Estinti Distinti – 03

07/02/2020, ore 23.26

Come spesso succede, anche se è da una goccia che nasce una tempesta, ci vogliono dei tempi di incubazione. Fisiologici. Chiaro. Io, ad esempio. Avevo iniziato, ogni tanto, senza troppa attenzione, a imitare Mike Majakowski. E, oggi lo so, nel frattempo anche gli altri

Sono nel mio letto, sdraiato, che ascolto Vivaldi e leggo i racconti di Philip K. Dick. Niente di impegnativo, è una raccolta fatta da Fanucci editore dopo il successo della serie TV tratta dai suoi racconti, per cui c’è materiale ogni tipo, genere, specie. Da quelli più impegnati sul consumismo a quelli che… boh, saranno anche impegnati ma sembrano lì soprattutto a caso, tanto per stupire il lettore. Dick è un autore discontinuo.

Però, voglio dire, da quando ogni tanto mi ricavo una bolla di tempo senza telefono, non quella che devo ricavarmi per forza, un’altra, una in cui faccio quello che mi pare, semplicemente non guardo lo schermo del cellulare… ecco, da quando lo faccio… mi piace. Ecco tutto. Non ho una grande teoria a riguardo. Non so se mi rilassa, se mi eleva o se mi… boh. Mi piace. Fine stop. E quindi mi trovo a rifarlo quasi tutti i giorni.

Me ne sto lì, leggo, con la gatta Macchia sulla pancia, ascolto musica. O anche, semplicemente, guardo fuori dalla finestra… cazzeggio, né più né meno. Come quando sei bambino e ancora non ti hanno comprato lo smartphone, ecco. È una sensazione vecchia che però mi fa sentire carico come se fossi più giovane. Sì, lo so che sono giovane già di mio ma… ancora più giovane, più forte, più dinamico, più attivo. Anche se non combino un gran ché alla fin fine.

Mia madre mi chiama:

– Amore! C’è Sara al telefono!

Mi scrollo leggermente, quasi come se stessi dormendo. Mi ha chiamato… al telefono? Che cosa…?

– Sì, arrivo mamma!

– Pronto?

– Oh Tommy, che non si risponde più su WarsUp? Ti ho scritto tipo dieci volte, di cui due vocali, anche cacami eh! – non ha un tono arrabbiato, più stupido e divertito allo stesso tempo – Ti sei infognato in qualche videogioco alla console?

– Uhm… no, no no. Io nemmeno ce l’ho la console – è vero – però sì, in un certo senso facevo un gioco possiamo dire, cioè, se vuoi…

– Che gioco? Il solitario come i vecchi? – Sara ride, non so se dirglielo, che quella poi spiffera tutto e io ci faccio figure strane – ma no, niente, era per dire, che volevi?

– Non te la cavi così, ora me lo dici.

Adesso è piccata e so che posso cedere prima o dopo ma mi farà cedere, quindi vaffanculo, tanto vale… Valuto un attimo se dire una bugia. No. Mi becca subito. Non sono in grado di mentire. Vabbè. Daje.

– … e niente, faccio quella cosa di Mike, mi faccio gli affari miei senza guardare il cellulare.

– Ahhhh… dici Majakowski! Ma sì, dai grande, ma lo sai che lo faccio anch’io? Ogni tanto, non spessissimo, ma lo faccio… è figo… mia mamma mia ha anche insegnato a meditare, ogni tanto colgo l’occasione. Mi metto lì a gambe incrociate, accendo l’incenso, non esisto più per nessuno. È carino!!! Ma dai, non lo sapevo che lo facevi anche te! Grande! Ma lo sai che a scuola hanno iniziato in diversi secondo me? Tipo Lisa lo fa, anche con me. Ci diamo un tempo e stiamo lì. Chiacchieriamo. Ma proprio chiacchieriamo, senza vedere video, stalkerare i profili di qualcuno o altro. Stiamo lì e chiacchieriamo. Ci facciamo un cicchino, magari… stiamo al parco, cose così. Cazzeggiamo, tipo. Come quando sei piccolo, prima che i tuoi ti comprino lo smartphone, hai presente?

– Cavolo, sì che ho presente, proprio! Quello! Esatto, è proprio quello che pensavo, sai?! No, incredibile! Ma lo fate così o anche voi lo avete visto da Mike?

– Beh, tutti lo abbiamo visto da Mike, prima non lo faceva nessuno, no? Cioè, non è una cosa che ti viene in mente così… la mamma e il babbo ti dicono di non stare troppo al cell ma tu te ne freghi e anche loro in realtà mica ci credono, stanno attaccati tutto il tempo anche loro, per cui… voglio dire… l’unico che lo fa davvero è Mike, lo abbiamo tutti visto da lui. Per forza. Da chi altro?

E così ce ne restiamo a chiacchierare come amici intimi io e Sara, fino a mezzanotte, anche se domani è sabato e da noi si va a scuola anche il sabato, ma c’è una confidenza speciale. Non so se sia amore o che altro, non penso sia amore perché io amo… beh, lei… ma… non c’era quella cosa lì, prima. Eravamo solo compagni di classe. Viene fuori che mi aveva chiamato solo per un paio di cavolate di controllo su di un esercizio per domani, roba di scienze, niente di che. Ma la confidenza creata da questa piccola passione in comune ci riscalda, è come se fossimo due pellegrini che scalano una montagna al freddo per conto loro e poi trovano un fuoco e si scaldano le mani tutti e due allo stesso fuoco e allora tanto che sono lì iniziano a chiacchierare dei draghi che hanno ucciso e degli orchi da cui sono riusciti a fuggire, come in quelle serie fantasy tutte cure on due o tre lucette che non si vede niente, quelle su Netflush, presente? Ecco quelle.

A un certo punto me lo dice:

– Ma lo sai che Francesco oggi mi diceva che secondo lui dovremmo ogni tanto ritrovarci tipo tutti quelli che fanno questa cosa, per passare un po’ di tempo insieme.

– Non lo so? Francesco? Quello che non ha mai lo stesso taglio di capelli o di barba? Non lo so… cioè… quello non c’è tutto, secondo te è uno che ha senso? Voglio dire, a me pare molto un buffone.

– Vabbè, ma, voglio dire, l’idea ti piace?

– Boh, sì dai, perché no, non è una cattiva idea. Solo che secondo me Francesco la dice e poi non la fa. Te lo immagini che la fa? Io non ce lo vedo nemmeno a dire che si mette i calzini e poi farlo, mi pare affidabile come le monete da tre euro.

– Dai, ora esageri, a me la sua idea non mi pare così male. No, mi piace proprio. Ci ritroviamo tipo tutti insieme e andiamo la parco. Cazzeggiamo. Tutti insieme- Senza guardare i telefoni. Anzi, li lasciamo proprio a casa.

– Lasciati a casa? No dai che poi i genitori si preoccupano…

– Chi se ne frega. Liberi. Senza niente. Nessuno che può fare foto. Momenti solo nostri, che se uno vuole sapere che è successo non lo può sapere, non lo può edere, lo possiamo sapere solo noi. O al massimo lo possiamo raccontare. Ma nulla, niente storie Instacrap, foto, video… niente… solo ricordi.

Ha un tono sognante, mi pare si prenda troppo sul serio, la prendo in giro:

– Ok boomer.

– Vaffanculo, Tommy, è una bella idea invece! Non mi dire che non è una bella idea, perché è una bella idea, un’idea bellissima anzi! Non mi dire che se lo facciamo poi non vieni.

– Ma tanto, che vuoi? Francesco non fa niente.

– Ma se la facciamo, vieni? Dimmi che vieni.

– Ma sì che vengo, perché no? Vengo. Vengo… Solo che…

– Che c’è?

– Non lo so, per ora erano sempre stati momenti come dire… miei. Non so se mi piace condividerli. Non so se è lo stesso.

– Ma che ti frega, non fare l’asociale, dai… che poi ti diverti invece.

– Massì, avrai sicuramente ragione tu. Non metto in dubbio. Daje. Andiamo a letto che si è fatta una certa. Domattina dobbiamo svegliarci.

– Ok boomer, ahahaha!

Niente, mi ha beccato. Da quando glielo avevo detto io sono sicuro che non aspettava altro che l’occasione giusto per rendermela. Come una tigre in agguato. Che idiota. Rido anch’io. Mi ha fatto piacere sentirla. Anzi, no, non è vero. Cioè, sì, mi ha fatto anche piacere. Ma soprattutto la cosa che mi ha fatto davvero tanto piacere è stato parlare di questa cosa con qualcuno, qualcuno della mia età, ai miei lo avevo già accennato, ma è un’altra cosa. Parlarne con qualcuno della mia età, essere capito e scoprire per giunta che non sono per niente isolato, anzi.

Poi, resta il fatto che ora mi sento meno unico e speciale. Ma vabbè, è un prezzo che sono disposto a pagare per non essere l’unico scemo che fa questa cosa.

Quella sera andai a letto stanco, sapendo che la mattina dopo sarei stato ancora più stanco e mi sarebbe voluto un fiume di caffè per tenermi in piedi fino all’ultima ora di lezione. Ma, vabbè, avrei dormito dopo pranzo in caso.

Mi addormentai con il sorriso.

La cosa iniziava a prendere forma.

E io sapevo che sarebbe diventata qualcosa, per ora era solo una cosa. Poteva evaporare da un giorno all’altro. Ma per ora ci stavo bene, era qualcosa che mi piaceva. Fosse anche rimasta una passione passeggera, mi avrebbe lasciato qualcosa. E invece fu molto di più.

Per tutti noi.

Guido G. Gattai

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