Perché la psicologia non ci salverà in alcun modo

Questo scritto è innanzitutto il frutto di alcuni anni di lavoro e una critica alla mia stessa categoria. Non sono uno psicologo, ma un consulente filosofico (dal 2013) e le critiche che rivolgo alla psicologia possono essere ugualmente rivolte anche alla mia categoria. Proprio esercitando giorno per giorno quest’arte mi sono reso conto di alcuni suoi (nostri) limiti, e ho deciso di scriverli perché ho notato che pochissimi si sono resi conto di questi dettagli ad oggi. E si tratta di dettagli cruciali.
In un mondo in cui sembra ormai impossibile riuscire ad organizzarsi, fare gruppo, socializzare, molti si rivolgono ad una distorta visione della spiritualità orientale, spesso abusando delle parole del povero Tiziano Terzani che sosteneva che “l’unica rivoluzione possibile è quella dentro di noi”. TT aveva ragione, ma non pensava ad una rivoluzione che SI FERMASSE all’interiorità, pensava piuttosto ad una rivoluzione che PARTISSE dall’interiorità. Ma, si sa, per il buon vecchio teorema Gattai, la gran maggior parte delle persone è composta da imbecilli e, quindi, cerca e trova sempre e solo ciò che sostiene i suoi vizi, in questo caso l’accidia, anche detta pigrizia.
In un panorama del genere, la risposta sempre più comune dell’uomo moderno, e perfino dell’adolescente oramai, al trauma continuo a cui è sottoposto dal sistema sociale, è ricorrere alla psicologia: partendo dall’idea che l’io sia un pezzo staccato dal tutto e che possa funzionare anche se tutto il resto va a rotoli, ci si affida ad un tecnico che ci ripari come fossimo dei tostapane. Ora, sicuramente la psicologia può ottenere ottimi risultati e, altrettanto sicuramente, tra gli psicologi vi sono persone degne della miglior stima sia per le intenzioni che per le capacità, ma – ancora una volta, sicuramente – la psicologia non ci potrà salvare dal consumismo. Per due ragioni, entrambi molto profonde e irrisolvibili: l’effetto “asciugare un uomo bagnato sotto una cascata” e la mancanza dell’effetto dello “stregone del villaggio”. Andiamo a vederli.
Innanzitutto bisogna ripetere che quello che dico della psicologia può essere detto per ogni branca dell’HT (Human Therapies) ovvero tutte quelle specialità che tendono a curare il singolo individuo e non il gruppo (al massimo la coppia) senza passare per una cura fisica. Che la medicina (tradizionale o alternativa) non possa migliorare la società non proverò neppure a dimostrarlo perché nessuno pensa il contrario: i medici non studiano certo per migliorare il mondo ma per curare i singoli malati, e lo sanno. Nessuno ripone fiducia nelle scienze fisiche per migliorare o tanto meno risolvere le problematiche sociali. Tutti sanno che, al massimo, queste possono aiutare i singoli, e solo molto indirettamente e mai del tutto, migliorare la struttura sociale. Il mondo delle HT, invece, talvolta si presenta oppure è presentato, percepito, come un possibile salvatore. Cosa che non è e non può essere, come andiamo a vedere di seguito.
L’EFFETTO “ASCIUGARE UN UOMO BAGNATO SOTTO UNA CASCATA”, come io lo chiamo, è in breve questo: la società ha – tra i suoi principali problemi – l’atomizzazione spersonalizzante, quindi una mancanza di legami sociali. La rete umana è rotta, questo è uno degli effetti del consumismo, nessuno vuole perder tempo ad avere a che fare con gli altri e molti se ne vantano pure. Una rete rotta non può essere curata dalla psicologia (né da alcun’altra HT) perché una rete non può essere riparata curando i singoli punti, ma solo riparando anche i ponti fra di essi. Insegnare ai singoli punti a migliorarsi e a creare ponti fra di loro è un indispensabile aiuto, ma non può essere una soluzione. Perché alcuni ponti non si creano nemmeno se due punti lo vogliono, tanta è forte la resistenza dell’intera società malata. Lo ha visto bene Jodorowski, che ha iniziato a proporre atti di psicomagia (l’HT da lui coniata) fatti collettivamente per aiutare la collettività. Ottima idea, ma questo si traduce in una trasformazione delle HT in movimenti sociali o addirittura politici. E proprio qui è la questione: se si vuole fermare “la cascata che bagna l’uomo” non lo si può fare dal proprio studio comodamente seduti su di un divanetto e pagati ad ore, bisogna almeno 1) programmare azioni collettive davvero enormi e 2) rinunciare ad ogni pagamento perché i soldi, in ogni sistema, essendo polverizzazione e conversione dell’approvazione sociale, anzi, dalla forza fisica detenuta dai pochi che traggono (o credono di trarre) profitto dallo status quo, molto difficilmente saranno erogati a chi cerca di cambiarlo, questo status quo. Nessuno paga qualcuno per farlo fuori. Fermare la cascata si fa gratuitamente in piazza, asciugare alla buona il singolo uomo bagnato mentre continua a bagnarsi, ecco l’unica cosa che si può fare ben pagati e comodamente seduti. E nessuna HT si propone VERAMENTE di fare questo passo, di scendere in piazza, rinunciare allo stipendio e lavorare con le masse e per le masse. In realtà neppure Jodorowski, che ogni tanto propone questi atti enormi, gli vengono rifiutati, non trovano seguito, e tutto procede come prima.
L’EFFETTO ” STREGONE DEL VILLAGGIO”, invece, è un effetto che sarebbe indispensabile ed invece manca. Lo stregone del villaggio veniva regolarmente retribuito per esistere e perseguitato se le cose andavano male. Come lui, i medici nell’antica Cina, venivano pagati profumatamente ogni mese, ma il loro stipendio veniva sospeso non appena i loro pazienti si ammalavano: dovevano guarirli per ricominciare a percepire il loro scintillante salario. Questo perché qualunque medico, che si occupi del corpo o della mente, trattato in questo modo avrà interesse vero e diretto nel benessere di coloro che visita. Inoltre, nel campo delle HT, gli esperti hanno abilità inquietanti, acquisite coi loro studi, che gli permettono di manipolare le persone. Chi impara a sparare lo può fare per proteggere o per attaccare, chi impara la chimica può avvelenare e chi impara le HT può manipolare, è un effetto collaterale inevitabile. Di per sé non c’è niente di male, ma bisogna che questo sia tenuto a bada, sotto controllo. Come si può fare? Ancora una volta: con l’effetto “stregone del villaggio”. Se lo stregone mi manipola e io sto peggio di prima, non ricomincia ad esser pagato. Quindi non gli conviene. Nella nostra società, invece, sia i medici del corpo che gli esperti di HT, sono pagati ESATTAMENTE quando e se qualcuno sta male. Cosa gli converrà fare allora? Anzi peggio: che cosa dovranno obbligatoriamente fare per avere una vita pagata dignitosamente? La risposta è inquietante e la sappiamo tutti: dovranno creare più problemi di quanti ne risolvono, garantirsi un malessere diffuso, solitamente latente ma frequentemente portatore di crisi, debolezze, cose “da curare”.
E peggio: mettiamo conto che un esperto di HT risolva veramente i problemi nel minor tempo possibile e senza ricadute. I clienti torneranno, sì, lo consiglieranno agli amici più stretti ma 1) torneranno poco, visto che ogni volta risolvono i loro problemi e magari imparano anche ad affrontarli un po’ meglio per il futuro e 2) lo consiglieranno solo agli amici più stretti, tenendo per loro il prezioso segreto, visto che siamo in una società basata su individualismo e competizione. Ben presto, il buon esperto HT, fallirà. E quindi non fonderà una scuola. Quello che fonderà una scuola sarà il suo collega, che invece manipola i clienti perché restino dipendenti da lui. Questo cosa comporta? Che il giovane volenteroso che vuole imparare le arti della psicologia, quando andrà a studiarla non troverà altro che maestri che gli insegnano la manipolazione, la distruzione della mente del cliente di modo da poter avere un reddito cospicuo e regolare. Passata una o due generazioni, ammettendo che tutti siano in totale buonafede, non ci sarà più neppure memoria del perché ci si comporta in un determinato modo con i clienti, perché si attuano determinate tecniche e non altre. E questo è quello che è avvenuto in TUTTI i campi dell’HT, inevitabilmente.

PROPOSTE: Per il primo problema non c’è altra soluzione che rassegnarsi: quella dimensione non può essere conquistata da nessuna HT e da nessun esperto di HT a meno di non stravolgere radicalmente il proprio lavoro. Si può scegliere di scendere in piazza o di lavorare in studio, ma non bisogna pretendere di ottenere in studio quello che si può avere solo in piazza. Ma anche aiutare i singoli in studio, se li si aiuta bene, è un lavoro indispensabile e di grande aiuto. Non salvifico. Però indispensabile e di grande aiuto sì. Il secondo problema – invece – una soluzione la potrebbe avere nel costruire un piccolo villaggio o una comunità di persone che pagano un piccolo abbonamento, una sorta di “Netflix dell’HT”, hanno diritto con quello ad un tot di consulenze al mese, e smettono di pagare non appena hanno un problema. Io, per me, ho risolto il secondo problema in modo simile a questo: faccio consulenza soltanto gratuitamente e soltanto all’interno delle persone con cui lavoro. Ovviamente mi conviene che siano felici e che lavorino bene, visto che fargli consulenze gratuite è un investimento di tempo che non mi conviene. E, per adesso, questa soluzione funziona. Però è chiaro che, così facendo, non è un mestiere. Per far sì che resti remunerativo ma si risparmino i rischi del mancato “effetto sciamano del villaggio”, bisognerebbe, appunto, creare una piccola comunità in abbonamento. Ma non l’ho mai provato, quindi non posso garantirne il funzionamento in pratica.

Guido G. Gattai

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