CARO MONDO

Caro mondo del 2019,

hai indubitabilmente ragione tu. Ed hai ragione per il fatto stesso che fai in modo di averla. Se qualcuno è in disaccordo bombardi talmente tanto le masse con le tua propaganda che a forza di ripetere quel che dici convinci tutti, o almeno convinci la stragrande maggioranza, e la convinci così bene che questa maggioranza convinta inizia a discriminare quelli che non sei riuscito a convincere.
Le idee che diffondi con la propaganda sono pura follia, però, questo lo ammetterai anche tu. Ma quali sono queste idee? Sono infinite, ogni giorno nascono nuove bugie a cui i media ci insegnano a credere dogmaticamente ed acriticamente. Ma le idee di fondo, alla fin fine, non sono moltissime.
Innanzitutto c’è l’idea che dobbiamo consumare fino alla distruzione del pianeta, è palesemente folle, ma ti serve, perché se si interrompesse la catena della produzione le persone avrebbero tempo libero dal lavoro e dalle distrazioni, e inizierebbero a pensare. E chi pensa, si sa, finisce per destabilizzare l’ordine costituito. Da qui tutte quelle pubblicità che ci urlano addosso dagli schermi che sono ovunque, in ogni momento, anche adesso davanti a me e davanti a chi mi legge e poi nelle stazioni, per le strade, ovunque. Rumore ottico e sonoro che impediscono continuamente il pensiero umano.
La seconda idea, che deriva strettamente dalla prima, è che dobbiamo diminuire gli esseri umani al mondo. Questo è ovvio: più siamo e più risorse servono per tenere impegnato il nostro tempo. E il pianeta, lo sappiamo tutti, sta finendo, bisogna sbrigarsi. Da qui il bisogno di propagandare modelli da cacciatori per gli uomini, convincendoli a infischiarsene delle famiglie, poi anche per le donne e infine propagandare l’omosessualità come una qualsiasi moda, perché nessuno è perfettamente eterosessuale e sulle menti deboli si può lavorare per massimizzare il numero degli omosessuali futuri. Che – meraviglioso per i mercati! – se vogliono figli non possono farli ma li devono acquistare al mercato come un qualsiasi prodotto. Il prossimo passo saranno forse i robot? Alcuni segnali pare che indichino questo ma non ci sono certezze. Da questa idea viene anche l’invenzione dell’obbligatorietà di grandi quantità di vaccini che intossichino i bambini nati e ne diminuiscano il livello di salute. Perché – si sa – qualsiasi medicinale se preso in dosi eccessive e per di più in un momento vulnerabile, può avere effetti devastanti.
La terza idea, anche questa ben connessa col resto, è che gli umani devono sempre essere tutti malati. Cronicamente. In modo che da un lato siano costantemente consumatori di farmaci (un prodotto in più per il consumo!) e dall’altro non si facciano venire la strana idea di fuggire a vivere tra i boschi perché non sopravvivrebbero senza il loro spray nasale e le loro gocce per dormire, figuriamoci senza i loro antidepressivi! Quindi mettiamo gli occhi a un bambino appena ha un minimo calo della vista senza chiederci se sia una cosa stabile o passeggera, magari da stress. Così il fisico, troppo aiutato, si adagerà sul difetto e lo farà crescere, ed avremo un quarantenne con occhiali spessi come fondi di bottiglia. E così via per ogni cosa, dal raffreddore al mal di schiena.
La quarta idea è che tutti devono considerare ogni cosa soltanto in rapporto a quanti soldi questa produce e in quanto tempo. Questo spazza via naturalmente tutti i movimenti politici o sociali che possono nascere tra le pieghe del sistema. Perché i soldi per avere valore devono essere emessi dalle banche centrali, quindi le banche di fatto possono decidere a tavolino quali movimenti vinceranno, quali saranno considerati “seri” e quali spariranno. Certo, per far questo anche il perfetto controllo dei media aiuta. Certo, aiuta anche il fatto che gli esseri umani sono stati abituati all’individualismo e al menefreghismo, con i quali è impossibile qualunque forma di società umana e quindi anche i movimenti. Ma questi sono effetti strutturali e a lungo termine, mentre la fede nel denaro permette proprio un pulsante on/off istantaneo o quasi sul dorso di qualsiasi idea e qualsiasi personaggio più o meno pubblico. Nessuno resta fedele ai deboli oggi. E nessuno può essere forte senza denaro.
La quinta idea è proprio quella accennata nell’esempio della quarta: tutti devono essere egoisti e menefreghisti, vedere gli altri solo come prodotti di cui godere. Tutti devono essere viziati da bambini in modo che, abituati a ricevere sempre tutto quel che vogliono, da grandi avranno repulsione ed orrore per le altre persone che danno loro solo qualcosa e non tutto. Così le persone, da bambini viziati diventano adulti usa e getta, ognuno crede di essere il centro del mondo per tutta la vita e vede gli altri solo come giocattoli di cui a un certo punto non può che stufarsi. In questa prospettiva chiaramente la vecchiaia deve essere considerata una malattia da curare, anzi peggio: una colpa da espiare nel tempio del dio denaro attraverso i sacerdoti specifici, il Santo Ordine dei Chirurghi Plastici. I vecchi non servono più: internet dice tutto, e lo dice meglio dei vecchi perché i vecchi hanno le loro opinioni mentre internet, con un paio di click nella sede centrale di un paio di multinazionali dai favori acquistabili, racconta il passato esattamente come lo vuole il potere centrale. Allo stesso modo anche i bambini hanno una certa forma di malattia, dagli zero anni a quando possono iniziare a fare i capricci per farsi comprar cose. Ma la malattia del bebè è perdonabile perché passeggera, quella del vecchio è un crimine inaccettabile. O ne guarisce tornando subito all’aspetto e alle opinioni richieste dalla moda del momento, o viene letteralmente scartato dal consorzio umano.
La sesta idea è la fede nella ripetizione e nella superficialità: oggi è vero tutto e solo ciò che è già stato detto da altri, se questi altri sono molti e “autorevoli” (cioè hanno sulla schiena il pulsante posizionamento in “on” dal denaro) e chiunque cerchi di approfondire qualsiasi cosa è un criminale, un peccatore, il dio denaro lo scomunica con il marchio di “complottista”, “persona pesante”, “persona fastidiosa” oppure ancora: “esagerato”. Quest’ultimo termine viene ad oggi usato per tutto ciò che palesemente non ha risposta: davanti ad un argomento stringente, ad un “è così o no?”, la risposta che vien data dal sistema se palesemente messo alle corde non può rispondere “no” è “esageri”. “Il riscaldamento globale ci sta uccidendo tutti” “Sì vabbè, ma tu esageri adesso…”. “Mangiare carne fa venire il cancro il 2% in più che fumare sigarette” “Sì vabbè, ma tu esageri adesso…”. E così via.
La settima idea è l’intellettualismo. Quello per cui per chi studia diventa un punto d’onore rendersi incomprensibile ed occuparsi di cose irrilevanti. Questo viene stimolato ovviamente dal fatto che lo studioso sa che se si rendesse comprensibile diventerebbe pericoloso, e allo stesso modo diventerebbe pericoloso se affrontasse temi seri. Sa anche come reagisce il potere centrale alle persone pericolose: le emargina. Lo studioso sa infine cosa succede agli emarginati. Impazziscono. Spesso sis suicidano. Perché l’uomo è fatto così: se privato di connessioni sociali non sopravvive. Sapendo tutto questo gli intellettuali si mettono da soli e per difesa in questo triste ghetto dell’intellettualismo, o almeno i più scaltri fra di loro. I più stupidi, semplicemente, li seguono perché spinti da un lato dall’esempio dei colleghi e dall’altro dal rigetto della società quando provano ad uscirne.
L’ottava idea è la morte della fantasia. Ogni fantasia deve essere autorizzata. Per questo i film sono sempre più facili da fare per tutti a basso livello ma ci vogliono sempre più soldi per fare un “vero film” che possa rimanere nelle menti di tutti ed ispirare i giovani. Grandi saghe impossibili da realizzare, che partono da libri così tutti pensano che potrebbero esser loro a scrivere la prossima, infondo per scrivere una saga serve solo un computer, no? Ma in realtà nessuno può scrivere la prossima saga, ci sarà pure un fortunato che si ricoprirà d’oro, ma uno su miliardi, e una volta in mano alla grande industria della sua idea rimarrà poco. Fermo restando che se il nostro scrittore vincente ha vinto è proprio perché già di partenza ha scritto la saga più vicina possibile a quel che il potere centrale voleva produrre, quindi anche se rimane un po’ della sua idea poco male: era amalgamata ed omogeneizzata fin dal principio.
La nona idea è il “viaggismo”, ovvero la mania di viaggiare in continuazione. Perché il viaggiatore non ha radici, accetta tutto quel che trova nel posto in cui va, e siccome il consumismo è un sistema globale ovunque andrà troverà vari stadi del consumismo ed ubbidirà ad esso. Se fosse rimasto a casa, sentendosi le spalle coperte dagli affetti familiari (che per quanto pochi sono sempre di più che in un paese straniero) ed avendo il tempo di trovare soluzioni alternative magari si sarebbe un po’ discostato dal modello costruendosi un habitat a lui più comodo. Ma il consumista non deve mai essere comodo! Innanzitutto perché “Mettersi comodo” vuol dire cambiare alcune cose e nessun sistema sociale ama essere cambiato, e poi perché chi sta scomodo si sente a disagio e chi si sente a disagio consuma di più. Aggiungiamo che chi fa viaggi avrà gli affetti sparsi per il mondo, ne soffrirà, e questo gli permetterà di soffrire ancor di più, avere più stress, pensare meno e consumare di più.
La decima idea è il tecnologismo, ovvero la fase avanzata dello scientismo. Non solo la scienza non è più vista come un metodo sperimentale ragionevole ma come un dogma (questo era lo scientismo) ma nel tecnologismo si parte dall’idea che la scienza possa mettere qualsiasi dogma su qualsiasi materia e cambiare questi dogmi in qualsiasi momento lo desideri. Uso una parola nuova quando forse avrei potuto evitarla, ma ci tenevo a far notare quanto lo scientismo oggi sia forte, onnipervasivo, resistente ad ogni attacco. Anche le iniezioni obbligatorie, anche i chip sotto la pelle, tutto si concede alla scienza, e non per questa o quella ragione ma per definizione. Le ragioni, semmai, si inventano dopo per azzittire chi è contrario. Si aggiunga un fatto interessante ed importante: lo scientismo odia la scienza. Se ci sono esperimenti che palesemente dimostrano che una teoria scientista è falsa, lo scientismo si adopera subito per radiare i ricercatori, cucirgli la bocca e far sparire i dati. Lo scientismo è il massimo nemico che la scienza abbia mai avuto, secondo solo all’inquisizione del medioevo.
Poi ci sono le idee sempre verdi, solo un po’ migliorate: dare tutte le colpe agli oppressi, sfruttare il lavoro di persone ridotte in schiavitù dicendo che gli fai un favore, costringere le minoranze deboli a sentirsi in colpa per esserlo oppure sovvertire logicamente i concetti. Ad esempio chi fa volontariato dieci ore al giorno è un “pigro che non vuole andare a lavorare”, chi aiuta gli altri è “uno sbruffone che si crede chissacchì” e via e via in un turbine multicolore di concetti deformati e deformanti. Ma queste cose non sono novità del consumismo, vero caro mondo? Queste esistono dall’alba dei tempi.
E, insomma, caro mondo, hai ragione tu. Io ho torto. Non posso che avere torto. E manoa mano che vado in là con gli anni divento più povero e più solo, emarginato da tutti quelli a cui hai insegnato bene a guardarsi dalle carogne come me. Tu, caro mondo, hai insegnato a chi mi circonda che quando sono generoso “in realtà sono un egoista che non ha nemmeno il coraggio di ammetterlo perché si nasconde dietro la maschera dell’altruismo”. Tu, caro mondo, hai insegnato a chi mi circonda che volere una famiglia felice con dei bambini e dei cani è da “fascista retrogrado che non è al passo coi tempi”. Tu, caro mondo, ha insegnato a chiamare libertà le gabbie che ci imponi, così mi chiamano dittatore quando gli mostro che sono in gabbia, invece di liberarsi. Tu, caro mondo, hai insegnato a dare di complottista a chi prova strade diverse, di esagerato a chi avverte dei pericoli in arrivo, hai insegnato agli uomini di potere a temermi perché gli hai fatto credere che i loro posti di potere fossero la felicità, quando nel buono dei loro letti sanno la sofferenza e i rischi che una società repressiva comporta proprio per chi sta al vertice.
Io sono il cattivo, perché mi rifiuto di fare il male, e tu hai insegnato a tutti a guardarsi dagli sporchi sognatori come me. Io sono un montato, un pallone gonfiato e un impostore, caro mondo, perché tu hai insegnato a chiamare così chiunque levi la voce dal coro della lenta e dolorosa estinzione di massa a cui ci porta al consumismo.
Tu hai ragione, caro mondo.
E io ho torto.
Ma passare dalla parte della ragione proprio non mi viene.
Chiedo scusa.
Già sapendo che non sarò scusato.
In fede,

Qualunque Buono

Guido G. Gattai

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