VIVA IL LICEO CLASSICO!

classicoIl liceo classico, si sa – almeno in teoria – dovrebbe essere il liceo che prepara la nostra futura classe dirigente. Ma in pratica lo fa? Sì, nel senso che coloro che sono predestinati a dirigere il nostro paese vengono mandati al classico e siccome l’Italia (come quasi tutto il mondo in realtà) ha un sistema di potere bastato sulle parentele poi questi vanno davvero a dirigere il paese. Però potrebbero andarci meglio, diciamoci la verità.
Io ho frequentato il liceo classico Machiavelli di Firenze, quello degli artisti. A Firenze infatti il potere delle banche è rappresentato dal liceo Michelangiolo, quello del giornalismo dal liceo Galileo (Tiziano Terzani, Oriana Fallaci), quello della politica dal liceo Dante (Matteo Renzi) e quello della produzione artistico-culturale, appunto, dal Machiavelli (Piero Pelù). Poi ovviamente avvocati, giornalisti, banchieri, medici e quant’altro vengono un po’ da tutti e quattro i licei, ma questa è l’atmosfera di base che si respira.
All’interno di un liceo classico qualsiasi si studiano, come tutti sanno, il latino e il greco antico. Ovviamente un ragazzo di 14-15 anni si chiede perché diavolo mai dovrebbe studiare questa roba e non ne vede alcuna funzione pratica. Lo chiede ai suoi professori e ne ottiene sostanzialmente due risposte: 1) dobbiamo essere coscienti delle nostre radici e 2) studiare lingue complicate allena la mente.
Questo sarà pur vero ma la realtà è che appena usciti dal classico ci si trova in una posizione di inferiorità rispetto a tutti gli altri. All’università di filosofia prendevano voti migliori i colleghi che uscivano dallo scientifico, come anche nelle facoltà scientifiche, a pedagogia ci schiacciava chi veniva da un pedagogico, a lingue chi veniva da un linguistico, e chi più ne ha più ne metta. La verità è che tutto questo meraviglioso allenamento mentale non ci aiutava ad uscire più forti dal liceo e all’università invece di darci quella marcia in più che avremmo dovuto avere in quanto classicisti, ci ritrovammo quasi tutti con una mezza marcia in meno se non addirittura con una, due intere marce in meno degli altri.
Questo è molto più grave di quel che pare. Perché se è vero che i classicisti poi tanto alla fine a governare il paese ci vanno comunque (come appunto Matteo Renzi che viene dal Dante, come accennato sopra) allora bisogna che gli diamo strumenti migliori di questi per affrontare i loro compiti. Perché se un benzinaio mi sbaglia un resto sopravvivo ma un presidente della Repubblica che ha meno strumenti cognitivi di un pizzaiolo può essere un problema davvero serio.
Voglio quindi tentare un esperimento mentale: vedere cosa funziona e cosa non funziona del liceo classico attuale.

COSA FUNZIONA

  1. POCHE ORE: al liceo classico, rispetto alle altre scuole superiori, si fanno poche ore in classe e questo da agli studenti più tempo per inseguire a casa gli spunti che hanno raccolto in classe. Negli altri licei si arriva a sera morti e si finiscono i compiti appena in tempo per andare a letto mentre al classico di solito la sera si trova un’oretta per approfondire quello che ci va e se ne hanno anche le energie. Lo so che chi fa il classico non sarà d’accordo, ma io ho fatto anche il pedagogico e trovo che la differenza sia smaccata: al classico si fa fatica, ma negli altri licei si muore.
  2. POCHE MATERIE: stesso discorso di cui sopra. Negli altri licei si studiano troppe cose e quindi non se ne approfondisce nessuna, mentre al classico c’è modo di andare a fondo nelle poche materie che si devono affrontare. L’apprendimento rilassato frutta sempre più che l’apprendimento frettoloso, forzoso o sotto sforzo estremo. Il classico ti da il tempo di acquisire le nozioni al giusto ritmo e con il giusto respiro.

COSA NON FUNZIONA

  1. LINGUE MORTE: i ragazzi possono anche accettare passivamente l’imposizione delle lingue morte ma non riusciranno mai ad amarlo profondamente, almeno non nella stragrande maggiorazione dei casi. Ci saranno pure due o tre grecisti alla fine del corso, ma due o tre a fronte di centinaia di altri annoiati a morte che hanno sprecato anni della loro vita in qualcosa che non li interessa, non li appassiona, non li motiva e che non riprenderanno sostanzialmente mai davvero del tutto in mano per il resto della loro vita.
  2. NESSUN INSEGNAMENTO IDENTITARIO: a parte la religione facoltativa, il liceo classico non offre alcun insegnamento che aiuti ad inquadrare un minimo la storia della propria nazione e del proprio popolo se non cose molto nozionistiche e sterili come storia o, appunto, queste tanto osannate lingue morte che altro alla fin fine non sono che liste di regole e parole. Niente che dia una visione sistemica e d’insieme.
  3. NESSUN SOSTEGNO: i ragazzi, a differenza dei licei “alti” degli Stati Uniti, non hanno alcun supporto e sono lasciati in balia di loro stessi o – quando va bene – delle famiglie. Da soli il rischio di perdersi è molto alto, e le famiglie non sono assolutamente qualificate per seguire i ragazzi nei momenti di maggiore difficoltà.

PROPOSTE

  1. ETIMOLOGIA: siccome le lingue morte vengono studiate per “sapere da dove veniamo” allora ben venga un serio corso di etimologia, ben fatto, curato, con bei manuali che comprendono anche le provenienze dalla lineare A e B, che diano la storia delle parole di modo che i ragazzi possano davvero conoscere approfonditamente il dizionario italiano fin dalle sue più profonde radici. Questo il latino e il greco da soli non lo fanno perché una cosa è studiare due delle lingue da cui proviene la nostra, tutta un’altra è studiare bene la provenienza di ogni parola e quindi anche gli etimi francesi, arabi e via dicendo. Sarebbe meno faticoso, più completo, più utile e decisamente più esaustivo. E sarebbe una sapere che i ragazzi potrebbero applicare davvero nel quotidiano.
  2. LINGUE VIVE: siccome le lingue morte vengono studiate perché “le lingue difficili allenano la mente” allora insegniamo una lingua tra le più difficili del mondo ma viva. Ci sono fior fiore di lingue difficilissime tra le vive, anche più difficili (enormemente più difficili) del latino e del greco antico. Capisco che per problemi politici non si possa insegnare il cinese: l’insegnamento di una lingua di una potenza straniera così grande può essere vista come una colonizzazione culturale. Ma ci sono anche lingue minori estremamente difficili, come – chessò – il polacco o l’ungherese. Studiare una di queste lingue minori non comporterebbe certo alcun rischio politico, sarebbe molto più “allenante” per i nostri classicisti e per di più sarebbe visto come un’occasione di parlare con qualcuno che è ancora vivo e può rispondere. Questo farebbe sì che i ragazzi userebbero anche dopo il liceo quello che hanno imparato perché chi studia il francese poi in Francia almeno una volta ci va, e così chi studiasse l’ungherese primo o poi in Ungheria ci andrebbe mentre chi studia il greco antico il più delle volte finito il liceo al massimo legge qualche parola qua e là, niente più.
  3. INSEGNAMENTO IDENTITARIO: penso che l’educazione civica dovrebbe essere ampliata e arricchita, comprendendo anche la storia delle religioni, soprattutto la nostra, delle culture locali (regionali, cittadine ecc.) e via dicendo. Questo non perché noi siamo meglio di nessun altro ma perché un tempo queste cose di passavano di padre in figlio mentre ora una vasta percentuale di chi arriva a scuola in Italia non è italiano ed ha pur diritto di capire bene a fondo dove si trova. Capire dove ci si trova, chi si è e/o da chi si è circondati è la base per poter agire efficacemente in ogni direzione.
  4. SOSTEGNO: i ragazzi dovrebbero avere il diritto e l’obbligo di passare due ore al mese come minimo, meglio alla settimana, in caso di bisogno anche due o tre volte alla settimana, da un esperto non tanto di psicologia – che non a tutti e non sempre serve – ma almeno da un coach, da un consulente filosofico. Insomma uno specialista di strutture cognitive, che ovviamente non è molto utile davanti a problemi di amore o fede, ma è determinante davanti ad ogni altro problema: può semplificare e risolvere cose che da soli altrimenti si possono impiegare anni ad affrontare.

Ma queste ovviamente sono solo idee in libertà. Però sarebbe bello che qualcosa di tutto questo fosse applicato. Avremmo una classe dirigente migliore, più capace di affrontare e risolvere problemi. E ne otterremmo di conseguenza, un paese estremamente più vivibile, ricco e felice.

Guido G . Gattai

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