Manuale per un consumo responsabile

Pubblicato originariamente nel 1999, questo Manuale per un consumo responsabile è frutto del lavoro svolto nel Centro nuovo modello di sviluppo di Vecchiano, presso Pisa, di cui Francesco Gesualdi è stato fondatore nel 1985 e coordinatore.
L’obiettivo del libro è quello di descrivere gli strumenti che abbiamo a disposizione come consumatori e più in generale come cittadini, per condizionare le imprese. Questi strumenti si ritrovano suddivisi nei sei capitoli del libro, a cui si aggiungono le Appendici.
Nel primo capitolo, Il potere della denuncia, si descrivono alcuni casi ormai famosissimi di aziende coinvolte direttamente o indirettamente in episodi di sfruttamento del lavoro e di come le cose siano potute cambiare grazie ad un’intelligente opera di denuncia da parte di gruppi organizzati di consumatori: Nike, Adidas, Reebok, Levi’s sono alcuni dei maggiori nomi di un sistema che si è rivelato fragile se sottoposto ad azioni mirate e ben studiate di denuncia.
Casi del tutto analoghi per gravità riguardano anche l’Italia: il gruppo Catelli, proprietario del marchio Chicco, è il protagonista dell’agghiacciante caso che apre il volume: il rogo avvenuto il 19 novembre 1993 a Kuiyong (presso Hong Kong), che ha coinvolto duecento operaie uccidendone 87 e ferendone una quarantina. La fabbrica in cui si è sviluppato il rogo era di proprietà della Tri-Co Industrial Ltd, che produceva giocattoli per il marchio Chicco. Dopo una breve e ben congegnata campagna durata soltanto pochi mesi, il gruppo Catelli ha accettato di istituire nell’ottobre del 1997 un fondo di 300 milioni di lire per risarcire le vittime del rogo. Casi analoghi insegnano che un’azione ben studiata può esser efficace e risolutiva; questo però non sempre avviene. A volte infatti è necessario aumentare il livello dello scontro con imprese che operano violazioni più o meno gravi; questo avviene con le forme più o meno radicali di boicottaggio, analizzate nel secondo capitolo, La forza del boicottaggio.
Questo tipo di lotta contro un’azienda può essere estremamente funzionale ad un cambiamento positivo e risolversi in tempi molto brevi (il caso della Shell è da manuale); c’è però anche la possibilità che si vada incontro ad un fallimento, ed è per questo che per funzionare il boicottaggio deve essere organizzato molto bene. Di questo capitolo sono significativi due casi famosissimi: quello della Nestlè, il cui comportamento può essere senza problemi definito pessimo, e quello altrettanto notevole di Mc Donald.
Ne La forza del consumo critico invece vengono presentate delle schede descrittive che riassumono il profilo delle 180 aziende esaminate dal Centro nuovo modello di sviluppo, che per primo ha portato in Italia la cultura del consumo critico. Le aziende esaminate appartengono al settore alimentare e dei prodotti per l’igiene, con marchi notissimi e facilmente reperibili: un esempio di scheda è pubblicato a pg 86. Aziende famosissime come Danone, Barilla, Novartis e Nestlè ne escono con un’immagine lontanissima da quella della pubblicità: sostegno a regimi dittatoriali, oppressione dei diritti dei lavoratori nel terzo mondo, devastazioni ambientali, ricorso a paradisi fiscali, corruzione ed altre pratiche fortemente discutibili rendono un quadro che per alcuni marchi come Buitoni (proprietà di Nestlè) è particolarmente grave.
Questa parte è preceduta da una breve ed interesante storia del consumo critico fin dai tempi della sua nascita a fine anni ’60 negli Stati Uniti, con il CEP (Council for Economic Priorities) di Alice Tepper. Più oltre nel quarto capitolo, La forza del commercio alternativo, si analizzano casi come quello del commercio di caffè e delle banane e relative piantagioni; in queste ultime, aziende come Del Monte operano uno sfruttamento basato sulla mancanza di diritti sindacali e sulla possibilità di scaricare i rischi di mercato sui produttori attraverso il ricorso a valutazioni arbitrarie sulla qualità del prodotto. Altri meccanismi, comunque volti allo sfruttamento dei produttori, hanno avuto come conseguenza che parte delle coltivazioni di caffè sudamericane sono state soppiantate dalla coltivazione della coca negli anni ’90.
La parte successiva del volume si snoda attraverso lo sviluppo della finanza etica, i marchi di garanzia – intesi anche come strumenti nella lotta allo sfruttamento del lavoro minorile – fino ad un ultimo capitoletto sulla necessità di arrivare ad una visione della vita basata sulla sobrietà, e quindi sul cambiamento della scala di valori che governa le scelte di fondo di ognuno. In appendice ci sono infine due documenti: una sintesi de La guida alla responsabilità socio-ambientale delle imprese, un documento redatto da organizzazioni religiose ebraiche, cattoliche e protestanti inglesi, canadesi e statunitensi; e la significativa storia di come nel marzo 2001 si è chiuso il contenzioso che opponeva il Centro nuovo modello di sviluppo alla Del Monte (gruppo Cirio).
Chiude il volume una bibliografia essenziale ed un dettagliato elenco di indirizzi utili.

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Giovanni Pancani

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