Il pianeta umano. Come abbiamo creato l’Antropocene

Simon L. Lewis, Mark A. Maslin
Il pianeta umano. Come abbiamo creato l’Antropocene
Einaudi, 2019

Entrato in uso apparentemente da poco tempo, il termine Antropocene ha in realtà una storia lunga ed interessante, essendo stato preceduto da una lunga serie di termini e di idee che assomigliano a quelle che oggi danno significato al termine antropocene.

L’idea portante del libro, com’è facile immaginare, è che l’uomo sia diventato una vera e propria forza geologica, con un potere comparabile ai processi naturali. Tutto questo è avvenuto in quattro periodi di transizione: la nascita dell’agricoltura, la creazione della prima forma di economia globalizzata ad opera dell’Europa rinascimentale, lo sfruttamento dei combustibili fossili ed infine l’espansione del consumo e della popolazione dal 1945 in poi.

Il volume copre quindi un arco temporale molto ampio (maggiore di quello coperto, ad esempio, dall’ottimo Armi acciaio e malattie di Jared Diamond) partendo addirittura dalla preistoria e ricapitolando brevemente nel primo divertente capitolo La storia nascosta dell’Antropocene, il percorso attraverso il quale si è riusciti a raggiungere una consapevolezza diffusa di come e di quanto l’uomo abbia potuto plasmare il pianeta, dalle origini della geologia alle straordinarie intuizioni di alcuni grandi scienziati ed eruditi dei secoli XVII e XVIII.

La periodizzazione geologica ed un breve riassunto dell’evoluzione umana riempiono i successivi capitoli fino alla nascita dell’agricoltura, dove si assiste, non per la prima volta ma in modo più vistoso che in precedenza, a quanto profondamente l’uomo abbia influenzato il clima. È stata infatti proprio l’agricoltura a causare un vero e proprio rovesciamento climatico: in una fase iniziale durata migliaia di anni, molto lentamente, poi in modo assai più intenso. Il risultato finale è il periodo superinterglaciale nel quale ci troviamo a vivere attualmente, sintetizzato nel quarto capitolo e esplicitato nel sesto e settimo.

Un nuovo sbalzo del clima ad opera dell’uomo si è avuto poi con lo sterminio dei popoli del Nuovo Mondo e con il conseguente collasso di intere civiltà. Questo fatto ha liberato enormi superfici di terra permettendo una riforestazione massiccia, la quale a sua volta ha raffreddato sensibilmente il mondo (la cosiddetta Piccola Era Glaciale). Questo capitolo Globalizzazione 1.0, il mondo moderno, il quinto del volume, è davvero piacevole da leggere ed affronta, tra le altre cose, un aspetto della modernità spesso poco conosciuto, ma molto stimolante: come e quanto lo scambio di specie animali e vegetali (lo Scambio Colombiano) abbia influito a lungo termine e quanto dell’interazione uomo-ambiente possa essere considerato vincolante come prova della realtà dell’Antropocene.

Nei capitoli sesto e settimo, come detto, si riprende la storia congiunta dello sviluppo umano e dell’impatto sui sistemi naturali: questa parte della storia si è velocizzata in modo impressionante grazie all’uso massiccio di energia fossile ed i risultati esposti in particolare nel settimo capitolo sono quantitativamente stupefacenti. Tutto questo recente sviluppo conduce poi alle due domande fondamentali del libro, ovverosia se sia possibile parlare di un nuovo stato del pianeta causato dall’uomo e se il termine Antropocene possa ambire ad essere inserito nella scala geologica come successore dell’Olocene.

La proposta degli autori è che sia possibile fare questo inserimento e che la data dovrebbe essere il 1610, in corrispondenza del picco minimo di CO2 dato dalle dinamiche esposte nel quinto capitolo. Assolto a questo compito fondamentale il volume esibisce però una curvatura forse impropria quando gli autori tentano estrapolazioni economiche e politiche da quello che è il loro contributo maggiore: nei due capitoli finali infatti si affrontano alcuni temi che appartengono alle scienze sociali e che rappresentano purtroppo il classico passo più lungo della gamba. In particolare la lettura de I limiti dello sviluppo che gli autori hanno compiuto non sembra aver lasciato l’insegnamento che è più proprio di quel volume, ovverosia la capacità di leggere ogni problema particolare, per quanto complesso, alla luce della dinamica dei sistemi, la quale rappresenta una sorta di principio dialettico in quel volume.

Oltre a questo ci sono vere e proprie ingenuità: tra pg 278 e 279 si afferma che “la nostra visione coincide con quella di Karl Marx, David Ricardo e Adam Smith”, salvo poi affermare che questa stessa visione sarebbe “un’estensione logica della teoria del valore a cui aderiscono molti economisti neoclassici moderni”. Ogni commento appare superfluo). Nonostante questi difetti, il volume è davvero interessante e ricco, con spiegazioni accattivanti e semplici (in alcuni casi quasi forse semplicistiche, come nel caso di alcune proiezioni demografiche globali).

Gli autori sono dotati di una scrittura piacevolmente fluida e con una mole importante di dati riescono a dare un’idea come l’uomo sia riuscito a creare praticamente dal nulla un predominio globale mai visto nell’intera storia evolutiva del pianeta Terra. Lettura consigliata.
Compra il libro qui -> click!

Giovanni Pancani

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.