POTERE È DOVERE

tentazioneIl principio del “potere è dovere” viene dal meraviglioso mondo del marketing, il quale ha tanti difetti ma sicuramente un pregio grandissimo: ci insegna tutti gli strumenti “del diavolo” ovvero tutti gli strumenti che vengono usati per imporci decisioni contro la nostra volontà e – spesso – contro i nostri interessi.
Il principio del “potere è dovere” funziona così: io ti metto in grado di fare una cosa. E aspetto. Prima o poi ti verrà voglia di provare. Non resisterai. Perché infondo… perché no? È lo stesso motivo per cui nessun animale che abbia una coda passa l’intera vita senza usarla, per cui nessuno di noi se ha un braccio, una gamba e una bocca, difficilmente riusciremo a passare tutta la vita senza usarli.
Basta far aspettare il cliente in una stanza con un pulsante e – prima o poi – il cliente si alzerà dalla sedia e proverà a spingerlo. O prima o dopo, ma lo farà. E qualsiasi cosa scriviate sotto al pulsante potrà solo velocizzare o rallentare l’arrivo del momento in cui il cliente spingerà il pulsante, in nessun caso potrà evitarlo. A meno, ovviamente, di esplicite minacce di morte, dolore fisico o danneggiamento del corpo.
Alcuni lo spingeranno prima se ci scrivete “Solo per chi spingerà questo pulsante fantastici premi”, altri lo spingeranno prima se ci scriverete “È severamente vietato schiacciare questo pulsante”. Dipende dal vostro cliente, o dal vostro target. Ma in ogni caso, prima o dopo, quel pulsante verrà schiacciato.
In campo sociale questo principio viene ampiamente usato dal potere centrale per pilotare grandi movimenti di massa. Sappiamo, ad esempio, che il potere centrale ha avuto interesse a spazzare via i matrimoni ed è riuscito a farlo (cfr. Attacco all’amore). Ma ora, in base a questo principio, possiamo analizzare da vicino una delle mosse vincenti di cui si è servito. La mossa vincente (o quantomeno una delle più vistose) è stata la battaglia per il divorzio, alla quale i miei genitori e forse anche i vostri (o i vostri nonni, oppure voi stessi) hanno partecipato con passione e decisione. Hanno vinto. E si sono sentiti molto felici quando hanno vinto. Avevano le loro buone ragioni per esserlo. Ma, come quasi sempre accade quando c’è un grande movimento sociale, c’era “il trucco”.
I grandi movimenti sociali richiedono una convinzione diffusa e, come abbiamo già visto (cfr. Le idee dominanti), solo il potere centrale può decidere quali idee si riescano a diffondere su scala abbastanza vasta da produrre cambiamenti su vasta scala. Il potere centrale ovviamente, se voleva sconfiggere la famiglia, non poteva ordinare a tutti di non sposarsi, di divorziare, tradire il proprio coniuge oppure odiare l’altro sesso. Doveva fare in modo che queste cose, ognuno, le arrivasse a pensare da solo. Come dice Eric Fromm “La maggior parte della gente […] vive nell’illusione di seguire le proprie idee ed inclinazioni, di essere individualista, di aver raggiunto da sé le proprie convinzioni; e si dà il fatto che le sue idee siano le stesse della maggioranza.” (da “L’arte di amare“). Questa illusione è – ovviamente – un elemento chiave della calma sociale e dell’accettazione del sistema costituito.
Questa infatti è la radicale differenza tra il suddito e il succube: il suddito sa di essere suddito, percepisce l’ingiustizia che subisce e ciclicamente tenta la rivolta, il succube invece si sente cittadino nonostante sia suddito e non prova mai a ribellarsi, anzi solitamente se si ribella è perché dall’alto si è deciso che in quel determinato momento deve ribellarsi in quel determinato modo seguendo quel determinato ideale. La ribellione del succube è come l’ora d’aria del prigioniero: programmata in ogni suo minimo dettaglio, non è libertà ma l’antidoto alla libertà, perché la previene. Il succube, grazie ai momenti di illusoria libertà che gli vengono forniti, non sente mai il desiderio di una libertà vera, non la ricerca e spesso guarda con sufficenza chi invece la libertà la conosce e la cerca.
Tornando al nostro esempio: attraverso telefilms che propagandavano la vita dei singles in America, pubblicità di vario genere e via “stimolando” il potere centrale è riuscito a mobilitare l’intera popolazione italiana a favore del divorzio. Certamente non solo la “possibilità” del divorzio ha reso il divorzio così diffuso, ma ha aiutato grandemente. Era forse sbagliato battersi per il diritto al divorzio? Difficile dirlo. Sicuramente prima del diritto al divorzio c’erano tante famiglie infelici, e sicuramente i primi divorziati hanno divorziato per ricostruirsi famiglie più felici ma altrettanto sicuramente dopo l’acquisizione di questa possibilità molti hanno iniziato ad usarlo alla leggera, oppure anche a sposarsi alla leggera fin da subito perché “tanto se proprio le cose dovessero andar male si può sempre divorziare” e così tanti avvocati si sono fatti una fortuna sui litigi altrui, tanti bambini ci sono andati di mezzo e l’attuale legge ha creato centinaia di migliaia di barboni. La “possibilità” è stata messa sul tavolo e si è aspettato che il popolo la usasse. Non si è dovuto aspettare molto: a distanza di mezzo secolo la famiglia si può considerare quasi del tutto sconfitta. Se sia un bene o un male ognuno avrà la sua opinione ma certamente al potere centrale serviva che le cose andassero così, così sono state fatte andare ed ha funzionato.
Lascio a voi le riflessioni su cosa è come ci venga reso “possibile” di volta in volta. Far venire voglia funziona sempre meglio che ordinare. Per quello che riguarda i rapporti fra persona ma ancora si più per quello che riguarda i sistemi sociali e i popoli. “Potere è dovere”. E saperlo è il primo passo per non essere succubi.

Guido G. Gattai

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6 commenti

  1. Mi piace questa riflessione che ho letta. Istintivamente mi vien da dedurre che per avere più potere bisogna sconfiggere “l’unione fa la forza”, e alla radice di questa unione (concetto educativo sperimentabile) c è la famiglia, quindi tornano i conti con il “dividi et impera” dove l’esaltazione dell’individualismo non deve lasciare spazio alla forza degli ideali e obiettivi condivisi. Sono i metodi usati che mi fregano, così subdoli e nascosti che la sana ribellione non si sa dove dirigerla perchè queste catene non hanno un volto ne un nome.

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    • Il nemico, con una espressione ormai consunta dall’uso ma in questo caso appropriata e insostituibile, andrebbe detto che è “dentro di noi”. Di meno cose abbiamo bisogno e meno siamo controllabili, più ci procuriamo quello di cui abbiamo bisogno con il reciproco aiuto e meno dobbiamo chiedere alle leggi e alle strutture di “proteggerci dall’altro”.

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