BESTIAMIZZAZIONE

clip_image024_thumb[6]Poco a poco ci stiamo (ci stanno?) trasformando in bestie: diminuisce la creatività, il dinamismo, la voglia di fare. Abbiamo una app per fare qualsiasi cosa ma nessuna ragione per farla e quindi solitamente nessuna voglia di farla.
Pensiamo ad esempio alla cultura. Un tempo c’erano molti pochi intellettuali, è vero, oggi invece ce ne sono moltissimi. Leggere e scrivere? Lo sappiamo fare tutti. Ma Giordano Bruno non c’è più, non ci sono più quegli intellettuali che sapevano a memoria la Bibbia ed erano perfettamente in grado di parlare le lingue antiche. In realtà il processo non è molto nuovo ma oggi è più che mai visibile perché ha acquisito una velocità inedita.
Già fra singole generazioni possiamo vedere differenze enormi. Mio nonno per fare una tesi su Hume lo aveva letto. Tutto. In lingua originale. Parlava correntemente italiano, francese, inglese e latino e scriveva il greco. Era un filosofo classe 1926.
La mia insegnante di greco e latino alle superiori non parlava né l’uno né l’altro, ma li scriveva così bene che spesso come compiti a casa ci dava le parole crociate in greco antico scritte da lei. Senza nessun supporto telematico sotto il naso conosceva perfettamente ogni regola grammaticale sia del greco che del latino. Era nata negli anni ’50.
Pensiamo ai nostri professori di oggi – mediamente classe ’60 – ’70 – chi di loro può vantare conoscenze di questo livello nelle proprie materie? Molti di loro non sono nemmeno in grado di fare lezione senza supporto audiovisivo, figuriamoci senza leggere da un libro.
Questo ci rimanda ancora una volta al discorso del potere centrale. Il potere centrale più che cresce e più che ha bisogno di succubi. I succubi sono esseri umani il più possibile avvicinati alle bestie. Il cittadino infatti è colui che ha potere decisionale e ne è consapevole, il suddito è colui che non ha potere decisionale e ne è consapevole, il succube è colui che non ha potere decisionale e non ne è consapevole od anche colui che ha potere decisionale e non è consapevole, poiché il risultato politico di queste due posizioni è esattamente lo stesso.
Così mentre il potere decisionale viene (in teoria) diviso fra sempre più persone e tutti acquistano sempre maggiori diritti politici (e perdono diritti civili e sociali alla stessa velocità se non addirittura a velocità maggiore) anche la cultura deve diventare sempre meno, e per farla divenire sempre meno si fa come con una pozza d’acqua quando non si ha l’asciugamano: la si diffonde sempre di più, la si espande sempre di più, e più che si espande e più che la profondità diminuisce… se ne da sempre meno a sempre più persone, così si da la sensazione di diffonderla mentre la si fa evaporare.
Allo stesso modo si fa con le emozioni: un tempo la vita era relativamente piatta ma le emozioni erano grandi: dalla mattina alla sera non succedevano cose immense ma quel che succedeva, quando succedeva, era memorabile. Ma l’uomo bestiamizzato, il succube, non deve provare emozioni, perché le emozioni spingono all’azione, al dinamismo e così intralciano il potere centrale. Quindi giù con le emozioni per tutti! Prima erano a pagamento nei grandi schermi, poi sono nate anche quelle gratuite sui piccoli schermi ed ora si stanno affermando quelle medie delle serie TV che tutti possono guardare gratuitamente (o a pagamento se proprio vogliono spendere) sul loro computer di casa e che ormai hanno livelli di dettaglio tecnico pari a quelli del grande schermo. E poi TG scandalistici, prime pagine allarmistiche, radio comunicati scioccanti. Tutti emozionati, sempre ovunque. Finché le emozioni non vengono a noia, finché nessuno prova più niente.
Per la logica il processo è più complesso: si tende a dire semplicemente che è logico quello che il potere centrale vuole che venga ritenuto logico. La logica è una delle peggiori nemiche dei sistemi di potere e quindi il potere centrale non si può permettere di diffonderla: la deve negare alla radice e sostituire con il suo stesso comando imperativo. Su questo tema è bene rileggere quello che scrissi a suo tempo commentando l’opera di Orwell.
Vittorio Arrigoni ha una frase fantastica per dire qual’è il nostro compito in tutta questa bagarre: dobbiamo “restare umani”. Certo, lui dietro questa frase non poneva un’analisi così complicata, ma alla luce di queste considerazioni la sua frase diventa ancora più ricca di significato.
Restiamo umani. Restiamo umani.

Guido G. Gattai

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