LE MECCANICHE DELL’AMORE

PREMESSA

Non parlo solo per esperienza personale ma anche e soprattutto per aver studiato la cose attraverso anni e anni di consulenze con le persone che sono passate per la mia poltrona ponendomi domande che concernevano quasi sempre l’amore.
Partiamo dalla premessa ovvia – ma c’è sempre qualcuno che non se lo ricorda – che i casi singoli ed eccezionali esistono sempre, ma questo non rende inutile cercare di capire il quadro generale: se non si capisce il quadro generale non si sa dove ci si trova, né si capisce come convenga comportarsi nella maggior parte dei casi. Quindi nella lettura sicuramente vi verrà da pensare “ma io no!” o “ma io cugino no!”, questo però non cambia il quadro generale, qui cerchiamo di capire il quadro generale. Inoltre spesso quando si tratta di casi in cui siamo molto coinvolti (io, mio cugino ecc.) non riusciamo ad essere obiettivi, occhio! Potrebbe anche essere che siate più nella norma di quello che vi autopercepite.
Ci avete fatto caso che non riusciamo più a fare coppie funzionanti? Gli ultimi che ci sono riusciti sono stati quelli nati tra il ’40 e il ’50, poi solo casi singoli, sempre più rari, e ormai quasi nessuno.
Cerchiamo di capire.

LA TEORIA VIGENTE

Attualmente esistono due tipi di libri su questo argomento: da un lato ci sono le consolanti sciocchezze da block buster, che fanno giri di parole per non dire nulla e farvi sognare, facendo produrre al vostro cervello molte onde alfa, ma nessuna onda beta – ovvero vi fanno rilassare ma non riflettere né tanto meno imparare. Altrimenti ci sono i libri tecnici, cinici, freddi che vi dicono le cose come stanno, ma – secondo me – sono molto parziali.
Mi spiego meglio.
Se voi studiate “tecnica del rimorchio”, poi diventate davvero “bravi a rimorchiare”, ma questo ha due difetti: innanzitutto, (1) se sulla lunga non siete compatibili, queste tecniche del rimorchio non vi faranno certo restare insieme. E poi (2) funzionano solo su chi ha bisogno di “validation”, come dicono questi testi, ovvero di conferme del proprio valore, insomma funzionano sugli insicuri. Sia maschi che femmine.
L’uomo insicuro accede a questa branca del sapere per acquisire sicurezza, e la trova! Spesso però rischia di diventare una droga. Chi è bravo a far qualcosa, spesso ci prende gusto e quindi provoca uno scomodo effetto collaterale: il nostro “predatore sessuale” non riesce ad accasarsi e finisce per farsi sempre più storielle inutili e in concludenti. Può anche darsi che si crei un “cloud” di affetti che più o meno lo sostengono e lo accompagnano tutta la vita, ma questo è ancora più difficile e raro che trovare una singola compagna con cui costruire qualcosa.
Dall’altro lato, la donna insicura è l’unica che “ci casca”, perché è l’unica che si affida a criteri come la “dominance” per scegliere un compagno. Essendo insicura si sente debole, e segue i maschi in base a quanto sono forti, ricchi, in alto nella posizione sociale, abili con le parole e magari astuti nell’accaparrarsi beni e servizi anche illecitamente. Questo può sembrare un sano istinto primordiale, ma non lo è per niente: quando i lupi rischiano di mangiare tuo figlio, non devi avere per forza l’uomo più forte e scaltro della tribù, ma quello disposto ad affrontare i lupi. Ovviamente non dovrà essere TROPPO debole o stupido, ma è la sua devozione, soprattutto, a salvarti la vita.
Da questo punto di vista – dico una banalità ma è utile ricordarlo –  la “prima impressione” gioca un brutto tiro: se un uomo vede una donna di piacevole aspetto, può star certo che (se inizierà una relazione con lei) potrà godere di quelle forme per un certo periodo, ma non ha alcuna garanzia che quella donna si adopererà per crescere e nutrire i suoi figli (scopo primordiale del maschio), e – allo stesso modo – se una donna vede un uomo ricco e potente può star certa che (se inizierà una relazione con lui) potrà godere di quella ricchezza e potere in parte, ma non ha alcuna garanzia che saranno utilizzate per proteggere lei e i suoi figli (scopo primordiale della femmina).
Io voglio parlare, qui, in un terzo modo.
Non vi scriverò sciocchezze consolanti da psicologo della RAI.
Non vi consiglierò efficaci tecniche per accaparrarvi un alto numero di relazioni erotiche.
Voglio parlare a coloro che hanno la ferma intenzione di districarsi dal ginepraio in cui ci troviamo per trovare una relazione duratura che li renda, tra alti e bassi, sempre sereni e spesso felici.
Voglio parlare a chi è sicuro di sé, ha superato le sue paure, ha capito molto, ma ancora non riesce a trovare quello che cerca. Per costoro parlerò di alcuni dei più comuni errori che si commettono in una schietta e sincera ricerca di questo tipo.

CHI SIAMO?

L’umanità si è evoluta per un sacco di tempo. L’essere umano, come lo conosciamo, ha circa 200.000 anni. Ma la sua preistoria conta 2,5 milioni di anni. E, se stiamo a Darwin, l’essere umano, si è evoluto in molte forme prima di essere tale, da quando è uscito dal brodo primordiale.
Secondo voi quanta voce in capitolo avevano le femmine della specie nella scelta del proprio compagno in questi anni, decenni, secoli, millenni, milioni di anni? Mi verrebbe da dire: assolutamente nessuna. Il maschio, superiore per forza fisica, decideva come e quando accoppiarsi. E, soprattutto, con chi.
Quale maschio si selezionava quindi? Quello più capace di capire quale fosse la miglior compagna con cui passare la sua vita. Il poligamo nomade no di certo, perché non restava a proteggere ed istruire la prole. La sua prole era quindi inevitabilmente meno nutrita e più vulnerabile agli attacchi prima e – se sopravviveva – meno capace, più debole. Linee genetiche di questo tipo non potevano che soccombere contro maschi stanziali poligami o monogami. Tra poligami e monogami, è poi facile immaginare che si rinforzassero le linee evolutive monogame: è più facile difendere un piccolo nucleo familiare che uno grande. Certo, tra i poligami nomadi e quelli stanziali ci saranno sicuramente stati dei piccoli che – proprio a cause delle cattive condizioni, crescevano ancor più forti e scaltri. Ma, inevitabilmente, si trattava di eccezioni. E queste eccezioni, ancora una volta, erano forzosamente vincenti con probabilità maggiore se adottavano il modello monogamo stanziale.
Quali donne vincevano la selezione genetica? Quelle che sapevano maggiormente curare i figli (buone madri), sopravvivere in mancanza di un maschio (brave a prevenire e fuggire i pericoli), nutrire i figli in mancanza di un maschio (brave a riconoscere e raccogliere il cibo) e – soprattutto – brave ad adattarsi al maschio che le aveva scelte. Quelle che, una volta scelte, sapevano motivarlo a restare e sacrificarsi al massimo per lei e per la sua prole.

COSA È SUCCESSO?

A causa del crescente potere della parola e quindi delle leggi, gradualmente, il potere è andato sempre più nelle mano dei deboli associati piuttosto che dei forti singoli fino a che, negli ultimi duecento anni circa, la scelta del proprio compagno ha cominciato gradualmente a ricadere sempre maggiorente sulla femmina.
Le odierne leggi, infatti, arginano completamente quello che per milioni di anni è stato l’apparato funzionale principe con il quale il maschio ha esercitato il suo controllo su questa scelta: la violenza fisica è denunciabile, la coercizione altrettanto, e – da quando esistono policies come lo stalking – anche andare sotto una finestra a fare una serenata può essere perseguito per legge.
La società, quindi, a livello sociale, premia l’esatto opposto di quello che la natura ha premiato per milioni di anni, invertendo i ruoli del maschio e della femmina.
Il maschio deve essere bravo a sopravvivere senza la femmina, a farsi bello e attraente invece che forte e capace e, quando viene scelto da lei, deve sapersela tenere accanto oppure dovrà restar di nuovo solo e sborsarle gran parte dei suoi denari e possedimenti. La femmina, specularmente, si seleziona se è brava a scegliere il maschio giusto con cui portare avanti la sua linea genetica e – una volta scelto – lo può avere (quasi) incondizionatamente, poiché la maggior parte dei maschi ubbidisce al dictat di appartenere ad ogni femmina che lo vuole: il maschio sempre eccitato e disponibile per ogni femmina, infatti, lungi dall’essere un modello arcaico e archetipico (come abbiamo visto, nell’antichità, il poligamo era il modello perdente), è chiaramente un modello relativamente recente. Pensiamo ad esempio al fatto che prima degli anni ’60, in ogni narrazione il maschio era ancora colui che sceglieva una femmina unica e la proteggeva ad ogni costo, come mostra bene il modello di Ulisse nell’antichità. Solo negli anni ’60 arrivano Bukowski e Miller, solo negli ’80 Dylan Dog. Sono maschi oggetto, disponibili e pronti all’uso per qualunque donna ne faccia richiesta. Sì, anche Ulisse, durante il suo viaggio, tradisce Penelope, ma questo accade poco ed è visto come una debolezza, una ferita, un male; per resistere alle sirene, poi, si fa addirittura legare. Non ama le donne. Ama Penelope. Menelao fa scoppiare una guerra per la sua amata, Agamennone non accetta la perdita della sua schiava preferita, neppure sapendo che così farà infuriare gli dèi, ecc. ecc. Sono tutti uomini che hanno scelto la persona da amare e sono disposti a tutto per lei e lei sola.

IL PROBLEMA

Si potrebbe pensare che questa inversione del modello vada bene com’è, ma purtroppo è stata troppo repentina perché l’umanità vi si adattasse: un modello creato in milioni di anni non è sostituibile in duecento. Anzi, da quello che vediamo, sembra andar sempre peggio: le coppie diventano sempre più fragili, sofferenti, la celebrazione del “single” sostituisce la pietà per il “solo” e, ovviamente, da rapporti umani scadenti deriva una qualità della vita inferiore.
Le donne non hanno la più pallida idea di come utilizzare il loro potere di scelta, oltretutto, perché non sono supportate da milioni di anni di evoluzione di questa capacità, quindi si affidano o al criterio della “dominance” (che, come abbiamo visto è perdente) oppure, se sono ragionevoli e sufficientemente sicure di sé, a quattro altri criteri: vicinanza nello spazio (il vicino di casa, il tizio incontrato ecc.), vicinanza di tempo (cercano persone più o meno della stessa età), vicinanza di interessi (quello con cui condividono la passione per il nuoto, la filatelia o la dieta chetonica) e vicinanza di attitudini (stesso modo di vestire, di muoversi, di intonare la voce). Questi quattro criteri sono come scegliere un divano a partire dalla lunghezza delle ali, dal colore dei capelli, dalla redditività media e dal sapore. Tutte cose che di solito i divani non hanno e, soprattutto, poco interessanti anche se le avesse: un divano deve essere innanzitutto comodo.
L’amore, quello che fa durare le coppie, è una consonanza profonda e inspiegabile, una sorta di onda sonora, una musica profonda che va percepita e che nessuno dei criteri di cui sopra può produrre. Certo, stare con una persona che vive vicino a casa mia, ha la mia età, condivide le mie passioni e si gratta il naso proprio come me è più facile. Ma non sempre ciò che è facile è ciò che è buono, e ciò che non è buono non dura.
Le donne, infatti, prima o dopo, iniziano ad odiare i compagni che si sono scelte. Perché la voce della società educa, ma quella della natura comanda.

LE DUE BUSSOLE

Una cosa che le donne hanno nel profondo, una sensibilità naturale arcaica potentissima che le caratterizza, è proprio quella di sentire se la persona che hanno accanto le ama nel profondo. Se un uomo ha più bisogno di amare e di sentire che la persona accanto a lui è veramente quella che vuole (altrimenti ha, non ultimi, problemi di erezione, e figuriamoci se poi riesce a impegnarsi), una donna ha il bisogno essere amata e sentire che per l’uomo che ha accanto non esiste nessun’altra.
Queste sono le armi più potenti che ci ha dato madre natura: quando e se riusciamo a mettere a tacere le sovrastrutture sociali, possiamo distinguere chiarissimamente la loro voce, infallibile e precisissima: gli uomini puntano verso chi amano, le donne verso chi le ama.
Purtroppo l’inquinamento sonoro è molto pesante e non è facile sentire la voce di queste due bussole: la società dice alla donna che deve essere lei a scegliere chi le pare e all’uomo che deve essere sempre disponibile per ogni donna come una banderuola al vento. E, disgraziatamente, anche lo stimolo a seguire gli imperativi sociali è una forza primordiale: nei giorni delle caverna, chi si staccava dal branco era perduto.
Ma cosa fare quando il branco sta puntando verso una rupe? Cosa fare quando la voce del branco punta all’estinzione? Bisognerebbe imparare a non seguirla, ma il suo richiamo è davvero fortissimo.

CHE FARE?

A questo punto sembrerebbe che la soluzione possa essere il ritorno del modello arcaico. Purtroppo no. Non sappiamo più farlo. Né le donne né gli uomini.
Se una donna volesse lasciarsi andare al modello arcaico ed “essere scelta”, quella poveraccia si troverebbe distrutta da un esercito di maschietti isterici e intenti a “far punteggio” che hanno studiato come infinocchiarle e fingersi innamorati. Non solo generazioni di maschi si sono ormai adattate a questo sistema in cui devono fingere amore per chi non hanno scelto, ma ormai ci sono anche libri, seminari, vere e proprie scuole in questa direzione. Una donna che seguisse questa strada probabilmente soffrirebbe molto e perderebbe moltissimo tempo, perché prima o dopo viene sempre fuori se non si tratta di amore vero, ma ci possono volere anche mesi o anni, anche perché spesso lui può essere davvero molto affezionato, può anche amare la posizione sociale, economica che lei le offre, il suo aspetto fisico o i suoi servigi, quindi si possono avere dei livelli di simulazione estremamente sottili, montati sopra montagne di verità, che sono davvero quasi impossibili da essere smascherati e richiedono davvero una quantità di tempo importante. Mi spiego meglio: se io dico 100 quando ho in mano zero mi si scopre facilmente, ma se io ho in mano 99, e meno solo di uno, anche se quell’1 è unica cosa che veramente importa, diventa davvero facile simulare di avere in mano anche quello. Quindi no, il ritorno al modello arcaico non è per niente facile, anzi è difficilissima, non è per niente priva di rischi, anzi è pericolosissima, tanto che forse converrebbe cercare una cosa ancora nuova, ancora diversa.
Se invece provasse a tornare al modello arcaico un uomo, a parte i seri rischi di legge che correrebbe, bisognerebbe anche che fosse davvero sicuro di essere in contatto con quella sua profonda bussola interiore ancestrale, perché altrimenti si rischia di sentirsi “veramente innamorati” di una donna per la posizione sociale od economica che lei le offre, per il suo aspetto fisico o i suoi servigi, o anche — banalmente – perché non c’è niente di meglio intorno. Insomma: morire per un ideale è bello, ma bisogna essere sicuri di quell’ideale. E, allo stesso modo: volete farvi trovare alle tre di notte a cantare “Anima mia” sotto la casa di una donna che, pensandoci bene, non è nemmeno quella giusta? Ultimo rischio per gli uomini: anche se lei non vi denuncia, anche se è davvero quella giusta, ricordate che lei la bussola per capire chi è quello giusto non la ha. Quindi, quando provate a imporvi i casi sono due: (1) o ci riuscite, allora lei attiva la sua bussola di riconoscimento, capisce che siete innamorati davvero e vi ama a sua volta oppure (2) non ci riuscite e lei nemmeno capisce di che diamine stiate parlando.
Per questo si viene a creare il buffo paradosso per cui bisognerebbe riuscire ad “ingannare” la persona che sia ama per ritrovarcisi in coppia. A quel punto lei capirebbe e funzionerebbe tutto. Ma la persona che si ama davvero, per come ci ha fatti la natura, è proprio l’unica che non riusciamo ad ingannare. Questo perché in natura bastava presentarsi, accoppiarsi, e ci si era già capiti. Ma una cosa del genere oggi si chiama stupro. Ma la natura lo vuole. Allora bisogna riprodurre lo stesso rito attraverso l’inganno. Ma si torna al discorso di prima: la persona che si ama davvero, per come ci ha fatti la natura, è proprio l’unica che non riusciamo ad ingannare. Allora dovrebbe essere la donna a rendersi conto di quello che sta succedendo, e selezionare solo quello che davvero la ama. Ma di nuovo abbiamo un problema: lei, finché la storia non inizia, non ha alcuno strumento per capirlo. In natura non serviva, quindi per milioni di anni non si è evoluta in questa direzione. Per questo, adesso che ha il diritto/dovere di scelta del proprio compagno la donna anche più saggia ricorre a tutti quei criteri insensati: è come un cieco che si fa raccontare i colori. Ed è soltanto inutile e crudele gridare ad un cieco di aprire gli occhi.
Quindi?
Senza dubbio oggi come mai la pratica dell’accortezza si rende massimamente indispensabile come forse mai tanto nella storia dell’umanità, se si vuole avere un vero rapporto sentimentale che crei un qualcosa di bello per noi, per chi ci circonda (se siamo infelici diventiamo emotivamente tossici) e per la nostra discendenza.
Più che trovare una soluzione unica e precisa applicabile in ogni caso, ci possono essere degli accorgimenti solitamente (ma non sempre utili) e – soprattutto – soluzioni funzionali specifiche, trovate volta per volta da ognuno praticando le due virtù filosofiche tanto raccomandate da Huxley: attenzione e compassione.
Se non ci sono quelle non c’è niente.
Se quelle ci sono, si può iniziare a guardarsi in torno con circospezione.
Magari si trova qualcosa che senso fare, qualcuno con cui ha senso confrontarsi, un’esperienza che abbia senso vivere.

Guido Giacomo Gattai

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