LA BIGLIA

Allora. Mi sono messo anche nella posizione giusta. Comoda. Vediamo se mi riesce.
Dunque.
Ti devi imaginare una biglia.
L’hai immaginata? Bene.
Questa biglia si trova su di una superficie tipo un piatto doccia: inclinato verso il centro da ogni parte. Però in fondo non c’è uno scarico. C’è solo un punto oltre il quale la biglia non va più giù.
Te lo immagini? Bene.
Ora.
Il cuore delle persone – tutti, maschi, femmine, gay, transgender, quello che ti pare – ecco: il cuore di tutti è come quella biglia.
Ci sono dei posti che sono più o meno giù, fino al posto in fondo, che è quello oltre il quale non rotoli più. Tutti questi posti sono tipo… le altre persone. Ci sono persone molto in cima al pendio, dalle quali scivoliamo via facilmente. Mano mano che si va giù, le possibilità di scivolare diventano meno. C’è un posto, una persona, che è il fondo. Il punto più solido, definitivo, oltre il quale non si scivola? Mah. Difficile dirlo. Di certo essendo in coppia con alcune persone, o anche solo stando vicino a loro, si ha la sensazione che la nostra “biglia” possa ancora scivolare, che possa ancora scivolare molto, o poco. Di più, o di meno.
Con certe persone ci sentiamo come se fossimo fuori contesto. Con altre come se ci conoscessimo da sempre. Con alcune ci sentiamo così a nostro agio che sembra la perfezione, ma – poi – lo è? La perfezione esiste? Difficile dire.

Provo a procedere per esperienza personale. Io ho detto “ti amo” molte volte in vita mia. E non era propriamente sbagliato. Si trattava di casi estremamente vicini al “centro di gravità” diciamo. Di persone con le quali sentivo che, se mi fossi sposato, avrei potuto “rotolare” poco, cioè avrei avuto una bassissima probabilità percentuale di tradire o – peggio – innamorarmi di un’altra persona mandando a gambe per aria un eventuale matrimonio ed eventuali figli.
Però si pone un problema: l’usura semantica dei termini: una parola, ripetuta spesso, perde significato.
Facciamo il punto.
Se dico “ti amo” a una persona che ho solo il 10% di probabilità di tradire o lasciare, cosa dico a una persona che mi fa sentire ESATTAMENTE al posto giusto? Che tutte le volte che anche solo la penso, sento ogni mia fibra dire “ecco, esattamente questo”? Cosa dici dopo aver disto centinaia di ottime imitazioni, quando vedi l’originale?
Ecco.
Io sospetto che oltre il “ti amo” ci sia qualcosa, e che questo qualcosa sia l’apofatismo, ovvero il silenzio, il non poter dire niente. Come il fuoco che al suo massimo calore diventa trasparente, tipo.

Lo so che è confuso, non è preciso come faccio di solito, ma è il concetto che è difficile.

Fingiamo che i sentimenti possano dividersi con precisione, tanto per capirsi. Fingiamo dei livelli. Livello zero: indifferenza. Livello uno: mi fai schifo. Livello due: riesco a tollerati. Livello tre: esisti, lo ammetto. Livello quattro: mi incuriosisci. Livello cinque: ti voglio scopare. Livello sei: ti scopo e ti richiamo anche. Livello sette: proviamo a vedere come va se passiamo un’oretta a parlare dopo che abbiamo scopato. Livello otto: ci tengo a te. Livello nove: ti amo. Livello 10: boh.
“Boh” nel senso che non riesco a capire come sia possibile una connessione oltre il nove. Non io, “io” come proprio come soggetto assoluto: QUALUNQUE “io” non riesce a capire quella cosa che sta oltre il 9. non lo capisce, non lo sa, non lo può sapere o capire nessuno. Testa un mistero anche quando lo vedi. A seconda di quando si è sensibili si può riuscire a capire uno, due, cinque o sette di questi livelli. Ma qualunque sia il nostro grado di sensibilità non riusciamo a capire l’ultimo grado, il 10, l’oltre, il “perfetto posto giusto”, la “persona nata per essere in coppia con me”. A volte lo si vede, lo si sente, è proprio lì davanti. Ma “capirlo”, ecco, capirlo non ci si riesce. Non si può nemmeno capire se sia vero, giusto o che altro. Potrebbe essere tutta un’allucinazione? Chissà! Impossibile saperlo. Perché siamo oltre il livello umanamente comprensibile.
Però, di fatto, esiste anche questo.

Dubbi e tentativi di risposta:

1) OGGI NON ESISTE PIÙ NEMMENO LA SENSIBILITÀ PER ANDARE OLTRE IL LIVELLO 8, FIGURIAMOCI IL 10. LA SOCIETÀ CI BLOCCA LA VISTA BEN PRIMA DEI NOSTRI LIMITI UMANI.

Vero, ma l’abbassamento generalizzato della sensibiltà mi pare che non sia mai un un’azzeramento totale. Ci sono cose che risuciamo a sentire oltre ogni muro, per quanto sono forti. Parlo di cose impossibili da capire, ma altrettanto impossibili da ignorare.

2) SE POTREBBE ESSERE UN’ALLUCINAZIONE COME FAI A DIRE CHE ESISTE?

Perché se vedo X sicuramente X esiste. Può essere un miraggio o un muro, una sensazione o un reale legame emotivo, ma di certo se un soggetto vede X, X è “qualcosa”. Cosa sia, andrebbe forse capito più caso per caso che attraverso regole o indagini universali. Ammesso che ci si riesca.

3) PERCHÉ QUESTO LIVELLO A VOLTE ESISTE MA SE NE ACCORGE SOLO UNO DEI DUE? SE FOSSE VERO NON DOVREBBE ESSERE ISTANTANEAMENTE CHIARO PER ENTRAMBI?

Il discorso è molto lungo e complesso. Semplificando, però, risponderei che non tutti hanno la stessa esperienza o la stessa sensibilità. Più che si ha esperienza e sensibilità e più che si può capire con chi siamo compatibili o meno. Ma d’altronde, sensibilità ed esperienza, di solito aiutano in ogni campo.

Guido Giacomo Gattai

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