Pappagalli verdi. Cronache di un chirurgo di guerra

Brevi flashback, ricordi immediati da varie parti del mondo in guerra: operazioni chirurgiche di assoluta emergenza in condizioni davvero disperate, bombardamenti su civili, violenza diffusa, corruzione morale. Tutto questo è il mondo che Gino Strada ha affrontato per anni in Medio Oriente, Africa sub-sahariana e Sudamerica, ricavandone un volume che potrebbe essere lungo migliaia di pagine e che invece si compone di brevissime storie incentrate su momenti specifici. La brevità del libro non toglie però la possibilità di andare al cuore di alcuni problemi di fondo, alcuni dei quali talmente incredibili da lasciare esterrefatti.

E’ il caso, ad esempio di finti aiuti umanitari portati da anziani volontari statunitensi: bambole di plastica rotte, bidoni di latte in polvere scaduto, pacchi di profumi e palloni da basket spacciati come aiuti alla popolazione del Ruanda. O la colpevole “disattenzione” della Croce Rossa Internazionale, le incredibili bombe-giocattolo russe ed italiane, disseminate in migliaia di pezzi a bassa quota dagli elicotteri in Afghanistan ed in Perù. Proprio queste armi sono i “pappagalli verdi”, simbolo di violenza per i contadini peruviani, derubati del raccolto e uccisi dai militari. Il novero degli orrori è però lungo e nutritissimo, dagli ospedali dell’Angola, riservati ai soli militari, fino alla tremenda situazione del Kurdistan che ha sofferto, e con ogni probabilità tuttora soffre, delle conseguenze della guerra Iran-Irak. Un conflitto nel quale i curdi avrebbero dovuto avere il ruolo di spettatori e che invece è diventato per loro una disgrazia, con quattromila villaggi bombardati e milioni di mine insplose attorno a sorgenti, case in macerie e cimiteri. Mine italiane come la Valmara 69 e la VS-50. Ce ne sono tre per ogni abitante nel solo Kurdistan irakeno.

La regione è inoltre stata colpita da un’epidemia di colera incredibilmente sottovalutata e trattata confidenzialmente dall’ECHO, l’ufficio umanitario dell’Unione Europea in nord Irak. E poi Gibuti, ex-Jugoslavia, Pakistan. In situazioni difficilissime, come quella del triage, la selezione che ogni chirurgo deve fare per dare un ordine di precedenza ai feriti in arrivo. Feriti che in qualche caso fino al giorno prima avevano attaccato a colpi di mortaio e di mitra lo stesso ospedale in cui dovranno essere curati. Situazioni difficilissime dal punto di vista morale, in contesti nei quali è facile anche essere uccisi da una raffica di kalashnikov alla nuca (è capitato ad un giovane collaboratore di Strada) oppure essere colpiti mentre si è dentro un’ambulanza. Trovarsi in Perù, faccia a faccia con i guerriglieri di Sendero Luminoso, ed essere obbligati ad operare d’urgenza. Oppure a lavorare in Cambogia, uno dei paesi più minati al mondo, con un abitante ogni 230 privo di una o di entrambe le gambe. Tutto questo e molte altre cose in un libro piccolo, ma dal notevole contenuto.
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Giovanni Pancani

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