L’anti-complottismo come malattia: adunafobia e sustafobia

Il titolo provocatorio di questo articolo in realtà si riferisce a una realtà tristemente concreta e ben palpabile. Vi ricordate quando tutti abbiamo aperto gli occhi su Facebook nel settembre del 2009? Oppure gli anni di gloria di Myspace, dal 2006 al 2009? E il serveraggio su e-Mule, quando chi faceva pensiero critico di mestiere e vocazione teneva costantemente acceso il computer (possibilmente in una stanza in cui non dormiva, per evitare le onde elettromagnetiche) di modo che chiunque potesse facilmente scaricare i documentari sugli effetti del cibo spazzatura, sulla struttura economica mondiale e – perché no? – sulla verità sugli eventi dell’11 settembre 2001 in USA? Io me li ricordo come fosse ieri. Il pensiero critico iniziava a farsi strada, il mondo sembrava migliorare, iniziare a capire, sgranchire i neuroni e mirare a una rinascita vera e profonda.

Cosa ne è stato di quegli anni infine? Come siamo finiti qui, con gli occhi chiusi più di prima, il cervello pietrificato, a dare di “complottista” chiunque cerchi di aiutare l’umanità a fare anche solo un piccolo passo in avanti? Come ha fatto il potere centrale a trasformare i cittadini stessi in paladini sempre pronti a lottare con tutte le proprie forze contro i propri diritti e contro la propria libertà?

Non è un caso, non è un’accidente né una sfortuna. E non c’è stato nessun complotto. Si chiama paura. Per paradosso questo è il risultato delle nostre azioni: proprio noi che abbiamo mirato al libero pensiero abbiamo ottenuto che tutti ci odiassero visceralmente. Perché non avevamo fatto i conti con la debolezza umana. Non avevamo fatto i conti con quanto la corruzione delle menti avesse già conquistato i cuori.

AMBIENTE SOCIALE

L’uccisione di ogni fede ha portato con sé anche la morte dei valori di riferimento. Di ogni valore di riferimento. Era possibile uccidere le religioni senza uccidere i valori? Forse sì, ma la storia è andata così. E la storia – ci insegna Benedetto Croce – non si fa con i se e con i ma. Questi esseri umani ormai completamente privi di valori e di ideali avrebbero potuto seguire come stella guida una delle due spinte umane di base: la paura o la solidarietà. Purtroppo ha vinto la paura. Perché sulla paura in molti già guadagnavano denaro da sempre e, si sa, nella società dello spettacolo vince chi ha più denaro perché chi ha più denaro può permettersi un ufficio marketing migliore. E gli uffici marketing sono gli eserciti dell’epoca del consumismo. Gli uffici marketing della paura, ovvero nel concreto: gli uffici marketing degli stati e delle multinazionali hanno lanciato una campagna di odio contro i liberi pensatori, bollandoli come complottisti. Il popolo ha recepito bene questa campagna di odio, perché è – potremmo dire – adunafobico (dal greco άδυναμία = impotenza), ovvero ha paura di ciò contro cui credde di non poter fare niente. Quindi la campagna di odio contro il libero pensiero è stata una campagna di diffusione dell’adunafobia, paura già molto diffusa e tra le più ataviche. Ma perché ha vinto la paura e non la solidarietà? Anche la solidarietà è una componente umana fortissima ed atavica. Ma sulla paura c’era già molto più giro d’affari che sulla solidarietà e, come abbiamo detto, nella società dello spettacolo vince chi ha più denaro perché chi ha più denaro può permettersi un ufficio marketing migliore. E gli uffici marketing sono gli eserciti dell’epoca del consumismo.

Vince proprio chi ha più denaro? No. Il denaro non è che un simbolo del potere di garanza, della credibilità. Se io stampo denaro non vale niente. Ha valore solo se lo stampa qualcuno a cui tutti riconoscono il diritto di stamparne. Quindi il denaro è pura fiducia.

Quindi cosa è successo? Che è successo di preciso? La paura ha vinto sulla solidarietà perché noi le abbiamo dato più fiducia. Ma noi chi: noi tutti? No. La maggioranza di noi. Questa maggioranza, io credo, ha una vera e propria malattia mentale che si potrebbe chiamare sustafobia su (dal greco σύστασις = complotto), che è un composto di adunafobia e mancanza di fiducia in sé stessi e nel mondo, un mix di adunafobia e pessimismo cosmico potremmo dire. Perché si può anche aver paura di ciò contro cui si è impotenti ma non dei complotti se ci si rende conto che i complotti possono essere smascherati, affrontati e sconfitti. Ma no, l’anti-complottista è adunafobico E pessimista. Io non credo nelle malattie mentali ma sono certo che, per chi crede nelle malattie mentali, questa questa posizione mentale, questo anti-complottismo che è poi sempre e solo paura del complotto perché chi non ha paura non mette a tacere con gli insulti chi la pensa diversamente, ecco questa sustafobia possa essere classificata senza dubbio come malattia. Perché fa soffrire orrendamente il soggetto, lo fa vivere di meno ed intossica chi lo circonda sia spiritualmente, che cognitivamente, che emotivamente, che fisicamente.

LE CAUSE DELLA MALATTIA

L’anti-complottista sustafobo ha paura di tutto e tutti. È stato convinto che “homo uomini lupus”, “in fondo siamo tutti egoisti”, “ci vuole un po’ di sano egoismo”, “la gente fa schifo” e altre convinzioni simili. Guardandosi intorno, l’anti-complottista trova conferme a questi pensieri negativi per due ragioni: 1) chiunque tende a vedere solo quello che vuole vedere ovvero quello che conferma quello in cui già crede e 2) le cose diventano sempre più vere mano a mano che più persone ci credono, quindi chi crede che tutti vogliano ucciderlo inizierà ad attaccare per primo quindi gli altri si organizzeranno partendo dall’idea che c’è un assassino in libertà e dove ce n’è uno ce ne possono essere due… e piano piano diventerà vero che tutti vogliono uccidere tutti. Ma oggi la paura diffusa non è tanto che tutti uccidono tutti: sì, c’è anche quella più diffusa è la paura di essere socialmente esclusi, “bloccati” nella vita reale. L’anti-complottista quindi ti da di complottista per escluderti socialmente prima che tu escluda socialmente lui per non averci pensato. È uno che spara per primo al medico che si avvicina perché la sua mente malata crede che chiunque si avvicina si avvicini sempre e solo per fargli del male.

I SINTOMI

L’anti-complottista sustafobo è teso perché deve sempre sostenere una bugia e teme di essere smascherato in ogni momento, è falso perché quando sei abituato a basare la tua vita sulle menzogne rendi automaticamente a mentire su tutto, non ha amici veri per la stessa ragione, ha inoltre comportamenti malsani (fuma, beve, mangia carne ecc. ecc.) perché non crede a chi gli spiega cosa gli fa male, viene costantemente ingannato perché per sostenere una bugia devi sostenere chi la sostiene come te e i bugiardi sono spesso traditori, odia tutti (è aliofobo) perché chiunque potrebbe smascherare le bugie su cui ha fondato la sua identità facendolo crollare, ma finge di amare tutti perché ha paura di passare male se dice il contrario ed infine è pericoloso emotivamente perché vivendo nella negazione delle proprie percezioni crea rapporti emotivi malati, è pericoloso cognitivamente perché vivendo nella negazione delle ovvie conclusioni logiche tenta sempre con argomenti faziosi e improbabili di sviare anche gli altri portandoli verso la propria dislogicità, è pericoloso spiritualmente perché non avendo alcun valore oltre al narcisismo autodistruttivo tende a suggerire anche a chi lo circonda, con le parole e con l’esempio, di abbandonare una sana spiritualità ed abbracciare la sua concezione vuota e algogena (che crea dolore) e diventa talvolta pericoloso anche fisicamente, non solo perché fumando intossica chi gli sta intorno, non solo perché da sbronzo può ferire od uccidere al volante, non solo perché mangiando carne diminuisce le probabilità di sopravvivenza della nostra specie, non solo – insomma – indirettamente ma anche, di rado ma troppo spesso, direttamente: l’anti-complottista è un represso e la fisica ci insegna che tutto quello che viene compresso esplode. Ecco quindi che l’anti-complottista può fare la strage in famiglia oppure semplicemente sfogarsi sui minorenni dei paesi in via di sviluppo col turismo sessuale. Da qualche parte deve pure sfogarsi.

CURE POSSIBILI

A me piace sempre ripetere, tra lo scherzo e la sincera convinzione, che “le coccole di ogni male son rimedio universale”. Chi è in condizione di sofferenza ne esce facilmente solo se si trova accanto persone che gli danno amore. Ma solo amore non basta. Ci vuole anche buon esempio. E fermezza. Non si deve mai essere aggressivi con l’anti-complottista altrimenti si alimenta la sua paura e quindi si peggiora la situazione. Non deve essere mai offeso o sbeffeggiato, al massimo si possono assumere atteggiamenti scherzosi ma affettuosi. Però non gli va mai concesso un solo centimetro di spazio per nutrire o diffondere il suo disagio. Né spazio per compiere ingiustizie emotive, né per compiere errori logici, né per cedere alla sua malsana spiritualità. Né tanto meno spazio per vantarsi del suo modus vivendi e di suggerirlo con parole ed esempi.

Una vecchia immagine su Facebook diceva: “Dentro di noi ci sono un lupo bianco ed uno nero. Vince quello a cui dai da mangiare.” Non è vero, non ci sono due lupi ma miliardi di personalità dentro di noi. Però è vero che vincono quelle che nutriamo e curiamo meglio. Nessuna va del tutto trascurata. Ma ce ne sono alcune, tra cui l’anti-complottismo, che se nutrite ci distruggono. Se non è possibile ucciderle, perché niente di umano può mai morire del tutto finché esiste la razza umana, è però nostro dovere specifico e primario tenerle MOLTO a bada. In noi stessi e in chi ci circonda. Perché noi siamo una specie e nesun individuo singolo può essere davvero felice circondato dal dolore. Felicità è e può essere solo vivere in un mondo giusto e sereno. O lottare efficacemente ogni giorno, con risultati magari piccoli ma sempre concreti, per ottenerlo.

Guido G. Gattai

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2 commenti

  1. Non potrebbe essere moto più semplice: lo stupido non può capire di essere stupido altrimenti non lo sarebbe. Il complottismo necessita di ampie conoscenze e capacita di collegamento attraverso il pensiero laterale. Doti non diffuse e spesso malcurate.
    Altrimenti si corre il rischio di portare il complottismo in psicologia….
    E se invece il complottismo fosse ia trasposizione nella vita quotidiana della ricerca di dare spiegazioni profonde e antropologiche a fenomenologie comuni?

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