IL TUO TEMPO

TempoCome mostra bene il film “In Time“, quello che hai di più prezioso è il tuo tempo. Il resto è completamente secondario. Il potere centrale cerca sempre di fare in modo che tu non abbia tempo. Chi ha tempo, può determinare la propria vita. E questo è l’opposto di quello che il potere centrale vuole, perché – per sua essenza e definizione – il potere centrale vuole controllare tutto. L’autodeterminazione è il suo nemico per eccellenza.

La vita umana si svolge nel tempo, e il tempo viene impiegato in quattro modi principali: l’inattività, la funzionalità, l’operatività e l’attività.
L’INATTIVITÀ è tutto quel tempo che passi “non facendo niente”: guardando il cielo, aspettando senza far nulla, restando imbambolato e via dicendo.
La FUNZIONALITÀ è tutto quel tempo che impieghi per mantenerti in vita. Mangiare, bere, andare al bagno e via dicendo.
L’OPERATIVITÀ è tutto quel tempo che viene impieghi obbedendo a degli ordini sia diretti (come lavorare per il proprio capo o a quello che ci ha chiesto un familiare), sia indiretti come pagare le bollette, fare la fila alla cassa o dire “buongiorno” all’edicolante. Gli ordini indiretti non ti sono impartiti da nessuno in particolare, ma dalla società stessa in quanto tale.
L’ATTIVITÀ è quel tempo che impieghi a fare quello che caratterizza te stesso in quanto essere singolo completamente diverso da tutti gli altri: Marco lo spende allo stadio perché si sente un amante del calcio, Giorgio al biliardo perché si sente un giocatore di biliardo, Federico al bar perché si sente un amante del buon caffè e Diana in piscina perché si sente una nuotatrice. L’attività è ciò che fa di te chi sei.

Il potere centrale, a differenza di quanto potremmo credere, non è nemico solo dell’attività. Un tempo, nel medioevo, ad esempio, al potere centrale – ancora in fase embrionale – andava bene tutto, attività compresa. Bastava che l’attività non fosse fastidiosa per lui, che non si traducesse in rivolte popolari, e tutto andava bene. Ma oggi si è evoluto e sa bene, come nella canzone “Le mani in tasca” di Caparezza, che OGNI ATTO CHE NON CONSEGUE AD UN ORDINE DEL POTERE CENTRALE È UN POTENZIALE PERICOLO. Quindi l’unico modo in cui il potere centrale vuole che tu usi il tuo tempo, caro lettore, è l’operatività.
Il potere centrale tende a creare una società in cui solo l’operatività sia prevista. Ma – ovviamente – ottenere un 100% di operatività è impossibile. Come reagisce e come risolve questo problema il potere centrale? Ora, il potere centrale non ha una mente, è solo una tendenza sociale, quindi non sa mai quali siano i suoi limiti finché non ci sbatte contro, esattamente come l’acqua di un fiume che va avanti fino a che non trova una diga. Questo però non vuol dire che non reagisca. Come l’acqua che reagisce alla diga fermandosi e al freddo congelandosi o al fuoco bollendo, anche il potere centrale reagisce all’impossibilità di rendere il tempo umano completamente operativo.
Innanzitutto il potere centrale ti impone di considerare il tempo come lo considera lui, facendo in modo che tu consideri il tuo tempo speso meglio non quando fai quello che ami ma quando fai quello che la scala di valori data dal lui ti dice che è meglio fare. Questa forzatura viene fatta attraverso la modifica di due espressioni: “perdere tempo” e “tempo speso bene”. Certo! Sono due espressioni molto utili, ed è giusto usarle, ma senza dubbio bisognerebbe ridare loro un significato molto diverso da quello che ci impone il potere centrale.
Il tempo “speso meglio”, si sa, è quello funzionale (chi penserebbe di aver “perso tempo” perché è stato in bagno o ha mangiato?) ma deve essere il meno possibile (stare troppo in bagno, a letto o a tavola è una “perdita di tempo”), perché poi c’è il tempo operativo. Ma siccome il tempo operativo non piace a nessuno ecco che, per giustificarlo, ti mettono davanti la “carota” del tempo attivo. “Appena avrai finito di spendere il tuo tempo in operatività”, ti dice sornione il potere centrale, “avrai tutto il diritto di goderti un po’ di tempo attivo!”.
Infine il tempo inattivo. Ecco, quello, incredibile ma vero, per quanto sembri innocuo, è proprio quel tempo che viene discriminato più di tutti. Perché? Perché è il tempo della meditazione. È proprio esattamente quel tempo in cui potresti accorgerti che il sistema in cui sei immerso è un colossale baraccone che sicuramente ha i suoi pregi ma di sicuro non è l’unico possibile e per di più nessuno ha mai votato per eleggerlo quindi magari a rifletterci un attimo potremmo anche volerne un altro.
Ma facciamo un passo indietro per arrivare al punto centrale di questo articolo: “Appena avrai finito di spendere il tuo tempo in operatività”, ti aveva detto sornione il potere centrale, “avrai tutto il diritto di goderti un po’ di tempo attivo!”. Ma… è poi vero? No. È una delle sue tante promesse false. In realtà, il tuo tempo attivo, oggi, è tempo operativo mascherato da tempo attivo. Sei un adulto? Fai le vacanze all’estero, o sei uno sfigato! Sei un adolescente? Gioca con i videogiochi, è fico! Sei un bambino? Divertiti con stupidi pezzi di plastica tutti uguali da comprare e di cui essere gelosi invece di inventare giochi e condividerli con i tuoi amici! Ovviamente questi sono solo tre esempi buttati là, se ti piacciono te li lascio così, da rifletterci tu uno per uno, altrimenti per spiegarli a fondo ci vorrebbe un articolo per ciascuno e – chissà – forse un giorno lo scriverò. Ma pensaci nel frattempo: non ti sembra che grazie al’uso della pubblicità nei films, in TV, su internet, in radio, alla stazione, nel centro commerciale, in terno, sul bus… il tuo modo di decidere cosa fare del tuo tempo attivo sia un po’ pilotata?
Ecco la vera grande risposta del potere centrale all’impossibilità di rendere tutto il tempo operativo: il tempo operativo lo rende obbligatorio (come, lo vedremo fra poco), il tempo funzionale lo dichiara importantissimo purché duri solo qualche istante, il tempo inattivo lo mette completamente al bando e il tempo attivo… lo fa sparire completamente chiamando “tempo attivo” del tempo che è in realtà operativo.

“Ma se io me ne volessi stare in panciolle a casa mia… è vietato?” chiederai tu. No. Non è vietato. Il potere centrale ha ormai imparato da almeno mezzo secolo che vietare le cose non serve a niente. Il potere centrale non vieta niente. Semmai rende le cose difficili, scomode, impopolari, fino a che tu non rinunci a farle perché – se dev’esser così tanto faticoso – o sprechi tutte le tue energie per fare una cosa che non piace al sistema centrale oppure ti lascia andare al flusso della corrente e vivi pigramente.
Pensa alle tasse sulla prima casa. Come si fa a tassare un bene che non produce reddito? Ovviamente non ha senso ma, si difendono i governi, “lo fanno tutti”. Vero. Lo fanno tutti. E perché lo fanno tutti? Per toglierti tempo di vita. Hai una casa? Sarà bene che tu lavori molto, ci sono delle tasse da pagare! Non le paghi? In quasi tutti i paesi (da poco anche in Italia) ti portano via la casa e vai dritto a dormire sotto un ponte. Te ne infischi? Beh, ma se hai dei figli o dei genitori anziani come fai a infischiartene? Ecco come il tempo operativo diventa obbligatorio: certo, non è “vietato” non lavorare. Ma di fatto è praticamente impossibile.
A meno che tu non sia talmente ricco che… beh, a quel punto sicuramente non sarai un nemico del potere centrale, visto che è all’interno di esso che hai accumulato e preservi le tue amate ricchezze. Magari sarai un ricco illuminato e ti renderai conto di cosa sia il potere centrale e sognerai anche di sconfiggerlo. Ma ti ricorderai sempre che se lui davvero cadesse, tu cadresti con lui. Vuoi rischiare? E comunque, anche tu decidessi di prenderti questo rischio ed investire molto del tuo tempo in attività in ogni caso il tuo tempo diventa operativo comunque perché, come abbiamo già visto, grazie all’indottrinamento pubblicitario, il tempo attivo viene trasformato in operativo, quindi anche se sei ricco obbedirai agli stessi ordini indiretti a cui obbediresti da povero riguardo al tuo tempo attivo e diventerai innocuo proprio come noi poveracci che nel nostro tempo libero andiamo a visitare paesi stranieri (come se ce ne fossero nell’era globalizzazione) o a cenare nei ristoranti dove magari cucinano peggio di noi quando facciamo la pasta in casa (ma bisogna andare al ristorante ogni tanto) e così  spendiamo soldi che per riguadagneremo con un altro bel po’ di tempo operativo…
E la ruota gira!

Adesso però, caro lettore, so bene che penserai: “Il tempo operativo è indispensabile! In una società giusta ognuno deve dare un po’ del proprio tempo per il bene comune, non è una funzione del potere centrale, è giustizia!”. Hai ovviamente ragione. Sarebbe giustizia, però, se il nostro tempo operativo lo spendessimo davvero per contribuire alla società. La realtà è che il potere centrale fa di tutto acciocché noi usiamo il nostro tempo operativo per distruggerla, la società. Lo so. Sei disorientato. Fammi spiegare un po’ meglio.
Come sappiamo il potere centrale vuole una cosa sola: il controllo totale e assoluto su tutto e su tutti, il suo nemico è il libro pensiero e suo nemico è, quindi, ogni forma di felicità che si può raggiungere senza di lui. Avete presente quando fate conoscere fra di lor un gruppo di persone e poi quelle diventano tutte amiche e vi scaricano? Il potere centrale, avendo dalla sua parte tutta l’esperienza dell’umanità, non cade in trabocchetti del genere: è dai tempi dell’Impero Romano che applica il divide et impera. Quindi è chiaro che non può certo lasciare che le persone fraternizzino o si rendano utili le une alle altre. E il benessere economico, fisico e sociale, tendono a unire le persone e sfociano nella fratellanza se non controllati con attenti strumenti sociali. La crisi è il prodotto e l’habitat del potere centrale. Crisi umana, economica, sanitaria, ecologica. E se questo è il lavoro del potere centrale, è proprio a questo che contribuisce ognuno di noi nel suo tempo operativo quando lavora al suo interno.
Quindi quando prestiamo il nostro lavoro al potere centrale, non siamo altruisti, siamo anzi peggio che egoisti: l’egoista lavora solo per sé, noi – quando lavoriamo all’interno del potere centralelavoriamo non per noi stessi ma esplicitamente CONTRO la società, raggiungendo un livello di crudeltà che non riusciremmo mai nemmeno a pensare al di fuori del potere centrale. Un livello che potremmo chiamare forse anti-altruismo. Lavoriamo acciocché tutti (noi stessi compresi) stiamo sempre peggio in un habitat che peggiora continuamente e odiandoci sempre di più l’un l’altro.
Gli esempi si sprecano: c’è chi lavora nelle multinazionali, inquinando e distruggendo il pianeta e contribuendo allo sfruttamento dei paesi del terzo mondo; c’è chi lavora nelle scuole per indottrinare i bambini ad accettare questo sistema; c’è chi lavora come medico prescrivendo farmaci perla maggior parte inutili, dannosi e che creano dipendenza (se fossero utili, benefici e non creassero dipendenza se ne venderebbero meno quindi…); c’è chi fa e ripara macchine, che inquinano il pianeta e creano incidenti mortali o deturpanti impensabili prima del motore a scoppio; c’è chi invece lavora per le ONLUS nel terzo mondo, con il preciso compito di riportare in patria con la mano sinistra gli aiuti che il suo paese ha dovuto fingere di dare con la destra. E via e via e via…
Di mestieri davvero al di fuori del potere centrale ormai ne esistono pochissimi e pagati pochissimo, anche e sopratutto perché il denaro è prodotto e controllato dal potere centrale, quindi chi ne lavora al di fuori deve in qualche modo riuscire a “scassinare” ogni volta il sistema culturale o economico del potere centrale. Forse giusto i curatori naturali, i contadini, o chi produce in cucina prodotti fatti con gli ortaggi e le verdure che coltiva lui o il suo vicino di casa. Ce ne saranno altri sicuramente. Ma pochi altri. Molto pochi.

Come uscirne? “Perdendo tempo”. Pensare, senza far altro, è già un atto di evoluzione rispetto a questa situazione stagnante. Pensando, poi, le idee vengono. E si comincia a trovare piano piano qualche soluzione, qualche modifica, qualche aggiustamento. Scardinare il potere centrale e (ri?)creare una comunità solidale non è l’atto di ribellione di un giorno, ma il duro lavoro di una, mille, milioni di vite. Quindi è meglio cominciare subito.
Passami il gioco di parole prevedibile… è meglio che non perdiamo tempo 🙂

Guido G. Gattai

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