MASCHILISMO INTELLIGENTE

Come sempre devo ringraziare qualcuno che mi ha fatto riflettere, in questo caso una mia giovanissima allieva.

Come sapete sono anni (circa 20) che rifletto sulle differenze di genere e mi sono schierato dalla parte del maschilismo. Sarà probabilmente bene spiegare questa affermazione. Infatti oggi in rete per “maschilista” si intende un mostro votato alla violenza sulle donne. Ovviamente non è questa la parte dalla quale sono schierato, perché questa non è una posizione filosofica semmai un profilo criminale.

Il maschilismo in filosofia nasce con Erasmo da Rotterdam, che è anche alla base del femminismo. La ragione è ovvia: Erasmo è il primo a parlare di questioni di genere. Ma il maschilismo poi segue Rousseau mentre, potremmo dire, il femminismo segue Voltaire. Se il maschilismo nasce quindi di fatto nel XV secolo, nasce però etimologicamente dopo il femminismo. Le femministe iniziano ad usare questa parola, insomma: prima esisteva questo pensiero ma non aveva un nome definito.

Oggi il maschilismo si divide in milioni di correnti, come ogni dottrina filosofica, ma va la la pena di distinguere le due principali: il tradizionalista e il progressista. Il maschilismo tradizionalista è quello di Erasmo, Rousseau, Paolo Becchi, Tiziano Terzani, Masssimo Fini. Ed è anche il mio. È maschilismo diretto, esplicito, non si nasconde, rivendica le sue fondamenta nella struttura base della natura ed è tipicamente di area conservatrice o primitivista. È il maschilismo della Chiesa Cattolica e di un po’ tutte le chiese, mi pare. Il maschilismo progressista invece si nasconde, vive in segreto, non rivendica basi specifiche ma solo un generico ma durissimo istinto di sopravvivenza. Il maschilista progressista tipicamente si finge femminista perché, a suo parere, in un mondo ormai dominato dal femminismo l’unica chance di sopravvivenza è nascondersi e predare nell’ombra. Per noi tradizionalisti infatti la donna è una compagna di vita che in questo periodo storico ha perso la consapevolezza del suo ruolo ma è e non può che essere indispensabile compagna di vita. Per i progressisti è un pericoloso animale del quale si ha bisogno per soddisfare l’istinto erotico ma che va trattato di modo da averci il minimo dei rapporti possibili. Il maschilismo progressista è quindi tipicamente l’ideologia del Casanova manipolatore, mentre il maschilismo tradizionalista è l’ideologia del padre di famiglia nostalgico dei tempi in cui le famiglie erano gruppi uniti in cui ognuno aveva funzioni ben definite. C’erano certo attriti ma niente in confronto ad oggi.

Adesso che sapete chi sono e da che parte mi schiero potete leggere l’articolo con cognizione di causa e capire bene che quando parlo di maschilismo intendo quello di stampo tradizionalista.

Se la coppia femminista punta ad avere uguaglianza di interessi e diritti, la coppia maschilista punta ad avere comunione di scopo e solidarietà umana. Questo perché secondo noi non si può avere affiatamento in una coppia se entrambi vogliono le stesse cose: interessi identici, in affari come in politica, in amore come nello sport, portano sempre alla competizione.

Il nemico più oscuro sono quindi le orrende leggi anti-maschio che danno alle donne un potere delirante sugli uomini. Praticamente se hai un figlio o ti sposi è come se tu mettessi una pistola in mano a una persona sperando che ti voglia così bene da non sparare. Se la mia affermazione vi sembra eccessiva basta pensare al fatto che in Italia quasi un milione di maschi vivono per strada per colpa delle leggi sul divorzio e molti di più hanno perso ogni contatto con i figli che – quando va bene – non li vedono e basta ma spesso addirittura li odiano perché sono aizzati dalle madri. D’altra parte se vivi con una persona che ha litigato con un’altra e sei molto giovane è abbastanza automatico che tu assorba l’odio per l’altra persona.

Me ne stavo assorto nei miei “alti” pensieri quando un bel giorno una mia allieva, come ho detto all’inizio, mi ha riportato brutalmente a terra ricordandomi che per una ragazza di 16 anni prendere un autobus o anche solo camminare per strada nella civilissima Firenze del 2018 è un grosso problema, a volte addirittura una paura. Ci sono ancora molestatori. E non solo verbali.

Penserete adesso che io sia il più ingenuo degli esseri viventi, ma dovete pensare che vivo in campagna e nessuno nella nostra famiglia si muove altro che in macchina. E nessuno ha 16 anni. Questo ha fatto sì che io avessi accantonato il problema: non ci facevo mente locale dai tempi del liceo.

Il problema dei molestatori sembra terrificanete anche solo a pensarci un attimo ma a ben pensarci è addirittura molto peggiore. Se tu, maschio imbecille, molesti una donna, oltre a farla sentire male in quel momento specifico, la getti nel terrore che questo possa succedere di nuovo. Se poi ci sono molti maschi imbecilli che lo fanno si diffonde il terrore. Al diffondersi del terrore, il gruppo terrorizzato reagisce sempre cercando una soluzione che lo faccia smettere di provare terrore. Questo in cosa si tradurrà? In donne che hanno lo spry al peperoncino? Che girano con il taser? Anche. E già questo è il male assoluto perché vuol dire che quelle donne vivranno i rapporti con l’altro sesso come prede spaventate. Non certo una posizione comoda per iniziare rapporti sani. E i rapporti che iniziano male sono più difficili da gestire anche dopo. D’altra parte come dargli torto: se un leone ti sbrana tu nel dubbio generalizzi l’idea che i leoni siano tutti pericolosi. Se poi qualcuno invece non lo è si vedrà poi.

Ma c’è dell’altro. Se il gruppo sociale femminile viene trattato così non pensa solo a come fermare il singolo imbecille ma, come abbiamo detto, inizia a generalizzare. E quando ha generalizzato magari non si ferma all’idea di neutralizzare il singolo aggressore per strada. Magari inizia a pensare a qualche bella legge per far sì di rendere inoffensivo l’intero genere maschile. Perché nel dubbio…

Quindi un maschilismo intelligente deve combattere le molestie e le aggressioni non solo perché sono atti criminali ma anche PERCHÉ SONO AUTOGOAL. È facendo così che si danno le armi al femminismo per distruggerci. Il femminismo avrà sempre dalla sua parte qualche pazza che ci crede davvero ma se gli togliamo il carburante della paura smetterà di attecchire sulle masse.

Detto in altro modo: come possiamo pensare di avere relazioni sane con l’altro sesso se noi siamo i primi a guastarle alla radice e per futili motivi? E poi a che vi serve? Vi è mai successo che una ragazza a cui fischiate si girasse e vi chiedesse di fare sesso selvaggio? Vi è mai successo che una donna molestata vi dischiarasse il suo amore? Vi prendete con la forza soddisfazioni da niente che precludono a tutto il loro e il nostro genere di essere felici. Imbecilli.

Allo stesso modo io credo che dovremmo lavorare sulla prostituzione e sulla pornografia. Non a livello legale perché la legge si è già dimostrata impotente contro questi fenomeni in tanti luoghi e in tante epoche. Però credo che dovremmo iniziare una guerra contro queste cose a livello sociale. Cambiare la mentalità. Perché parlo di guerra alla prostituzione e alla pornografia? Per tante ragioni, ma in questo caso parliamo solo delle due ragioni connesse alle mie convinzioni maschiliste.

1 – pornografia e prostituzione sono il dominio del delirio di onnipotenza femminile. Nel consumismo perde chi paga e vince chi viene pagato. Quindi mentre crediamo di essere i cacciatori, in questi due ambiti siamo le prede. E nel modo più completo.

2 – un uomo che fa uso di questi servizi si degrada e perde ogni potere contrattuale nella coppia o comunque ne perde molto. Come spieghi a tua moglie che deve pensare ai bambini se intanto esci per cercare prostitute? Ti riderà in faccia, e non avrai argomenti per ribattere. Se invece esci per portare uno stipendio a casa o per fare volontariato in ambulanza il potere contrattuale lo avrai eccome. E se hai una moglie intelligente capirà e ti apprezzerà.

Ma arriviamo al punto più scottante: la violenza. Ci sono da dire due cose:

1 – uomini, se vostra moglie vi picchia NON È normale, non è una cosa da ridere né da prendere alla leggera. Scappate. Denunciatela. Quasi la metà delle violenze domestiche viene perpetrata dalle donne sugli uomini. E sapete perché per noi non ci sono centri di accoglienza né avvocati gratuiti? Perché mentre loro ci denunciano spesso noi non le denunciamo mai. Rompiamo il silenzio. Subito.

2 – a volte le persone creano situazioni tali in cui l’unica risposta possibile è la violenza. Se vostra moglie vi mette in una situazione in cui l’unica maniera sensata di rispondere è la violenza, ancora una volta, scappate. Non picchiatela per nessuna ragione al mondo. Se avete voglia di alzare le mani vuol dire o che siete pazzi (nessun essere umano sano di mente picchierebbe una persona che ama, è autolesionismo) oppure che lei vi sta usando violenza mentale. Se siete pazzi fate delle analisi e fateci curare, se vi stanno usando violenza mentale e quindi meriterebbero una reazione decisa… fuggite. Perché in tribunale la violenza mentale non si può dimostrare, quella fisica sì. Quindi usate l’unica strategia inattaccabile: la fuga. Non è da vigliacchi fuggire quando non si può fare nient’altro.

Quindi ricapitolando, secondo me, da maschilista tradizionalista quale sono fiero di essere, la strategia vincente per combattere il regime femminista è: sii degno e inappuntabile. Non cedere di un passo. Se ti trovi una donna che ti vuole comandare, che ti fa violenza fisica o mentale, scappa. E trovane una con un cervello o un cuore. Oppure resta single. Che è molto meglio che schiavo.

Come dice Freud le donne hanno dalla loro parte un’arma potentissima: la dipendenza materna. Noi abbiamo bisogno di loro, loro non hanno bisogno di noi. Noi in natura siamo progettati per trovare una compagna o morire perché serviamo solo alla fecondazione mentre loro sono progettate per vivere anche senza di noi perché devono crescere i figli. Però anche noi abbiamo un’arma. Drastica ma potente. Oltre una certa età le donne senza figli soffrono orrendamente, a volte impazziscono addirittura.

Quindi se faremo tutti così, se saremo degni e irremovibili, nel giro di poco tempo le donne capiranno che se vogliono avere figli devono abbassare le armi. E magari smettendo di avere paura si ricorderanno anche la cosa più bella e dolce del mondo: che siamo diversi e complementari, fatti per stare insieme.

Ritroviamo l’alleanza perduta. Saranno molto più felici e sani i nostri figli. È anche tutti noi.

Guido G. Gattai

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Un commento

  1. Caro Gattai, superate le prime 32/35 righe, che rigetto per intero, trovo molto di vero in quel che scrive e altrettanti spunti di seria riflessione… Continuo a rigettare gli schematismi ed a considerare un errore ogni tipo di generalizzazione, tuttavia ho constatato “de visu” che la stragrande maggioranza del genere femminile “mira” sostanzialmente alla procreazione ed alla cura ed allevamento della prole, vedendo, in quest’ottica, il maschio come mero elemento da utilizzare prima come donatore di sperma e forza lavoro dopo… Per quel che mi riguarda personalmente, continuo (e continuerò finché le forze e la voglia me lo consentiranno) a cercare la femmina liberata dalle catene dei compiti che madre natura le ha assegnato e desiderosa soltanto di avere un compagno al proprio fianco: se la troverò (dopo diverse esperienze fallite) bene, per me e per lei… Se no, pazienza: condivido la sua ultima frase “meglio single che schiavo”… Saluti!

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