etc.) oppure, semplicemente (b) consumare meno. Nei seguenti punti cercherò per brevità di limitarmi a tre cose – nell’una e nell’altra direzione – che possono fare tutti o molti.
5.1 Vestirsi di più. Se avete una casa in cui potete decidere il livello dei termosifoni, o anche soltanto quando vi spostate in automobile, vestendovi di più potrete tenere più basso il riscaldamento risparmiando denaro, carburane e salute. “Avere una limitata temperatura dell’aria è di notevole vantaggio per il comfort degli occupanti, in primo luogo perché aria meno calda è anche meno secca e ciò va a beneficio del sistema respiratorio. Infatti, proprio l’eccessivo riscaldamento dell’aria è causa di infiammazioni alle mucose nasali, di laringiti e bronchiti, nonché di allergie, in quanto un certo grado di umidità è necessario per far funzionare correttamente le mucose del sistema respiratorio, le quali rappresentano un primo filtro naturale agli attacchi esterni.”
5.2 Spendere in energie rinnovabili. Se potete istallare impianti eolici, fotovoltaici o geotermici, fare piccoli lavori di coibentazione delle pareti della vostra casa per non disperdere il calore d’inverno e non avere bisogno del condizionatore d’estate, qualunque cosa del genere possiate fare è un grande investimento sia economico che ambientale. E, ancora una volta, un ambiente che sta bene è condizione indispensabile per una razza umana che gode di buona salute. Ovviamente questo è più facile per chi dispone di case indipendenti, ma anche in condominio è un argomento che può essere portato avanti.
5.3 L’energia ovviamente non è usata solo per riscaldarsi ma anche per gli elettrodomestici. A questo riguardo è ovviamente utile averne il meno possibile, solo se indispensabili, ripararli più che cambiarli e cambiarli se hanno non solo un difetto non riparabile, ma anche un difetto che ne mina davvero seriamente l’utilizzo. Per esempio è opportuno cambiare una lavastoviglie non se “fa un rumorino” ma l’acqua le esce da tutte le parti.
5.4 Sempre sugli elettrodomestici, una buona norma per coniugare salute ed ecologia è tenere attaccate solo le spine che servono, solo per il tempo che servono, e staccare tutto durante la notte (tranne ovviamente il frigorifero o il freezer). Infatti una presa attaccata consuma sempre un po’ di energia, e questo consumo oltre a essere inutile ci tiene costantemente immersi in un campo elettromagnetico che non fa bene al nostro sistema nervoso. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità di Roma “I campi elettromagnetici interagiscono con le cariche elettriche presenti nel corpo umano, esercitando forze su di esse, e quindi provocano sempre in qualche misura una risposta, che può tradursi in un effetto biologico. Questo non implica necessariamente un effetto di danno alla salute (o effetto sanitario).” Ma avendo frequentato per diversi mesi il laboratorio riparazioni di un negozio di computer posso riportare che esiste una vera e propria “insonnia del tecnico” di cui in prima persona ho sofferto (e ovviamente non io solo). Chiaramente non è uguale per tutti e ci sono persone che dormono come ghiri anche con due computer accesi nella stanza che ronzano come gatti coccolati. Questo può voler dire che su di loro non ha alcun effetto. O che ne ha altri meno visibili e ancora non documenti. L’ISS, infatti, nel suo rapporto prosegue: “Gli effetti biologici e sanitari sono diversi secondo la frequenza dei campi esterni che li inducono. L’importanza relativa di ciascun effetto cambia gradualmente all’aumentare della frequenza e in alcune zone dello spettro elettromagnetico coesistono effetti diversi. Si possono comunque schematicamente individuare intervalli caratterizzati da meccanismi di interazione, e quindi effetti biologici e sanitari, specifici.

Ho “messo sul fuoco” un gran numero di argomenti, in modo stentatamente ordinato, in realtà molto sparpagliatamente ed unendo in molti casi l’orrendo binomio “scarsa documentazione” e “banalità di gran parte del dichiarato”.

Che dire? Lo spazio ovviamente non poteva permettere una documentazione solida di ogni punto e ho pensato che potesse essere interessante un piccolo e veloce “ripasso” degli argomenti che mi paiono più ricorrenti in questo dibattito anche se – chiaramente – per chiunque si sia avvicinato anche poco al tema molti saranno già sentiti, forse tutti. Penso comunque che non sia mai inutile ripensarci.
Chi ha voglia di approfondire sono sicuro che lo farà facilmente.

Una critica possibile a questo articolo che invece mi preoccupa molto di più è che qui “si sta chiedendo troppo”. È una critica molto comune: anche persone insospettabili e coltissime toccate sul fumo o sull’alcool, per esempio, sembrano disposte alle argomentazioni più improbabili per difendere le loro “buone vecchie abitudini”. Sul vegetarianesimo peggio ancora e anche tutti gli altri “trucchi” citati trovano le resistenze più incredibili da parte delle persone più incredibili.
Tutte le obiezioni sembrano in realtà declinazioni un’unica, che viene fuori esplicitamente nelle critiche degli intellettualmente più onesti ed è la seguente: “seguire tutte queste limitazioni peggiorerebbe la qualità della mia vita, rischiando pesantemente di impedire la mia libertà e – di conseguenza – la mia ricerca della felicità”.
Innanzitutto (a) in realtà si scopre spesso che limiti che consideravamo invalicabili non lo sono e che di là dalle sbarre che ci autoimponiamo non c’è una landa fredda e desolata ma simpatici praticelli. Nella mia esperienza personale smettere completamente di bere e di fumare mi ha reso molto più felice, ed è stato meno faticoso di quello che credevo. Ma se anche fosse difficile, difficilissimo, quasi impossibile… quando qualcosa è giusto e rende migliori noi e l’ambiente in cui viviamo vale la pena provare.
In secondo luogo credo che vada introdotto in questo dibattito qualcosa che io chiamerei (b) “Principio di Soddisfazione”, non da usare come un alibi ma come strumento per rendersi la vita soddisfacente e le lotte possibili. Non si può chiedersi troppo se non a costo di rischiare cedimenti. Continuo a trarre esempi dalla mia esperienza personale, perché è quella su cui posso testimoniare con più fedeltà. Poco fa ho mentito, io non ho mai smesso di fumare. Per essere esatti fumo la pipa ogni domenica pomeriggio, dopo i pranzi di famiglia. Trovo questo un buon compromesso. So che non dovrei. Ma quel fornellino di pipa settimanale mi permette di essere sereno e soddisfatto e seguire, più o meno, tutti i “trucchi” che ho elencato in questa breve lista. Sia per la salute che per l’ambiente circostante, trovo che sia un buon affare.
Trovare il giusto punto d’equilibrio dove posizionare l’ago della propria bilancia è una scelta difficilissima che spetta ogni giorno a ognuno di noi, rivolgendosi come unico giudice al più buffo e severo del mondo: l’uomo nello specchio.

Guido G. Gattai

P.S.: se state pensado “ehi, ma io questo l’ho già letto” avete quasi ragione. Questa sopra è una rielaborazione di un articolo per la rivista Tetimonianze che poi avevo anche riscritto completamente per i licei con tutt’altro linguaggio in “Ecologia: cosa posso fare io?“. Ma… grazie per esservelo riletto. Una ripassatina fa sempre bene 😉

 

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