Perché dovremmo essere tutti cattolici e vegani

Cercherò di essere breve e, per cominciare, darò una spiegazione brevissima di questo titolo: bisogna essere vegani per sopravvivere, cattolici per stare insieme. Sì, già sento i miliardi di critiche a questa proposta semplice, non vi preoccupate: affronterò, se non tutte, molte di queste critiche.
Le critiche che vi sono venute in mente immagino che rispondano a una di queste tre categorie: 1) non bisogna essere X per avere Y, 2) X non è solo Y, 3) per avere Y, X non basta. Risponderò a questi tre tipi di critiche con tre tipi di linee argomentative 1) sì, bisogna proprio essere X (cattolici e vegani) per ottenere Y (sopravvivere come specie e restare uniti) o almeno è d’obbligo oggi, nell’epoca in cui scrivo. E ve lo dimostrerò con una relativa facilità. 2) vero, X ha ben altri vantaggi collaterali, e ben vengano, ed ha anche svantaggi, ma niente è privo di svantaggi, e visto che dimostrerò come X sia indispensabile, gli svantaggi non possiamo che accettarli e cercare di conviverci al meglio, se siamo bravi – magari – mitigarli. 3) tutte le critiche del terzo tipo hanno ragione e non le confuterò. Ma X è indispensabile quindi intanto facciamolo, se poi serve anche altro faremo anche quello. Detto questo ci resta solo da dimostrare che X è l’unica via per ottenere Y ed il gioco è fatto.
Lo so, se non siete del mestiere sembra che vi abbia raggirati con un gioco di prestigio, ma rileggete per bene e vedrete che è come dico: manca solo la dimostrazione del legame indispensabile tra X e Y. E, beh, certo, un paio di parole sul perché Y sia desiderabile. Ma non parlerò del perché sia desiderabile sopravvivere come specie e restare tutti uniti, perché mi pare davvero evidente per tutti, e poi anche perché ne ho già parlato nell’articolo sul senso della vita.
Andiamo dunque a dimostrare perché, per sopravvivere e restare uniti come specie, abbiamo bisogno di essere cattolici e vegani.
Per restare insieme come genere umano e sfuggire all’individualismo consumistico c’è bisogno di una chiesa, perché nella storia niente quanto le chiese è riuscito a tenere insieme gli esseri umani. Questa chiesa, poi, c’è bisogno che sia, in ogni caso, “cattolica (in greco: universale), anzi che sia cattolica il più possibile, di modo da riunire il maggior numero di umani possibile. Che questa chiesa sia cristiana o meno lo si può discutere ma si vedrà presto che 1) a noi Europei – e in realtà anche al resto del mondo – conviene che sia cristiana e 2) poche altre religioni possono davvero unire. A noi europei conviene perché… beh, nella storia siamo cristiani da quasi subito dopo la morte di Cristo, tempo giusto un secolo o due per gli assestamenti. Quindi un un paio di migliaia di anni. Potremmo provare un’altra religione? Sì, ma quale scegliere? E, una volta scelta, come facciamo a metterci tutti d’accordo su quale professare? Perché il problema della scelta (anche il bello, ma in questo caso il problema) è che, se c’è scelta, non tutti sceglieranno nello stesso modo. Qualcuno vorrà unire l’Europa sotto l’Islam, altri sotto il taoismo e qualcuno sotto un qualche culto africano. E saremo divisi. Si può, altrimenti, pensare di rendere irrilevante la religione, ognuno creda quel che vuole e chi non vuole credere non creda. Di base va bene, non sono certo un sostenitore dell’inculcare la fede a qualcuno o, tanto meno, obbligarlo a credere in ciò in cui non crede. Però, lasciatemelo dire, non conviene. Quindi, non lo inculcherei, non lo obbligherei, ma lo sconsiglierei. Togliere un elemento in comune come la fede, con i suoi riti unificanti, la sua mitologia unificante, il suo contenuto unificante, è rinunciare ad un fantastico ed insostituibile strumento di unificazione ed affratellamento dei popoli. Che poi si finisce per ricercare in cose come il calcio o la musica, che creano tribù caricaturali che scimmiottano le grandi comunità di fede. Oppure, peggio, si rischia di essere ognuno chiuso a casa sua, ognuno nel suo mondo, e chi s’è visto s’è visto. Questo, ovviamente, comporterebbe la fine della razza umana, la cosa meno auspicabile al mondo, come abbiamo già visto nell’articolo sul senso della vita. Quindi abbiamo dimostrato che la religione cristiana e cattolica, a noi Europei, conviene. Aggiungiamo pure che conviene a tutte quelle parti del mondo che sono state colonizzate in modo completamente radicale dall’Europa, diventando di fatto europee. Quindi conviene a tutti gli stati dell’America del sud e converrebbe anche agli Stati Uniti, al Canada, all’Australia nella sua interezza, alla quasi totalità dell’Africa, perché le divisioni in queste zone del mondo sono quasi tutte tra credenti cristiani. A questo punto si vede come alla maggior parte del mondo converrebbe essere cristiana e cattolica. Se l’obbiettivo è un’umanità unita ed affratellata, chiaramente, sarebbe bene che anche gli altri paesi si unissero. Ancora una volta: “sarebbe bene”. Non si intende e non vuol dire che si debba andare a imporgli questa fede coi fucili e le bombe, cosa per niente cristiana né cattolica. Le crociate stanno bene nel passato. E nemmeno lì stanno tanto bene, anzi per niente. L’inquisizione peggio che mai. Non è questo il senso del mio scritto. Qui si parla soltanto di suggerire ed auspicare, per chi ci crede, pregare. Ma la preghiera non è materia di filosofia. Abbiamo quindi dimostrato che il mondo intero, perché l’umanità sia unita ed affratellata, avrebbe convenienza nell’essere cristiano e cattolico. Bisogna proprio essere X per ottenere Y, tutte le altre strade, come abbiamo visto, sono meno sicure, anzi, di quasi certo fallimento. In più: quasi nessun’altra religione può unire come quella cristiana e cattolica perché moltissime religioni (anzi quasi tutte) parlano di divisione e guerra, non di pace e fratellanza. Ma per una disamina di questo argomento rimando a studi per più approfonditi sull’argomento, come quelli – ad esempio – dell’amico Matteo Abriani.
Passiamo all’essere vegani. Questa è una questione di pura e semplice sopravvivenza, quindi la dimostreremo facilmente. Secondo i dati del WWF, associazione purtroppo tutt’altro che vegana, il 79% della soia coltivata è destinata ai mangimi per gli allevamenti. Quindi, letteralmente, gli allevamenti stanno bruciando la foresta Amazzonica, perché è bruciando quella che si espandono gli allevamenti del Brasile, e sta bruciando anche tutte le altre foreste, per la stessa ragione, e le foreste ci servono, letteralmente, per respirare. Quindi, anche senza avere un minimo di pietà per gli esseri che vengono uccisi per essere mangiati, bisogna farla finita una volta per tutte. “Ma non dobbiamo diventare vegani, basta mangiare carne e derivati solo da allevamenti biologici!” dirà qualcuno. No, perché – ammettendo che sia possibile “uccidere eticamente” o “sfruttare eticamente” un animale – resta il fatto che ecologicamente gli allevamenti biologici sono ancora peggio: ci vuole ancora più terra per far vivere bene un animale sfruttato fino al giorno della sua macellazione. Anche il vecchio argomento della salute è ben più che caduto: torme di ricerche hanno dimostrato quanto sia molto più sana una dieta vegana rispetto ad una carnivora. Ma se anche non vogliamo crederci (ci sono persone che lo negano dinnanzi ad ogni evidenza) resta il fatto che di vegani ce ne sono tanti, nascono, crescono e invecchiano meglio degli altri. Si ammalano molto meno. Ma facciamo finta che vivano anche solo come e quanto i carnivori, fingiamo (per estremo paradosso e finzione) che vivano un po’ peggio e un po’ meno dei carnivori. Niente di più falso. Ma se anche fosse vero… bene: comunque sopravvivono. Mentre i carnivori ci stanno portando all’estinzione.
Quindi dobbiamo essere tutti vegani e cattolici.
Su, poteva andare peggio.
Mica vi ho detto di tifare Inter.
(Lo scrivo perché, secondo tutte le ricerche che ho consultato, l’Inter è la squadra più odiata d’Italia. Io personalmente ne so di calcio quanto di cucina taiwanese: nulla).

Guido G. Gattai

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