Scuola e potere

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Movimenti per difendere la scuola. Ma cos’è la scuola? Va difesa? Va cambiata? Va bene così? Mah!

Il potere, si sa, è come il mercurio: ogni goccia di potere tende a riunirsi in una goccia di potere più grande. Quindi tende a centralizzarsi, diventando un leviatano immenso e inarrivabile dal quale il singolo uomo finisce per sentirsi più minacciato che protetto. E ha ragione. Perché il potere non risponde che a due uniche esigenze: mantenersi ed espandersi. A scapito di tutto e tutti coloro che trova sulla sua strada. Non protegge nessuno, nemmeno chi lo detiene. Infatti, se chi lo detiene diventa scomodo, il potere, come se avesse una forza propria, se lo scrolla di dosso e trova un nuovo detentore, capace di mantenere il potere già accumulato e magari anche di espanderlo. Il potere non corrompe l’uomo, lo usa. Per corromperlo dovrebbe essere in lui, mentre il potere non ha sede in nessun uomo, il potere esiste in uno strano modo “altro”… sembra quasi che sia un’entità indipendente dall’umanità. Un’entità “altra”, che si ciba delle disgrazie degli uomini dopo averli attirati con una ragnatela di sogni e speranze. E chi è più lontano dalla bocca di questa specie di “ragno sociale” non è più salvo, se è comunque impigliato nella stessa ragnatela, e prima o poi verrà mangiato, per quanto continui a gettare al mostro i suoi simili al suo posto.

Stando così la faccenda, è chiaro che il nemico di ogni grande potere sia il potere più piccolo, quel piccolo potere che non risponde ad un potere più grande, quel ribelle piccolo ragnetto che tesse la sua tela altrove rispetto ai grandi giochi delle grandi ragnatele. Questo potere “più piccolo” in qualche forma lo hanno tutti gli uomini: tutti hanno il potere di crescere dei figli con dei principi o degli altri, tutti il potere di scegliere un mestiere od un altro, tutti il potere di comprare un prodotto od un altro e così via. Questo al vero, grande, unico Potere Centale (oppure ai poteri centrali, perché il fatto che ne esista uno solo è molto discutibile ad oggi), ovviamente, resta estremamente antipatico. E – siccome può farlo – prende delle contromisure.

Quali sono queste contromisure? Molte di esse sono note a tutti: contro il potere d’indipendenza di scelta di un lavoro il Potere Centrale fa semplicemente in modo che tutti i mestieri che rendono denaro sufficente a vivere contribuiscano a mantenere in piedi il sistema stesso. Contro il potere di scelta di acquistare un prodotto od un altro, il Potere Centrale provvede a grandissime distribuzioni di prodotti tutti assolutamente ben inseriti nel suo sistema e fa in modo che acquistare altri generi di prodotti sia estremamente difficile, costoso e talvolta semplicemente impossibile come nel caso di quasi tutta la componentistica elettronica.

Ovviamente esistono molti tentativi di ribellione e realtà alternative, ma niente che il Potere Centrale non riesca – quanto meno – a tenere a bada facendo in modo che tutto questo possa nuocergli, forse, ma mai essergli mortale. Invece un nemico ben più difficile da tenere a bada è l’indipendenza dell’educazione genitoriale, ad esempio. Contro di questo un tempo si usava la scuola standardizzata, ma oggi la scuola non è che un vecchio strumento di controllo rugginoso e falloso: come mezzo di controllo è assolutamente superata, per varie ragioni, ma una fra le principali è sicuramente quella che – comunque – anche gli insegnati, chiusa la porta di classe, hanno un potere decisionale personale e decentralizzato sull’educazione degli alunni. Ed una seconda regione, senza dubbio, è il fatto che gli alunni fra di loro finiscono per conoscersi, socializzare, e possono finire per creare associazioni, gruppi e gruppetti… e questo da anche a loro un potere personale e decentralizzato di autodeterminazione educativa. L’autodeterminazione educativa, ovviamente, è IL nemico del Potere Centrale. Vuol dire personalità, diversità, fantasia, scambio di emozioni reali e non filtrate dall’approvazione del sistema. Un nemico elettivo, pertinace, pervicace e mortale del Potere Centrale insomma.

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Ma ecco che arriva subito in aiuto una nuova e ben più perfezionata invenzione per il controllo delle masse: i media. I media sono, per loro natura, tutti più o meno nelle stesse mani. Chi ha più soldi ha più media e chi ha più media, potendo influenzare l’opinione pubblica, può decidere cosa far fare alla massa. Potendo decidere cosa far fare alla massa, ovviamente le fa fare ciò che gli porterà in tasca ancora più soldi. Poco importa se restano fuori dal gioco una manciata di piccoli media ribelli: l’effetto generale è semplicemente assicurato. Attraverso i media, molto meglio che attraverso la scuola, ci si può assicurare che i giovani vengano strappati dall’educazione familiare: gli si sparano negli occhi immagini e suoni tutti uguali, tutti degli stessi pochi divi che dicono le stesse poche cose. In questo modo anche il potere decisionale dei singoli insegnanti sull’educazione è annullato i nuovi insegnanti (conduttori-educatori, o “conducatori” come li chiama genialmente Stefano Benni nel racconto “L’uomo tranquillo” della raccolta “L’ultima lacrima“) fanno lezioni uguali per tutti senza alcuna differenza tra Matera e Bergamo e le loro lezioni, essendo pubbliche, possono essere controllate, corrette ed aggiustate da meticolosi team di tecnici che ne graniscano l’inoffensività.

Anche l’associazione fra ragazzi, i gruppi gruppetti e associazioni che si possono creare a scuola, vengono disinnescati dall’educazione dei media: ognuno può fruire dei media da casa, comodamente seduto in bagno o davanti a uno yogurt ai cereali comprato con un servizio di spesa on-line. Questo è il vero sogno ultimo del Potere Centrale, una popolazione di esseri umani rinchiusi nei loro cubicoli che fruiscano di servizi erogati standard ed abbiano come unica aspirazione quella di accedere ad migliori sevizi, ma sempre tutti dello stesso tipo: standard, interscambiabili, e – soprattutto – servizi che solo il Potere Centrale può fornire. Esattamente come nello storico secondo episodio della serie britannica Black Mirror dove un ragazzo poco più che adolescente si trova a fare i conti con il fatto che anche i suoi sogni più esterni possibili al sistema sono stati già stati previsti, commercializzati e trasformati in incubi ancora prima che lui li immaginasse.

Riconquistare la scuola, quindi, diventa oggi un atto coraggioso, doveroso e vantaggioso per difendersi da un potere immenso e crescente che non fa comodo a nessuno, neppure a chi lo detiene, ma che nessuno ha il coraggio di disinnescare per paura di perdere quei pochi vantaggi che gli derivano dallo status quo, dalle cose come stanno ora. Come un coniglio che sta per essere schiacciato da un treno in corsa ma non si leva dalle rotaie perché lì si è incastrata la sua carota.

La scuola, però, non va solo riconquistata ma anche trasformata. Esistono meravigliosi esempi di scuole in cui si impara quello che serve. La nostra no, ha ancora i programmi ministeriali di quando serviva come principale sistema di controllo ed omologazione del paese. Ai bambini non viene insegnato come riparare la bicicletta, fare un dolce o distinguere i funghi buoni da quelli velenosi, ma dove si trova la Papua Nuova Guinea. Cosa interessantissima di sapere la quale, però, il bambino non ha nessuna esigenza. E non sentendo l’esigenza di impararla non la impara, si annoia sui banchi, si fa svogliato, laddove iniziando dalle cose che davvero gli servono qui e subito lo si potrebbe far innamorare delle scienze, delle arti e della letteratura, riservandone le parti più teoriche ad un secondo momento, quando – appresi i fondamenti – sarà il primo a sentire l’esigenza di sapere ancora e di più.

Allo stesso modo i licei insegnano cose inutili ai più (latino, greco e chi più ne ha più ne metta) che sono materie interessantissime ma ormai diventate l’emblema di una cultura che si presenta come inutile, si vanta di essere inutile e quindi viene facilmente tagliata dai finanziamenti statali perché quando i politici vanno a dire alla gente “Questa cultura è inutile” la cultura non solo non si difende e non cerca di dimostrare il contrario ma strombazza ai quattro venti la sua inutilità come se fosse una medaglia. Il greco e il latino aprono la mente perché sono lingue complesse? Bene. L’ungherese è la seconda lingua più difficile al mondo. Vogliamo studiarlo? No? Lo parla troppa poca gente e non serve a niente? Va bene, allora studiamo il cinese e l’arabo che sono due lingue difficilissime e fra le più parlate del mondo. Almeno i ragazzi che le studiano capiranno perché fanno tutta quella fatica, capiranno a cosa serve loro, e anche i cittadini saranno più battaglieri nel difendere qualcosa che è palesemente e potentemente utile.

So, caro lettore, che quando ho detto “utile” hai fatto un salto sulla sedia. “La scuola non deve essere utile! La cultura non deve essere utile! Proprio questo è il suo bello e la sua forza!”. Se pensi questo, caro lettore, sei caduto preda di uno dei sistemi più subdoli del Potere Centrale: la ridefinizione identitaria dell’avversario. Siccome il Potere Centrale ha molti messi e molti media non si preoccupa solo di formare chi lavora per lui ma cerca di formare anche chi lotterà contro di lui, e spesso ci riesce, dandogli una mentalità fatta apposta per fargli perdere ogni battaglia intrapresa. Pesa ad esempio alle pubblicità delle sigarette “per ribelli”, alle motociclette “per ribelli”, all’alcool “per ribelli”… che genere di ribelle può essere un consumatore di sigarette, alcool e benzina, ovvero sostanze commercializzate dalle più grandi multinazionali del pianeta? Ecco ci siamo capiti.

Allora le scuole devono essere utili. Altrimenti diventano indifendibili. E poche cose come le scuole ad oggi hanno bisogno di essere difese. Come centro di preparazione, apprendimento, ed auto-educazione. Perché l’informazione può venire dall’esterno, ma l’educazione deve sempre venire da dentro: è infatti ogni singolo individuo che deve essere lasciato libero di scegliere, una volta informato a fondo su com’è fatto il mondo, che persona vorrà scegliere di diventare.

 

Guido Giacomo Gattai

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2 commenti

  1. Insegnare con coscienza non è facile e forse sono troppo pochi i docenti adatti a questo difficile compito .Molti si arrendono al potere dei presidi ,pochi combattono contro le assurdità del sistema obsoleto della scuola .Ma i coraggiosi i virtuosi che sanno di avere una responsabilità e mettono impegno e passione nel loro insegnare saranno sempre amati dai propri studenti ,perché i ragazzi vogliono una guida giusta e che abbia il coraggio di andare controcorrente ,che li tiri fuori dal gregge e dalla noiosa consuetudine ,che riesca a suscitare in loro l’interesse .Quando inizia la scuola i ragazzi entrano nelle aule con grandi aspettative con la speranza di non annoiarsi per ore seduti ad ascoltare aria fritta

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