CARO DIARIO

come-fare-bene-spesa-supermercato-errori-da-evitare-1Caro Diario,

oggi siamo andate con la Cicci, la Carly e la Titti a farci mettere apposto i capelli da quel tipo nuovo che ha aperto in Piazza della Signoria, ci ha preso solo 80 euro per il taglio ma quando sono tornata casa il papi mi ha detto che spendo troppo e che almeno mi dovrei trovare un lavoro. Io gli ho detto che un lavoro ce l’ho già, faccio la commessa di intimo da Figaccissimo, gli ho detto, ma lui mi ha urlato che allora mi dovrei far bastare lo stipendio, e che invece lui trova sempre un sacco di soldi in meno da quel calzino in cui tiene i liquidi nella cassapanca. Mah. Secondo me il papi mi sta diventando paranoico con l’invecchiaggio. Ma vabbè, è la vita.

Comunque, ti stavo dicendo, siamo andate da questo Pepi che ha aperto il negozio nuovo in Piazza della Signoria e che fa dei tagli, ti giuro… ultrafighi! Alla Cicci gli ha fatto un cesto di capelli enorme altissimo tutto viola con dentro anche un bastoncino verde per portare un pappagallo pagliaccio della Nuova Giunea appollaiato, alla Titti gli ha fatto i capelli a forma di banana azzurra perché dice che così in disco attira tutti i gorilla, alla Carly, che ama tanto le cose più africane, sai… etno, freak, particular… tutto un po’ così… ecco, alla Carly gli ha fatto una vera scultura di capelli: tutte delle treccine multicolori che arrivano fino al culo che rappresentano la pace nel mondo e come denuncia sociale in fondo a ogni treccina c’è un piccolo bambino denutrito in legno impiccato per i genitali….carini da morire!

Tutto è andato bene e tranquillo e eravamo tutte contente fino a quando la Cicci non si è accorta che i pappagalli pagliacci della Nuova Guinea scaricano sei volte al giorno, e che la loro robetta non va via neanche col raschietto e puzza più di cento cimici schiacciate. Ma vabbè, è la vita.

E io, dici? A me mi ha fatto una bella pettinatura classica, con i capelli lunghi e la frangetta, a destra rossi, a sinistra blu e la frangetta leopardata verde e viola. Dietro la testa mi ha areografato in stile liberty la scritta “torno fra cinque minuti”. Che avrà voluto dire non lo so ma l’effetto è decisamente sparaflashante.

Poi siamo andate tutte a fare shopping per le librerie del centro. Siamo ragazze colte, sai? Siamo entrate da Edison e la Titti ha comprato tre pennine con gli animaletti buffi per un totale di ventisei euro, io un segnalibro fluorescente con scritta una citazione di un tizio tedesco (per un totlale di 89 euro), la Carly un libro di tre centimetri di costola perché ha un tavolo che traballa (per un totale di 3 euro e 50) e la Cicci l’enciclopedia in otto volumi “Come gestire un pappagallo pagliaccio della Nuova Guinea che ha preso la residenza tra le mie chiome”. Per un totale di 820 euro più 94 euro per il facchino che è andato a consegnargliela a casa con il camion. E poi il mio papi dice che spendiamo troppo! Voglio dire, non puoi mica portateli a casa da sola otto volumi di mille pagine l’uno rilegati in oro massiccio. Ma io lo sopporto. I vecchi vanno sopportati, o no?

Poi siamo andate tutte a pranzo. Si era fatta una certa. Il Mec sì, ci pareva che magari poteva essere figo ma in fondo no, voglio dire, va bene risparmiare, ma al Mec ci vanno anche gli sfigati, vogliamo mica confonderci con gli sfigati, sennò, voglio dire, non è nemmeno una vita degna di essere vissuta. O no? Quindi siamo andate a sederci al Caffè De’Granvaini e, sai?, non siamo mica tipe da spender tanto, poi siamo anche tanto attente alla dieta, quindi un aperitivo, un’insalatina, un caffè, e che vuoi? Per meno di 30 euro a testa oggi come oggi non è che puoi pretendere niente, o no? Quindi ci abbiamo lasciato 36 euro a testa, più il dolce che ce l’ha offerto il tipo di lì che ci serviva al tavolo perché mi sa che si era un po’ preso per la Titti, si sono anche scambiati il numero, ma tanto poi si sa che alla Titti non gli dura più di una settimana nemmeno Brad Pitt. Però la Cicci i trenta chili di germogli di soia e quarantadue balle di fieno per il pappagallo pagliaccio se li è dovuti pagare a parte e ho sentito parlare di leasing e ipoteche sulla casa. Ma vabbè, è la vita.

Dopo pranzo siamo andate tutte casa della Carly, che ha un attichetto fighissimo in via de’Neri, un pied-à-terre, perché casa dei suoi è sopra piazzale Michelangelo e non puoi mica tutte le volte che vai a fare shopping in centro startene a tornare fin sù per le colline che ti finisci tutti i soldi in benzina. Ti compri un attichetto, un cento metri quadri mica più e sei a posto, o no? Beh, ti stavo dicendo, la Carly si è comprata tutte le lampade a risparmio energetico perché te l’ho detto, lei è molto alternative, e quindi ha voluto spendere poco e consumare poco perché vuole bene ai negretti dell’africa e quindi è andata all’Ikea e si è comprata tuuuutte le lampade a risparmio energetico. Poi, che c’entra, sull’arredamento non si può risparmiare, quindi ha trovato un tipo, un arredatore in via de’Macci che gli ha fatto un bel lavoro e gl’ha anche preso poco, credo si siano accordati a letto, sai?…ih ih…. Ma ora non voglio fare la malparlante… e insomma, tra una cosa e l’altra credo che tutta la mobilia se l’è fatta con meno di duecentomila euro, un prezzo proprio proletario. Certo, ha dovuto fare un po’ di straordinari al telefono erotico, ma che ci vuoi fare? Una commessa per permettersi certe cose deve arrotondare un po’. Il mio papi dice che buttiamo via la vita dietro valanghe di lavoro umiliante per comprare cose che non ci servono a niente e che il giorno dopo nemmeno possiamo rivenderci. Ma io lo sopporto. I vecchi vanno sopportati, o no?

Comunque ti dicevo… ci siamo messe lì sui poufs della Carly e ci siamo messe a riguardare un po’ di vecchie puntate di Sex and the city, che la Carly c’ha tutti i DVD originali, una figata. La Titti due palle che andava sempre nell’altra stanza a rispondere al cellu o stava a fare messaggini, la Cicci anche peggio che non riusciva a tenere zitto il pappagallo pagliaccio della Nuova Guinea, ma alla fine la Carly ha infilato il cellu della Titti in bocca al pappagallo della Cicci e finalmente ci siamo godute un po’ di Sex and the city in santa pace.

Verso le quattro i negozi hanno riaperto e ce ne siamo tornate a fare shopping. Libreria basta che di cultura ne avevamo anche fatta tropo. Prima la libreria, poi ci siamo viste Sex and the city… voglio dire, se mi devo bruciare il giorno libero sui libri studiavo giurisprudenza che almeno poi facevo l’avvocata, o no? Sicché ce ne siamo andate a comprare scarpe in via Calzaioli, siamo entrate a Scarpapazza, l’emporio della scarpa veramente figa, e ci siamo messe a chiacchierare con la Mimmi, che fa la commessa lì e la conosciamo da una vita, saranno anche due mesi. Poi però dopo due ore che chiacchieravamo il direttore del negozio l’ha guardata male e allora ci siamo dovute decidere su che scarpe comprare. E zittire il pappagallo della Cicci, chiaro.

Allora… la Titti ha comprato delle scarpe viola con la punta a punta con scritto “sex” in finti brillantini di plastica verdi, e delle altre con un tacco altissimo a forma di faro del porto e in cima sul tallone disegnato un marinaio che grida alle navi in arrivo “ho provato questa donna ed è anche meglio a letto di quanto si direbbe dalle sue tette”, per un totale di soli euro 390. Io ho comprato centoventi paia di scarpe bianche basse, perché così quando piove me le porto dietro tutte e quando si macchiano le cambio in corsa. Geniale, no? Per un totale di soli euro 402. La Carly ha comprato dei sandali di finte vimini (che sono troppo più fighi di quelli che compri a tre euro in vimini veri) per soli euro 206, e degli stivali in pelle nera stile fine regime nazista con sotto le suole tanti bambini negri denutriti di gomma per simboleggiare che quando compriamo vestiti di marca opprimiamo i popoli più poveri. Per un totale di euro 622, made in Thailandia. La Cicci invece, poverina, non ha potuto comprare niente perché il pappagallo si era già finito tutte le sue disponibilità in scarpette da pappagalli, e ho sentito lei e la Mimmi che parlavano di banca degli organi. Ma vabbè, è la vita.

Poi siamo uscite e… via! Verso l’aperitivo al Bevotanto di via del Corso e lì… vabbè… praticamente ci adattiamo a essere solo io, la Cicci e la Carly, perché la Titti c’ha tutti i suoi “ex-ex-ex”, “ex-ma-non-ex”, i “fino-a-oggi-non-ho-trovato-ancora-il-tempo-ma-staserà-chissà”, i “ciao-non-ti-avevo-mai-visto-di-dove-sei”, mentre noi preferiamo gli “ehi-bambobole-che-ci-fate-tutte-sole-a-questo-tavolo”, perché non abbiamo voglia di perdere più di tanto tempo dietro ai ragazzi. Voglio dire, perché correre dietro a un animale che tanto comunque corre dietro a te?

Comunque, tornando alla Titti, è chiaro che dopo neanche mezz’ora se n’è andata con due brasiliani palestrati salutandoci con bacetti, occhiolini e sussurrandoci nell’orecchio “chù is meil che uan”. “chissà come parlano tra loro che secondo me non hanno in comune neanche una parola, la Titti e quelli” ha detto velenosa la Cicci, “beh, una maniera di comunicare molto bene ce l’hanno in comune”, ho risposto io “solo che non si parla con la bocca”, “beh… non solo” mi ha corretta sorniona la Carly. E abbiamo riso fragorosamente coprendo il rumore dello squallorometro che esplodeva in mille pezzi. E quello delle urla del tipo a cui il pappagallo pagliaccio stava beccando un occhio, chiaro. Insomma, abbiamo pagato i nostri simpatici e semplici euro 18 a testa e ce ne siamo andate con tre americani che sembravano avere in mente una disco da sballo.

Phil, Jay e Fry, si chiamavano così gli americani credo, ci hanno pigiate nel bagagliaio della oro Smart muccata e siamo partiti tutti alla volta di questa famosa disco seguite a volo dal pappagallo pagliaccio della Nuova Guinea. Meno male che c’era la Smart, perché anche se non pioveva… beh, la disco sarà stata lontana almeno venti metri dal Bevotanto. E noi, fuori dalla palestra, non facciamo mai sforzi del genere: l’istruttore ce lo dice sempre: “se ti sforzi non sotto controllo, puoi slogarti anche l’osso del collo!”. E poi con quei venti centimetri di tacco non puoi mica fare dei metri che ti sciupi le caviglie….

La disco Sballoabbesthja aveva l’entrata a soli euro 45, solo per oggi, ma per fortuna l’entrata donne era gratuita. Certo, gli americani avevano lasciato il portafogli sulla Smart e quindi noi gli abbiamo pagato l’ingresso, ma che vuoi, essere scortese? Già ci avevano dato il passaggio in auto, non ci sembrava certo carino fare le acide.

Sicché entriamo in questo posto sbomballante ultrafigherrimissimo ce c’era un sacco di luci ovunque e anche di più e abbiamo scoperto che in plancia c’era… non te lo immagini, non te lo puoi immaginare!!! C’era quel superfighissimissimo di Vardakhom Shubell, il DJ ugrofinnico-dipadreaustraliano più hot dog del momento! Sicché ci siamo messe tutte a ballare in modo ultrafigherrimo [e uhtz e bupthz! e uhtz e bupthz! e uhtz e bupthz!] e gli americani provavano a dirci “venite al banco” e “venite a bere qualcosa”… perché è normale no? Se un ragazzo ti porta in disco deve farti ubriacare, sennò che ti ci porta a fare, è quasi un controsenso. E in effetti noi eravamo proprio venute per farci ubriacare e per scopare nei cessi (o almeno quelle zoccole della Cicci e la Carly, io no che sono una santa), ma dovevamo PER FORZA cogliere al balzo l’occasione di farci vedere sui cubi in mezzo alla pista a ballare la musica più figassai1cifraEankeD+ del momento, o no?

Sicché gli americani ci portavano ogni tanto dei cocktail lì dove eravamo a ballare, ma con un successo decisamente scarsetto: Phil ha portato un Vodkamartini col cespuglietto di ananas e mango, ma appena si è avvicinato al cubo un calcio inavvertito della Cicci ha trasformato la coda di gallo in una pioggia multicolore sulla pista e molti dicevano: “guarda questo Shubell che figaccione, si è anche inventato la performance live a centro pista”, Jay ha portato un Ginlemon Svienipiccola all’aglio e cipolla, ma una mia inavvertita culata lo ha fatto volare in faccia alla Carly che per fortuna però si stava inavvertitamente chinando in avanti per fare la mossa del Giaguaro Innamorato (famoso balletto bantu inventato da un giapponese) e quindi ha preso il bicchiere di testa passando sulla destra a Aldo Ron, un brasiliano commesso al banco del pesce di San Lorenzo che fa due abili palleggi e passa in area bar a Zinedine La Canne, studente francese di teoria gnoseologica in erasmus, che passa di tacco verso la porta dove lo attende Mobuto, il buttafuori di due metri e una gru, che stoppa di mano e grida un sonoro “che cazzo succede”, che non ferma la partita, ma mette un punto e a capo a questa brillante azione iniziata dal fuoriclasse americano giovane promessa della stagione. Ultimo tentativo carinissimo, ti vedo arrivare Fry con un Bloody Mary (che non vuol dire che aveva sgozzato la cameriera Mary, stai tranquillo caro diario), ma gli è andata anche peggio che agli altri due, perché non è arrivato nemmeno al cubo; appena glielo hanno versato al banco urlando “Es mi favorido!” il pappagallo pagliaccio si è lanciato in picchiata dalle chiome della Cicci e se lo è scolato, poi ha tirato su il becco dicendo “Dissetante y arrapante! Ven aqui, mi querida!” e gettatosi dietro il banco ha fatto una buona mezz’ora di sesso acrobatico con la cameriera Mary davanti a Fry che non si capacitava. Poi è uscito ripettinandosi il ciuffo, ha dato una pacca sul culo all’americano, gli ha fatto l’occhiolino e se n’è tornato al suo trespolo. Ma vabbè, è la vita. Povero Fry. Non credo che ci riproverà più a mettere droghe eccitanti nel drink di una ragazza. Peccato. Ma vabbè, è la vita.

Comunque verso le tre ci siamo stancate di ballare e volevamo finire la serata, ma siccome all’una e mezzo gli americani si erano stancati di aspettarci abbiamo dovuto ripiegare su altri personaggi. La Carly si è presa il buttafuori Mobuto perché voleva dare una possibilità agli immigrati del terzo mondo, diceva lei. Non voglio mettermi a fare la malparlante, per me può dire quello che vuole, ma poi non si dovrebbe stare sempre a lamentare di quella cistite alle ovaie. La Cicci si è fatta portare a casa da un tipo brutto come la morte che l’ha conquistata dimostrando la sua mascolinità quando con un gesto freddo e calcolato ha preso il pappagallo pagliaccio per la gola e l’ha affogato nella vasca dei pesci rossi. Un po’ aggressivo, in effetti, ma c’è da dire che l’uccellino era quasi un’ora che copriva ogni tentativo di attaccar bottone del baldo giovine starnazzando a ripetizione “Ce l’hai piccolo! Ce l’hai piccolo!”. Ma vabbè, è la vita.

E io, dici? Io sono andata via con albanese che diceva di essere russo e di fare il regista di video musicali, ma io lo avevo già visto… dietro al banco del pesce di San Lorenzo a dare il cambio a Aldo Ron, però mi piaceva tanto e quindi chi se ne frega, per una notte e via non deve mica avere inventato la polvere da sparo, o no? Ora è lì che dorme e io mi sono messa a guardare la mail e poi ti ho scritto. Nella mail c’era una roba che mi diceva di fare delle beneficenza, tempo… lavoro… soldi… oh, io di queste cose non le posso mica sprecare per la beneficenza, ho cose più importanti da fare!

O no?

Ma vabbè, è la vita.

Guido G. Gattai

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