GUERRE MENTALI: ORA, OVUNQUE, SEMPRE

Ci sono due forze che combattono la guerra decisiva dentro di noi, a nostra insaputa. Nel 2008 iniziai a girare un film autoprodotto comico d’azione che si chiama Guerre Mentali. Ridendo e scherzando parlava proprio di questo. Autorità ed Autonomia, come dice Matteo Innocenti. Oppure Potere Centale e Convivialità come li definiscono Aldous Leonard Huxley (il primo) ed Ivan Illic (il secondo). Chiamatele come volete, ma sono due tendenze umane che muovono il mondo.

IL POTERE CENTRALE è quella tendenza umana per cui chi è più debole cerca un forte che lo protegga, chi è più forte cerca un piccolo che lo serva. Il suo caburante psicologico è LA PAURA, il suo veicolo di trasmissione è la VIOLENZA diretta (eserciti, polizia) o indiretta (leggi, educazione all’ubbidienza).

LA CONVIVIALITÀ è quella tendenza umana per cui chiunque sia felice cerca qualcuno per condividere la propria felicità e chiunque sia infelice cerca qualcuno con cui poter almeno parlare di quel che gli è successo. Il suo carburante è l’EMPATIA, il suo veicolo di trasmissione è il MUTUO SOCCORSO diretto (aiuto in caso di bisogno) o indiretto (educazione alla solidarietà, stato sociale protettivo).

Nessuna di queste due tendenze è, è mai stata o potrà mai essere completamente buona o completamente cattiva. Quale sia un po’ meglio è materia di dibattito nella storia del pensiero umano, insomma: ognuno sceglie un po’ per sé. Secondo la mia timida opinine il meglio sarebbe un mondo in cui la convivialità la facesse da padrona almeno all’80%. Ma, come già spiegavo nella metafiaba (fiaba metaforica) “La porta“, non si può mai fare a meno di nessuna tendenza umana e quindi neppure del potere centrale. Il problema è che il potere centrale, però, oggi domina almeno al 90%, in un apoteosi di delirio di controllo, come ben prevedevano ieri e rappresentano oggi tanti films e romanzi di fanscienza. Ma non c’è niente di fantascientifico, è così.
Ci sono delle grosse differenze sicuramente rispetto al mondo di Orwell, come scrivevo in questo saggio, ma purtroppo ve ne sono molto poche rispetto a Noi di Zamjatin e ancora meno rispetto al Mondo Nuovo di Huxley. Di fatto le cose stanno come mostra Jodorowsky nell’Incal, certo: magari non sono così variopinte ed evidenti. Però stanno proprio così: il potere centrale da quando ha scoperto il consumismo è padrone del mondo, e lo resterà fino a quando non ci sarà la fine delle materie prime con conseguente collasso oppure un immenso risveglio di coscienza, quello che Jodorowsky auspica chiamandolo “sogno theta”, anche se io auspicherei piuttosto una rivoluzione che parta dalle onde beta tanto per cominciare. Alle theta ci penseremo poi. Per chi non sa di che parlo -> approfondisci
Questa pesante sproporzione che esiste oggi come oggi è la ragione per la quale credo che oggi tutti i nostri sforzi debbano tendere verso la convivialità. Il potere centrale va bene quando il mondo intero è in preda a così tanta convivilaità che non riesce ad organizzare le strutture base più elementari, ma il nostro problema oggi è piutosto il contrario: il mondo non riesce a far funzionare le proprie strutture – anche le più elementari – per eccesso di organizzazione, per continuo e costante abuso di potere da parte di tutti su tutti. Perché – non scordiamocelo mai – il potere centrale, il sistema… siamo noi.
La guerra decisiva, quindi, la vera guerra mondiale, internazionale ed intercronica (che riguarda tutti tempi) è quindi, una guerra mentale, che si sta combattendo qui ed ora, proprio dove sono io che scrivo e tu che mi leggi, perché si combatte ovunque e in ogni tempo e la posta in gioco è l’esistenza e la qualità del futuro. Si combatte con l’educazione dei bambini prima e dei giovani poi, si combatte a colpi di arte, persuasione e trasmissione di emozioni, a colpi di indottrinamento da un lato e pensiero critico dall’altro.
Schierate, arruolate, combattete.
Perché in questa guerra non ci sono civili, solo combattenti e vittime. Anzi, ognuno di noi è SIA ombattente CHE vittima. Quanto essere l’uno e quanto essere l’altro, sta noi decidere.
Buona caccia.

Guido G. Gattai

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